lunedì 30 luglio 2007

IDIOTI!

Forse siamo degli idioti. Forse meritiamo di essere trattati da idioti. E ancor di più quando saliamo in automobile. Come automobilisti siamo idioti vulnerabili. Perchè gli automobilisti non compongono una classe distinta, non formano un insieme compatto. Chiunque sale in automobile è "automobilista", sia esso avvocato, giudice, poliziotto, ladro...magari di automobili . Incolonnati nel traffico siamo tutti automobilisti coinvolti in un ingorgo, ma è probabile che io sia assolutamente diverso dall'automobilista che mi sta davanti in colonna , così come da quello che mi sta dietro. Abbiamo solo una cosa in comune: l'automobile. Il che non è che abbia poi tutto questo gran significato, considerato che in Europa abbiamo il più elevato rapporto auto/abitanti: chiunque ha un'auto. Semmai, l'auto è qualcosa che ci spinge gli uni contro gli altri, specialmente quando ci freghiamo il parcheggio, facciamo i furbi in colonna...ci rende più deboli e più idioti.
Tanto idioti che per anni ci siamo fatti propinare, senza accennare alla benchè minima reazione, una ignobile teoria: la velocità è la prima causa di incidenti. Ora, chiunque abbia un minimo di conoscenze di statistica sa bene che quando tra due variabili vi è un rapporto di causa ed effetto, vi è anche una correlazione tra le grandezze in gioco. Matematicamente misurabile. Ciò vorrebbe dire che all'aumento della velocità deve corrispondere un incremento degli incidenti. Nelle condizioni in cui sono massime le velocità, come ad esempio le gare di Formula 1, dovrebbero essere massimi gli incidenti mortali. E invece in Formula 1, c'è la più bassa percentuale di morti di tutti gli sport automobilistici. Mi correggo: non è necessario un minimo di conoscenze di statistica per portare a termine questo ragionamento, basta un minimo di intelligenza. Che solo degli idioti potrebbero non avere. E poichè siamo idioti, abbiamo dovuto sorbirci le idiozie che ci meritiamo da parte di quei gran furbi dei giornalisti di tutte le testate, televisive e non.
Fino a qualche settimana fa. Da quando il presidente...pardon, il Governatore (il fatto di cambiare nomi ai personaggi ed alle istituzioni, adottandone uno ogni volta più ridicolo è un'altra idiozia che ci meritiamo) della Regione Veneto è stato beccato dall'Autovelox, (definendo anacronistiche le attuali normative) , la velocità non è più la prima causa di incidenti. Verrebbe da pensare che non tutti i mali vengono per nuocere.
E invece no. Si è solo sostituita un'idiozia con un'altra, peggiore. La causa principale di morti sulla strada è da qualche tempo l'alcool. Tutti gli incidenti sono causati da ubriachi. Che sono come gli automobilisti: una categoria eterogenea. Giovani che escono dalla discoteca, vecchi delusi dalla vita, signori di mezza età che festeggiano...ma come mai vi sono tutti questi ubriachi? Semplice, perchè per la legge è "in stato di ebbrezza" chiunque abbia un tasso alcoolemico superiore a 0,5 grammi per litro misurato all'etilometro. Se l'etilometro misura questo e voi state guidando, commettete il reato di "guida in stato di ebbrezza". Il fatto che siate o meno ubriachi non ha alcuna importanza; ciò che è importante è il numero che fornisce l'etilometro.
Già, l'etilometro...ma cos'è questo benedetto etilometro? Vi diranno che è un apparecchio che ricava il tasso alcoolemico (la quantità percentuale di alcool nel sangue) dall'aria espirata. Questa è un'altra delle idiozie che ci vengono propinate. In realtà, l'etilometro è un apparecchio che pretende di ricavare il tasso alcoolemico dall'aria che avete in bocca quando vi viene chiesto di espirare. Chiariamo meglio questo concetto.
Negli alveoli polmonari avvengono gli scambi gassosi tra l'aria ed il sangue. L'ossigeno dell'aria può passare da questa al sangue, e l'anidride carbonica dal sangue all'aria. Queste non solo le sole sostanze volatili che vengono scambiate attraverso i polmoni. I fumatori assorbono nicotina attraverso i polmoni. Gli avvinazzati eliminano l'alcool disciolto nel sangue attraverso i polmoni. E' proprio quest'ultima caratteristica che viene sfruttata dall'etilometro. Vi è una correlazione (come la velocità...ricordate?) tra la percentuale di alcool nell'aria alveolare, e l'alcoolemia. L'etilometro è tarato in maniera da allarmarsi oltre misura se rileva una percentuale di alcool nell'aria alveolare che corrisponde ad un'alcoolemia superiore a 0,5 gr/l. Se poi un simile livello di alcoolemia (o uno superiore o uno inferiore) renda un individuo ubriaco o meno, è una cosa della quale non frega niente a nessuno. So far, so good.
Ma...c'è un ma. Per capire il "ma" occorre conoscere un minimo la fisiologia dello svuotamento gastrico, e dell'assorbimento di alcool. L'alcool viene assorbito nel duodeno, che è il primo pezzettino dell'intestino che sta al di là dello stomaco. Le sostanze grasse ritardano il passaggio del contenuto dello stomaco nel duodeno, e nel contempo riducono il tono dello sfintere esofageo inferiore, quella fascetta muscolare che dovrebbe impedire il reflusso del contenuto dello stomaco in esofago. Questa seconda caratteristica è un effetto collaterale, ma la prima è sfruttata nella formulazione degli aperitivi: bevande alcooliche e noccioline. Le noccioline (o le arachidi, o le olive o gli anacardi, o quello che volete voi) impediscono o ritardano il passaggio dell'alcool nel duodeno, e di conseguenza il suo assorbimento, e ne allungano il tempo di permanenza nello stomaco. E' questo il motivo per cui bevendo a stomaco pieno non ci si ubriaca, non perchè il cibo "assorba" l'alcool. E l'alcool, d'altra parte, favorisce le secrezioni gastriche e quindi la digestione. Questa è la funzione degli aperitivi offerti prima di un pranzo o di una cena
Ammettiamo quindi che io venga fermato dalla Polizia dopo aver bevuto un aperitivo. e mi si chieda di respirare nell'etilometro. Il mio tasso alcoolemico sarà vicino a zero, perchè gran parte dell'alcool sarà nello stomaco. E poichè il tono dello sfintere esofageo inferiore è ridotto, l'alcool che evapora nel mio stomaco potrà risalire in esofago e giungere in bocca. Facendo segnare valori record all'etilometro. Mi sbatteranno in gattabuia mentre chi avrà appena (da una decina di minuti) bevuto una quantità di alcool notevole a digiuno, lo avrà in duodeno, pronto per essere assorbito, ma non ancora assorbito. Il suo tasso alcoolemico sarà, ancora per poco, normale. Se dovrà fare ancora duecento chilometri in auto, si troverà ubriaco strada facendo.
Ma la cosa più stupefacente, quella che mi ha spinto a scrivere stasera, l'ho appena ascolatata a TG1 RAI. A sentir loro sembra che in Germania (dove per inciso non ci sono limiti di velocità in autostrada) abbiano trovato il modo (anzi "la chiave", è stato detto) per ridurre gli incidenti mortali. Hanno appena varato una legge che vieta ai neo patentati (al di sotto de 21 anni) di bere qualunque quantità di bevande alcooliche prima di mettersi alla guida. Multa di 125 euro a chi viene trovato positivo all'etilometro, con qualunque valore. Se sia effettivamente ubriaco o no, ha sempre meno importanza. Ma il punto non è questo. La fulgida gemma che ci propone TG1 è il fatto che "così sono riusciti a ridurre le vittime di incidenti del 40% progressivamente dal 2003 al 2006". Meraviglioso. La prima legge al mondo con effetto retroattivo. I tedeschi promulgano una legge nel 2007 e riescono a ridurre i morti dei tre anni precedenti. Gli unici due precedenti riportati (e neanche documentati) sono Lazzaro e Gesù. Che io sappia, non si avevano notizie di altre resurrezioni. Fino a stasera, almeno.
Forse siamo idioti, forse no. Ma che veniamo trattati da idioti è sicuro.

martedì 8 maggio 2007

IL RUMORE NELLE CHITARRE ELETTRICHE ED I "PROBLEMI DI MASSA"

Chiunque abbia eletto la chitarra elettrica elettrica a proprio strumento musicale prediletto, si trova prima o poi a confrontarsi con un problema comune, e con l'inevitabile, conseguente, luogo comune.
Il problema comune consiste nella presenza di un fastidioso rumore, continuo, di relativamente bassa frequenza, che si riduce toccando le corde o altre parti metalliche della chitarra.
Il conseguente luogo comune è: la chitarra ha un difetto di cablaggio per cui non risulta messa a massa in maniera corretta/efficiente/quellochevoletevoi; il difetto di messa a massa viene compensato dalla "messa a massa" che lo stesso corpo del chitarrista effettuerebbe toccando le corde.
Io non faccio eccezione; per di più, altre due condizioni hanno contribuito nel mio caso a rendere più evidente il problema:
1) sono stato recentemente colto da un attacco acuto di GAS (Guitar Acquisition Syndrome) che mi ha condotto all'acquisto di otto chitarre nel giro di pochi mesi, con grande felicità dei venditori ed infelicità dei miei familiari.
2) poichè non sono un musicista che in qualche modo si esibisce, ma suono solo per compiacere me stesso e dispiacere ai miei vicini di casa, non ho acquistato chitarre costose di grande marca, ma chitarre decenti e belline che si spera possano acquistare valore notevole quando verranno ereditate dai miei pronipoti.
Il problema comune era presente su quasi tutte le chitarre. Il fatto che fossero economiche ha rinsaldato la validità del luogo comune: in una chitarra economica è più probabile che vi siano difetti di cablaggio.
Ho così pensato di rimediare ricablando le chitarre, e cioè effettuando un corretto collegamento a massa, migliorando le schermature, ripristinando eventuali saldature fredde, eliminando "ground loops" e così via...
Il lavoro è stato in gran parte inutile; ho ottenuto qualche miglioramento, ma il problema di fondo è rimasto. Alla fine, un episodio "illuminante" mi ha consentito di comprendere in che cosa esattamente consista il problema, e soprattutto di realizzare come il luogo comune riguardo alla messa a massa sia nulla di più che un luogo comune privo di fondamento.
Il problema risiede nell'impianto elettrico dell'appartamento, e non nelle chitarre. Ho cercato di spiegare questo a diverse persone, su diversi forum, ed in diverse parti del mondo, ma non ho avuto riscontri positivi.
Qualche giorno addietro, un tale (che doveva essere residente negli Stati Uniti, perchè parlava di frequenza del rumore a 60 Hz - in Europa sarebbe stato 50 Hz), mi rispose, più o meno: "quindi mi staresti dicendo che mi basterebbe cambiare casa per risolvere il problema"?
Non so se cogliete la sottile ironia che ho colto io, nelle sue parole; tuttavia gli ho risposto che no, non doveva cambiare casa, ma solo impianto. E che comunque, ciò che gli era stato detto al Centro Assistenza, e cioè che il problema dipendeva da un'errata messa a massa, era comunque una presa in giro. Forse intervenendo sui cablaggi avrebbero migliorato un pò il problema, o forse no; in ogni caso, era evidente che non conoscevano l'argomento di cui avrebbero dovuto trattare.
Non ho avuto risposta dal tizio, che evidentemente preferisce farsi prendere in giro da chi non sa quello che dice ma è titolare di un Centro Assistenza ufficiale, piuttosto che ragionare con la propria testa, anche se è la testa di uno che non ha avuto alcuna investitura ufficiale da parte di Fender o Gibson o PRS, o Gretsch...
Per coloro che invece pensano di sfruttare il cervello di cui sono in possesso per utilizzi diversi dall'ascoltare le stupidaggini di altri, ecco qui un percorso logico-pratico da seguire per rendersi conto di persona di come stanno le cose.
1) collegate un cavo all'ingresso di un amplicatore, ma non collegate alcuna chitarra all'estremita libera del cavo. Tenendo il cavo dal rivestimento esterno isolante, senza toccare alcuna parte metallica, accendete l'amplificatore a volume bassissimo. Ora, con un dito dell'altra mano toccate l'estremita arrotondata del jack (il "positivo"). Sentirete un forte rumore continuo provenire dall'amplificatore. Togliete pure il dito: il rumore cesserà.
2) sempre tenendo il cavo per il rivestimento isolante, toccate il pavimento con l'estremità del jack. Non dovreste udire alcun rumore aggiuntivo
3) ora afferrate il jack dall'estremità; udirete nuovamente il forte rumore. Con la mano che prima teneva il cavo dal rivestimento esterno afferrate il jack vicino alla base (massa, o negativo): il forte rumore cesserà.
4) prendete una chitarrina sulla quale non avete paura di intervenire, e che presenta il problema solito (rumore che si riduce toccando le corde). Scollegate il filo che collega il ponte della chitarra alla massa generale. Collegate la chitarrina all'amplificatore e toccate le corde; il rumore aumenterà anzichè diminuire. Ricollegate il filo di massa
5) ora collegate la chitarrina rimessa a posto all'amplificatore tramite un DIBox o altro apparecchio dotato di interruttore "ground lift". Azionate il commutatore e toccate le corde. Anche in questo caso il rumore aumenterà. Ed in questo caso aumenterà toccando qualunque parte metallica della chitarra. Riportate il commutatore nella posizione di base, e verrà ripristinato il comportamento originale (il rumore si riduce toccando le corde).
6) con la chitarrina collegata normalmente, alzate un pò il volume. Ora, anzichè toccare le corde della chitarra, toccate una parte metallica dell'amplificatore: il rumore si ridurrà, anche se in misura minore, nell'identico modo in cui si riduce quando toccate le corde.
Fine degli esperimenti ed inizio dei ragionamenti.
Se il chitarrista toccando le corde riuscisse effettivamente a stabilire una connessione tra il suolo e la massa della chitarra, ciò implicherebbe che collegare direttamente a massa il positivo del jack procuri un grosso incremento del rumore (punto 1), in quanto se stabilisce una connessione tra l'estremità positiva del jack ed il suolo, il rumore aumenta. Ma a maggior ragione, toccando il pavimento con l'estremità positiva del jack il rumore dovrebbe aumentare ulteriormente, mentre questo non accade (punto 2). L'unica spiegazione possibile dell'osservazione è invece che il chitarrista introduce un disturbo toccando il positivo del jack, cioè genera un potenziale che, riferito al potenziale zero della massa, è una differenza di potenziale, che l'amplicatore vede evidentemente come segnale.
Questo è confermato da quanto accade al punto 3): se vengono toccati contemporaneamente il positivo e la massa, ambedue si troveranno allo stesso potenziale: quindi, niente differenza di potenziale, niente segnale.
Andiamo avanti al punto 4). Una volta scollegato il filo di massa che collega il ponte al resto della chitarra, l'insieme ponte-corde-meccaniche di accordatura ha le parti metalliche accoppiate tra loro, ma collegate solo al legno della chitarra. Cioè, le corde, il ponte e le meccaniche sono sospese al legno (isolante) e fisicamente disaccoppiate dall'elettronica della chitarra. Per quale motivo il rumore dovrebbe aumentare toccando le corde?
Azionando il commutatore ground lift (punto 5), tutta la massa della chitarra viene fisicamente disaccoppiata dalla massa che si trova a valle del commutatore; perchè anche in questo caso il rumore dovrebbe aumentare? Se il chitarrista potesse effettivamente fungere da messa a terra, esso supplirebbe all'assenza di collegamento di massa introdotto dal ground lift.
E veniamo adesso al punto 6). Se la riduzione del rumore toccando le corde significasse effettivamente mettere a terra la chitarra, la riduzione del rumore toccando l'amplificatore significherebbere mettere a terra l'amplificatore. Quindi il vostro amplificatore sarebbe senza collegamento a terra. L'implicazione di ciò sarebbe che se voi invertiste la fase ed il neutro dell'alimentazione della presa a muro (non è necessario smontare la presa, basta inserire la spina avendola ruotata di 180 gradi scambiando i due pin), potreste trovarvi le corde della chitarra sotto tensione. Tanti anni fa, quando le prese di terra negli appartamenti e nei garage erano un'optional, a me è successo più di una volta.
Tutto questo puà avere un solo significato: il chitarrista non è a potenziale zero, e non può rappresentare il potenziale zero di riferimento, la massa di riferimento. Ancora convinti che il chitarrista toccando le corde possa mettere a massa la chitarra?
Vediamo adesso qual è l'unica spiegazione plausibile, ed i possibili rimedi; prima però occorre puntualizzare un paio di cose.
La prima è che esistono diversi tipi di "massa":
- massa fisica o di struttura (di solito, l'insieme delle parti metalliche connesse ad un circuito)
- massa di alimentazione o di ritorno (il negativo dell'alimentazione in DC o il neutro in AC)
- massa di riferimento (il potenziale che funge da zero di riferimento riguardo alle differenze di potenziale)
- massa di sicurezza (il "filo di terra" negli impianti elettrici e nell'alimentazione)
La seconda è che i circuiti della chitarra sono totalmente passivi (con l'ovvia esclusione dei pickup attivi o dell'equalizzazione attiva - ma proprio questo tipo di circuiti non da problemi di rumori o interferenze, e già questo avrebbe dovuto dire tanto)
Nelle apparecchiature di un tempo si tendeva ad unificare i vari tipi di massa; il risultato era, tra l'altro, proprio la possibilità di avere una certa tensione, rispetto al "vero" potenziale zero (il suolo) sulle parti metalliche della chitarra. Se il telaio dell'amplificatore si trovava ad un potenziale diverso dal potenziale zero del suolo, questo veniva portato tramite il negativo del cavo alle parti metalliche della chitarra e una corrente (di variabile entità) poteva percorrere il corpo del chitarrista scaricandosi a terra. Adesso (per fortuna) non è più così; la massa di sicurezza è comunque presente sull'amplificatore, non sulla chitarra.
Riguardo all'unificazione degli altri tipi di massa, vi sono, in generale dei pro e dei contro, dipendentemente da quali vengano connesse insieme e quali lasciate invece separate.
Poichè la chitarra ha una circuitazione passiva, la massa di alimentazione non è presente. La massa di struttura e quella di riferimento sono invece unificate.
Dal punto di vista strettamente teorico, le debolissime correnti che scorrono nei circuiti (e che vengono condotte all'amplificatore rappresentando il segnale d'ingresso) sono generate dalla trasduzione elettromeccanica generata dal pickup alla vibrazione delle corde. In pratica, la vibrazione delle corde perturba il campo magnetico dei magneti del pickup e tale variazione genera delle correnti indotte nell'avvolgimento del pickup stesso.
Se le corde non vengono mosse, sempre in teoria, nessuna corrente può scorrere nel circuito passivo, con l'eccezione di eventuali correnti di scarica dei condensatori (che comunque sono transitorie), o di correnti generate da una differenza di elettronegatività dei materiali interconnessi (una possibilità più che altro teorica). In simili condizioni la chitarra dovrebbe essere assolutamente silenziosa.
Se la chitarra fa rumore, è evidente che delle correnti comunque stanno circolando nel circuito. Poichè il circuito è passivo, ed il campo magnetico dei pickup non è perturbato, l'unica possibilità è che altri componenti, esterni al sistema, inducano la circolazione di queste correnti. In pratica, il rumore della chitarra è un disturbo elettromagnetico, non un difetto nel collegamento a massa.
I problemi a questo punto divengono:
- chi genera i disturbi?
- come arrivano alla chitarra?
- come si può ovviare al problema?
In linea del tutto generale, l'emissione dei disturbi può raggiungere il sistema o per irradiazione (disturbi radiati) o per conduzione (disturbi condotti); spesso, un'emissione condotta genera, conseguentemente, anche un'emissione radiata. Per quale via il disturbo raggiunge la chitarra? Ed il chitarrista?
Perchè, l'origine del fenomeno del rumore che cessa toccando le corde se il ponte è correttamente messo a massa, e si incrementa se invece il ponte è disconnesso dalla massa è esattamente questa: il disturbo investe in modo paragonabile chitarra e chitarrista. Ed anche l'amplificatore.
Se la chitarra collegata all'amplificatore fa rumore, una corrente sta scorrendo nel circuito, e quindi vi deve essere una differenza di potenziale tra il positivo e la massa del circuito della chitarra; ma quando il chitarrista tocca le corde trasferisce un disturbo analogo per intensità e fase anche alla massa. Quindi la differenza di potenziale si annulla, la corrente non circola più ed il disturbo cessa.
Se il cavo di massa è staccato, il chitarrista non tramette un bel nulla alla massa; d'altra parte, egli trasmette il disturbo di cui è portatore alle corde che agiscono da radiatore con ulteriore captazione del disturbo da parte della chitarra. Questo quindi si somma al disturbo già captato dalla chitarra ed il rumore aumenta. La stessa cosa si verifica azionando il commutatore "ground lift" del DIBox. E' vero che toccando le corde riduce la differenza di potenziale nel circuito, ma trasferisce comunque più disturbo alla chitarra; d'altra parte, l'ingresso dell'amplificatore non "vede" la riduzione del potenziale perchè il negativo risulta fisicamente disconnnesso dal "ground lift": il risultato è comunque un incremento del disturbo, anche se in misura minore rispetto a quello che si ha disconnettendo il filo di massa del ponte.
Poichè il chitarrista non è connesso ad alcun dispositivo elettrico, il disturbo non può che essere radiato; ma, per quel che riguarda amplificatore e chitarra?
Qui giungiamo all'episodio "illuminante" che avevo menzionato inizialmente.
Nel mio appartamento vi sono due prese di corrente poste a meno di tre metri l'una dall'altra, ai due lati di un mobile; con un cavo di alimentazione sufficientemente lungo, posso connettere un amplificatore all'una o all'altra presa senza spostare l'amplificatore stesso. Con chitarrista ed amplificatore nell'identica posizione, se l'amplificatore viene connesso ad una delle due prese la chitarra fa rumore, se è connesso all'altra la stessa chitarra è assolutamente silenziosa. Tutto ciò, almeno nel caso specifico, può avere una sola spiegazione: il disturbo elettromagnetico raggiunge l'amplificatore per conduzione, ed il chitarrista per irradiazione dall'amplificatore; probabilmente, anche alla chitarra il disturbo giunge per irradiazione.
A questo punto, dovrebbe esssere chiaro come le chitarre c'entrino poco con il problema, e soprattutto come il "grounding" della chitarra non abbia nulla a che vedere con esso: è una leggenda metropolitana. Così come una leggenda metropolitana sono gli anelli di massa o "ground loops", che sicuramente possono rivestire un ruolo di primo piano nel generare disturbi in circuiti elettronici attivi collegati tra loro, ma che all'interno di una chitarra elettrica, con circuiti passivi, non possono svolgere alcun ruolo.
Vi sono semplicemente alcune chitarre più sensibili alle interferenze elettromagnetiche, ed altre meno; ma non vi è alcun criterio certo che consenta di rendere immune una chitarra ai disturbi elettromagnetici.
Quando vi rivolgete all'assistenza, ad un laboratorio di liuteria o a chiunque ripari o modifichi circuiterie di chitarre elettriche, spesso ricevete assicurazioni riguardo al fatto che il problema verrà risolto. Come fa il vostro interlocutore, allora, ad affermare ciò? E' semplice: mente. Egli confida nel fatto che ricablando con cavi di buona qualità, più corti possibili, e schermando i vani della chitarra, il problema migliorerà. Inoltre, con ogni probabilità, all'interno del suo laboratorio i disturbi sono di entità inferiore e la chitarra ricablata non li capterà; se tornando a casa avvertirete lo stesso problema, solo allora vi dirà: "il problema risiede nell'impianto elettrico di casa vostra".
Una soluzione sicuramente funzionante è stata identificata da alcuni nel collegare stabilmente chitarrista e chitarra con un cavetto di rame che presenta una pinza a coccodrillo (come quella dei tester) ad un'estremità, ed un anellino all'altra. La pinza va posta sul ponte e l'anellino al mignolo della mano destra. In questo modo il chitarrista può annullare perennemente il disturbo, qualunque sia la posizione. La critica che alcuni hanno posto a questo sistema riguarda il potenziale pericolo in caso di disconnessione o assenza della massa di sicurezza. Se le parti metalliche della chitarra infatti dovessero venire a trovarsi ad un potenziale positivo rispetto al suolo, in condizioni normali il chitarrista ha ancora una chance di non venire folgorato mollando la chitarra, mentre in caso di collegamento stabile...
Con tutto ciò, non ho inteso dire che i cablaggi della chitarra possono venire realizzati alla bell'e meglio, tanto è uguale; solo che questo non dà alcuna garanzia di risoluzione del problema relativo al disturbo.
Ho visto sul Web siti di persone che, in Italia, eseguono ricablaggi e schermature con una tecnica ottima, e con un risultato, in termini di ordine e pulizia dei circuiti, impareggiabile. Guardare una chitarra cablata in questo modo è certamente un piacere. Considerato i bassi livelli dei segnali in gioco, è possibile che la qualità del suono ne guadagni; e visti l'ordine e la pulizia, è certo che qualunque reintervento sulla chitarra diviene notevolmente più semplice.
E' anche possibile che il disturbo migliori notevolmente, ma ripeto, non esistono criteri che consentono di affermare: "ecco: questa è l'origine del problema. Effettuando questa modifica o questa riparazione, il problema scomparirà". In questo senso, ogni intervento sulla chitarra è un tentativo.
E se avete un minimo di dimestichezza con cacciavite e saldatore, è un tentativo che potreste anche eseguire da soli, con qualche spezzone di cavetto di buona qualità, dei fogli da alluminio per alimenti (tipo Domopak) e rispettando alcuni accorgimenti. Ma di questo, forse, parleremo un'altra volta.

venerdì 4 maggio 2007

Palermo, autobus, autisti ed ingiustizie

Sembra abbia destato un certo scalpore la notizia che a Palermo l'Azienda Municipalizzata AutoTrasporti abbia assunto cento nuovi autisti privi di patente D, che li abiliterebbe alla guida degli autobus.

Non si capisce perchè questo dovrebbe destare scandalo; un simile comportamento è assolutamente in linea con quella che è da sempre la gestione della cosa pubblica in Sicilia in generale ed a Palermo in particolare.


I nuovi assunti hanno avuto accesso ai posti non per concorso, ma perchè già adibiti a Lavori Socialmente Utili.

Qualcuno si è mai occupato di verificare come si viene adibiti a Lavori Socialmente Utili? Come vengono formate le graduatorie? Come avvengono le assegnazioni dei posti?

Uno degli impianti sportivi pubblici del capoluogo siciliano è lo stadio per l'atletica, denominato "Stadio delle Palme". Lo Stadio delle Palme è chiuso da quasi un anno, senza alcun motivo apparente. Neanche l'Assessorato del Turismo, dello Sport , delle Comunicazioni e dei Trasporti sembra essere esattamente a conoscenza delle motivazioni di ciò. Eppure, anche in questa faccenda sono implicati i Lavoratori Socialmente Utili.

L'Azienda Sanitaria Locale 6, che gestisce le strutture sanitarie non autonome di Palermo e provincia è la più grande d'Italia. Da anni vi è ormai un blocco delle assunzioni a più livelli, che parrebbe addirittura impedire la possibilità di rimpiazzare anche chi viene posto in quiescenza. Diversi LSU lavorano però ormai all'interno dell'Azienda, con contratto a tempo indeterminato, e senza avere sostenuto alcun concorso.

Queste situazioni sono di dominio pubblico. Non sono informazioni tenute nascoste ma fatti che avvengono sotto gli occhi di tutti. Perchè scandalizzarsi per gli autobus? Perchè un autista dell'AMAT dovrebbe essere costretto a lavorare, quando altri LSU allo Stadio delle Palme si godono il fluire delle stagioni all'aria aperta? Perchè un autista dell'AMAT dovrebbe possedere un titolo per svolgere un lavoro quando nessun titolo è stato richiesto dall'ASL 6 per svolgere diversi lavori?

Eppure i giornalisti sembrano avere un fatto personale proprio con chi deve fare l'autista. Cattivi! A questo mondo non c'è giustizia...

sabato 28 aprile 2007

LA DEFINITIVA SCOMPARSA DEGLI ULTIMI RESIDUI DEL CONCETTO DI "GIUSTIZIA" ovvero la condanna di Annamaria Franzoni

E' colpevole Annamaria Franzoni?
Ha un senso porsi questa domanda?
L'unico senso può essere dato dal fatto che la magistratura in Italia ha eliminato anche gli ultimi residui del concetto di giustizia.

Viste le risultanze delle indagini e le motivazioni addotte, anche il solo chiedersi se la madre di Samuele sia colpevole è un nonsenso logico.

In assenza di ammissione di colpa o di prove schiaccianti, servirebbero almeno tre elementi concordanti: il movente, l'arma e l'occasione.

Dei tre, solo l'occasione è valida per la signora Franzoni. Come è valida per chiunque altro potesse trovarsi da quelle parti a quell'ora.

Leggendo il testo dell'ordinanza di custodia cautelare del marzo 2002, sembrerebbe che uno dei motivi principali per escludere la colpevolezza di altri sarebbe costituita proprio dalla mancanza di movente.

Ma, ragionamo un momento. Un genitore responsabile e sano di mente (come è stata riconosciuta Annamaria Franzoni) cerca di proteggere la prole da aggressioni esterne. Se nessun altro aveva il movente per uccidere il bambino, a maggior ragione non lo aveva la madre.

L'arma del delitto, finora, non si trova.

Se ne deduce che in simili condizioni, l'ultima persona che dovrebbe venire imputata del delitto è proprio la signora Franzoni.

D'altra parte, chi ha ucciso i figli in preda ad un folle istinto, non resiste più di qualche giorno prima di confessare. Annamaria Franzoni invece resiste per anni. Prende in giro tutti i familiari che l'appoggiano incondizionatamente. Ipnotizza persino il marito che difende a spada tratta l'assassina di suo figlio. Una tale determinazione presuppone un movente fortissimo che, sottolineamo ancora una volta, la Franzoni è l'ultima persona al mondo ad avere.

Solo i magistrati, furbi, non si fanno prendere in giro. E tirano fuori delle articolate motivazioni della loro furbizia.

E' molto istruttivo leggere il testo della succitata ordinanza, perchè consente di comprendere meglio quali siano le basi della formulazione delle accuse. Gran parte della ricostruzione si basa sulle dichiarazioni della stessa Franzoni. Che a volte vengono recepite integralmente, altre invece vengono considerate false. Abbastanza ovviamente, la scelta riguardo a quali considerare vere e quali false viene effettuata sulla base del risultato pratico. Se Annamaria Franzoni ha rilasciato in tempi diverse dichiarazioni diverse riguardo alla stessa circostanza, è vera quella che la incastra e falsa quella che la scagiona.

Annamaria Franzoni non si è trovata nell'impossibilità materiale di commettere il delitto. Ma questo vale anche per migliaia di altre persone. Il problema è che tra queste migliaia si è scelto proprio lei, che non aveva alcun motivo plausibile per commetterlo, senza alcun motivo vero.

Quello che si rileva è solo un'incapacità di ricostruire senza ombra di dubbio i fatti di quel giorno. Questa incapacità può essere oggettiva (cioè, nessuno sarebbe mai stato in grado di farlo per oggettiva impossibilità) o soggettiva (cioè, gli investigatori ed i magistrati non sono stati capaci di farlo per personale incapacità). Comunque stiano le cose, si è deciso di far pagare tale incapacità ad Annamaria Franzoni con sedici anni di carcere.

Ah, dimenticavo...il bastardo che nel 2004 uccise, con suo figlio, un padre di famiglia a Palermo, colpendolo vilmente mentre era seduto dentro l'auto, è a piede libero...

lunedì 23 aprile 2007

OPERE DI INGEGNO 3: guida alle false Gibson cinesi

Una delle motivazioni che Gibson adduce, più o meno sinceramente, a motivo della sua guerra alle chitarre "contraffatte" è il fatto di ritenere che esse siano realmente usate come chitarre contraffatte, e cioè spacciate per vere e vendute come tali.
Questo è sicuramente successo in passato più di una volta; ma i colpevoli non erano mai i cinesi, bensì occidentali (di solito, ma non sempre, americani) che importavano le chitarre dalla Cina e le rivendevano come autentiche. I più "onesti" affermavano, al massimo, di non sapere con certezza che la chitarra fosse autentica.
Gibson ha sempre sostenuto che ciò accadeva perchè qualcuno si era fatto infinocchiare dai cinesi e provava a fare lo stesso per non perdere i soldi.
Personalmente, fino a poco tempo fa, non avevo mai avuto alcuna evidenza diretta che i cinesi spacciassero le loro copie per autentiche.
Era accaduto, in effetti, che ad una domanda diretta sull'autenticità della chitarra qualche venditore rispondesse affermativamente; ma questa non è disonestà.
Quando ero bambino, mia nonna mi comprava spesso dei piccoli giocattolini di plastica venduti da un ambulante ("il vecchietto"); tra di essi vi era una minuscola damigiana contenente un liquido colorato (acqua zucchero ed un colorante). Quando domandavo al vecchietto cosa fosse quel liquido egli rispondeva "liquore". La domanda era puerile, ma io ero un bambino, ed era giusto che facessi domande puerili; la risposta, d'altra parte, era quella giusta da dare ad un bambino. Certamente, non avrebbe mai risposto così a mia nonna.
Chiedere se sia autentica una Gibson venduta duecento dollari è una domanda puerile; pertanto, merita la risposta che verrebbe data ad un bambino.
Tuttavia, da qualche tempo hanno fatto la loro comparsa su eBay inserzioni di rivenditori cinesi che vendevano Gibson asserendo che fossero "nuove ed originali"..
Questo è fastidioso.
Sia su eBay, sia su vari forum, sono comparse delle "guide" che consentissero di riconoscere false Gibson. Tra di esse ve ne è una di un rivenditore americano, che denigra le chitarre cinesi, ma che vende chitarre costruite in Cina. E anche questo è fastidioso. Il dettaglio sul quale questo rivenditore (e non solo lui) si sofferma è la presenza di un truss rod cover tenuto da tre viti; gli altri elementi che consentirebbero di riconoscere il falso sarebbero relativi alla forma dell'inserzione, ai prezzi di spedizione, etc.
Vi è stata una polemica riguardo all'opportunità di scrivere simili guide in quanto esse indicherebbero ai cinesi come correggere gli errori; non so quanto ciò possa essere vero, ma di fatto i truss rod cover a tre viti sono divenuti rari.
Focalizzerò l'attenzione sui dettagli delle false Gibson Les Paul Supreme. La Les Paul Supreme sarebbe una chitarra difficile da imitare nei particolari e quindi riconoscibile. D'altra parte essa ha la particolarità di non presentare coperchi per l'elettronica nella parte posteriore del corpo e questo, quando riprodotto in una copia, colpisce particolarmente l'osservatore.
Vorrei spendere qualche parola su questa caratteristica. La motivazione dell'esistenza della Les Paul Supreme è proprio questa. Gibson voleva costruire una chitarra che oltre ad avere un "carved top" fiammato, avesse anche un "carved back". Quindi la motivazione era esclusivamente estetica. Per raggiungere questo scopo era evidentemente necessario eliminare i coperchi dei vani potenziometri e commutatore. Di conseguenza, l'assemblaggio dell'elettronica doveva avvenire per altre vie. Le uniche possibili erano il foro della boccola del jack ed i vani pickup; l'elettronica doveva venire assemblata all'esterno e poi inserita. Questo era estremamente disagevole da condurre attraverso un foro per la boccola di dimensioni usuali, e si rese necessario allargare il foro e renderlo rettangolare, e di dimensioni tali da consentire l'inserimento dei potenziometri; quindi le dimensioni del foro furono scelte in maniera che la diagonale di esso misurasse quanto la lunghezza di un potenziometro. Per consentire quindi un foro di dimensioni adeguate lo spessore del corpo venne incrementato; un corpo pieno di tali dimensioni avrebbe avuto un peso eccessivo, per cui esso fu alleggerito tramite due ampie cavità. Queste non sono quindi "camere tonali" presenti per scelta progettuale, ma costituirono una soluzione obbligata allo scopo di mantenere accettabile il peso. Il risultato fu una chitarra sorprendentemente leggera (per una solid body) in rapporto alle dimensioni, che venne presentata nel gennaio del 2003.
Tutto quanto fin qui descritto ha quattro importanti implicazioni:

1) la Les Paul Supreme ha uno spessore del corpo maggiore di quello delle altre Les Paul

2) la Les Paul Supreme pesa circa 4 Kg

3) la piastra della boccola del jack è diversa da quella delle altre Les Paul

4) i numeri di serie ad otto cifre devono necessariamente cominciare con uno "0" e la quarta cifra non può essere inferiore a "3"



Adesso vediamo quali sono i particolari, rilevabili in fotografia, che sono tipici della Les Paul Supreme e che spesso vengono riprodotti in maniera errata sulle copie.
1) del truss rod cover fissato da tre viti si è già detto. Non sono mai state commercializzate Les Paul (o SG, o ES, etc.) con truss rod cover con tre viti



da qualche tempo la maggior parte dei falsi è equipaggiata con truss rod cover fissato da due viti, ma ancora se ne vedono molti con tre viti.


2) le meccaniche della Les Paul Supreme sono Grover keystone (quelle a forma di tulipano) e non le Grover Kidney




3) le manopole dei potenziometri sono Speedknobs Gold, non nere, ed il pomellino del commutatore è bianco



4) i ring dei pickup sono neri, mai bainchi




Quanto fin qui elencato sono le caratteristiche più grossolane nel campo dei possibili errori, che non sempre vengono commessi. Vi sono altre caratteristiche che sembra non vengano mai rispettate.
5) le viti dei ring dei pickup sono sempre nere. Finora quelle delle copie cinesi sono state invariabilmente dorate

6) i fret sono dorati. Non ho mai visto copie cinesi che riproducano questa caratteristica.



7) il ponte della Supreme orignale è un Tune-o-matic tipo Nashville, e cioè largo, e sostenuto da thumbwheel ( viti sottili con una larga rondella zigrinata). Le chitarre cinesi usano ponti tipo ABR-1, più stretti e sostenuti da viti più larghe, con testa scanalata







8) il logo della Supreme rappresenta il globo terrestre cinto da uno striscione con la scritta "Supreme"; al di sotto di esso si riconoscono l'America e parti di Africa ed Europa. I cinesi non l'anno capito, e fanno una palla iridescente

9) le inclinazioni relative della scritta "Gibson" e dello striscione sono errate
10) la scritta "Supreme" sullo striscione sembra eseguita da un bambino di prima elementare




In realtà i punti 8) 9) e 10) sembrano dipendere dal fatto che il marchio sulla paletta è in realtà un adesivo verniciato
11) il binding frontale sul corpo della Supreme è a sette strati; le copie cinesi non ne hanno mai più di quattro



è difficile che sulle foto per la vendita possano distinguersi gli strati del binding, ma il risultato "macroscopico" sull'originale è comunque un binding molto largo e bianchissimo, che salta all'occhio e non viene riprodotto sulle copie cinesi

12) lo spessore del corpo è minore è la piastra del jack è diversa
anche per questo, sulle foto pubblicitarie non vi possono essere punti di riferimento per misurazioni, ma l'effetto globale è evidente
13) del numero di serie si è già detto; in più esso viene inciso in posizione errata (lettere troppo strette, scritta "made in USA" troppo in alto rispetto alle meccaniche)






Un'ultima cosa che può aiutare è il colore dell'imbottitura della custodia rigida; quella originale era nera negli anni 2003-2004, indi divenne bianca.
Se dalle immagini mostrate dal venditore non si evince con sicurezza la caratteristica di qualche dettaglio, è opportuno chiedere delle fotografie "mirate"; sempre tenendo presente che è più saggio rischiare di perdere un affare più di quanto non sia rischiare di perdere i soldi

giovedì 19 aprile 2007

OPERE DI INGEGNO 2

Le riflessioni di qualche giorno addietro hanno importanti implicazioni. La prima delle quali è: non esiste una legge "naturale" in base alla quale possa stabilirsi la proprietà intellettuale. Non esiste alcun criterio oggettivo. Esistono delle leggi che non sono affatto oggettive, ma danno la forte impressione di esse state pensate per motivi ben definiti, e cioè per perseguire il plagio (non la riproduzione) di opere musicali e letterarie, e di essere state "patchate" alla bell'e meglio per adattarsi agli interessi di qualcuno (per Microsoft è ormai prassi consolidata in quanto Microsoft vive di patch almeno dai tempi di Windows 95).

Quando la presenza, all'interno di una nazione, di questo qualcuno non è fondamentale o determinante, l'andamento "naturale" vuole che non esista una legge che lo protegge, o se esiste, i controlli sono tutt'altro che rigorosi. E questo è uno dei motivi del fatto che la Cina è la capitale mondiale dei falsi.

Qual è il modo di ovviare a questo problema? Evidentemente, far divenire determinante la presenza dei "qualcuno" anche in Cina. Esistono fondamentalmente due modi per ottenere questo scopo. Il primo è quello di far acquisire potere, economico e politico, ai qualcuno, cosicchè possano pilotare l'operato dei governi, come avviene in Occidente.

Il secondo è, molto semplicemente, "fare amicizia". I capi di governo o i loro delegati si recano periodicamente in Cina, si fanno fotografare mentre stringono la mano per un'ora e mezza a Hu Jintao, parlano di investimenti, di accordi e di mercato internazionale. Spiegano che vi sono diversi interessi economici comuni, e che, all'infuori di qualche dettaglio senza importanza inerente ai diritti umani, Cina e Occidente sono simili ed hanno gli stessi interessi. Economici. Così quando qualche governo riceve lamentele da parte di qualcuno riguardo alla concorrenza dei "contraffattori cinesi", effettua una telefonatina dicendo: "Ma come, siamo amici e voi ci rovinate il lavoro interno?". E le autorità cinesi distruggono la merce "contraffatta".

Riflettiamo un momento: se alla differenza di prezzo corrispondesse una reale differenza di qualità, il proprietario del marchio contraffatto sarebbe ben lieto di come si mettono le cose: la cattiva qualità dei prodotti a basso costo sarebbe la dimostrazione inequivocabile che il costo dell'"originale" è pienamente giustificato. Ma se il proprietario vende marchi e non oggetti, la contraffazione del marchio diviene una concorrenza temibile. Quindi, il motivo di tutto questo accanimento risulta chiaro: è la concorrenza nel libero mercato. I produttori occidentali possono seguire tre strade. La prima è quella di offrire prodotti di vera qualità al prezzo attuale; ovviamente guadagnerebbero meno. La seconda è quella di abbassare i prezzi mantenendo gli standard attuali, anche in questo caso guadagnerebbero meno. La terza è eliminare la concorrenza facendo pressioni a livello governativo, e guadagnando lo stesso di adesso (e cioè tantissimo). Abbastanza ovviamente, scelgono la terza strada.

La cosa ridicola è la maniera in cui lo giustificano. Le giustificazioni che adducono sono essenzialmente due. La prima è che la concorrenza cinese porta fatalmente alla chiusura delle fabbriche con incremento della disoccupazione. La seconda è che le condizioni lavorative dei cinesi sono tali per cui si configura una violazione continuativa dei diritti umani.

Dal punto di vista logico, il discorso è ineccepibile. Dal punto di vista pratico lo sarebbe pure. Se i produttori occidentali non facessero produrre le loro merci in Cina. Quindi, la differenza tra gli sfruttatori cinesi e quelli occidentali è solo che i primi, almeno, non sono ipocriti.

Ora, vediamo un pò come funziona. Per la legge italiana (e credo per tutta l'Europa) l'origine di un prodotto può essere dichiarata relativamente all'ultima lavorazione che ha determinato una differenza sostanziale sul prodotto finito. Detto così sembra complicato. Un esempio lo chiarisce meglio. Ammettiamo che io sia un fabbricante di scarpe. Se faccio produrre le scarpe in Cina, e poi in Italia stampo solo un marchio, commetto un illecito, perchè le scarpe sono state prodotte in Cina, e quindi il loro ingresso in Italia è un'importazione. Però, una scarpa con la tomaia scucita è inusabile. Allora, se io faccio produrre in Cina le scarpe per intero, ma non faccio cucire la tomaia, porto le scarpe dalla Cina in Italia e faccio eseguire le cuciture, ho eseguito sulle scarpe una lavorazione che ha determinato una sostanziale differenza. Ora possono essere indossate. Ed io posso legalmente stampare sulla scarpa "Fabbricata in Italia".

Ciò che avviene in pratica è che io, industriale occidentale, commissiono all'industria cinese 40 000 scarpe con la tomaia scucita. I cinesi ne fabbricano 100 000. Indi, invio un addetto al controllo di qualità in Cina che effettua i controlli a campione sui vari lotti di produzione, sceglie i migliori e mi fa avere 40 000 scarpe con la tomaia scucita. Poichè i controlli sono fatti a campione è meno probabile che vi siano scarpe difettate tra le mie che non tra le 60 000 rimaste in Cina; ma questo non vuol dire che le mie saranno tutte perfette e le 60 000 rimaste ai cinesi facciano tutte schifo. La differenza è solo probabilistica. Qui in Italia io eseguo 40 000 cuciture, appiccico "Made in Italy" e vendo un paio di scarpe 250 euro. I cinesi eseguono 60 000 cuciture, portano le (stesse) scarpe in Italia come prodotto di importazione "Made in China" e le vendono 25 euro. Ok?

Sicuramente non tutti i prodotti sono di qualità pari a quella occidentale, ma la differenza di prezzo è tanto abissale da non poter in alcun modo rispecchiare una differenza di qualità

Ho comprato un binocolo cinese 12x70, per la cifra di...15 euro! Certamente non è uno Zeiss, e vi è un abisso tra uno Zeiss ed il binocolo che ho comprato; ma uno Zeiss costerebbe almeno cento volte tanto. Per 15 euro, alla Zeiss al più mi rivolgono la parola. Fa realmente differenza se sul binocolo c'è scritto "Zeiss" o "Nikula"?

Un altra categoria di oggetti di cui ho avuto esperienza personale sono le chitarre "contraffatte" e segnatamente le Gibson; riguardo a queste ultime, la polemica dilaga.Le chitarre cinesi con il marchio Gibson sono (e non sempre) tanto belline a vedersi, costruite con ottimi legni e ben rifinite. Ma non sono chitarre. Sono pezzi di legno ben rifiniti. Poichè però per le chitarre non ci si rivolge ai mobilieri bensì ai liutai, la cosa avrà il suo significato. Per rendere suonabile una "Gibson" cinese occorre spendere un altro pò di tempo e di denaro. Alla fine del percorso, però non ci sarà comunque una vera Gibson, ma solo una chitarrina che fa la sua figura.

Ho scritto alla Gibson dicendo che per loro questa è un'ottima pubblicità, la prova tangibile che solo Gibson è in grado di costruire una Gibson, e che il prezzo è giustificato. Mi hanno risposto con una serie di frasi fatte, dicendo che la politica Gibson è quella di assumere una posizione ferma e decisa nei confronti dei contraffattori, etc.

Una cosa sgradevole che recentemente ha cominciato a verificarsi con le Gibson è che qualcuno ha cominciato a venderle come prodotti realmente contraffatte, e cioè cercando di spacciarle per vere.

Ma di questo parlerò un'altra volta

martedì 17 aprile 2007

OPERE D'INGEGNO 1

L'altro ieri sera, i principali telegiornali nazionali hanno più o meno diffusamente parlato del fatto che nell'ambito dell'Unione Europea, l'Italia è al primo posto per produzione e consumo di merci contraffatte.Questa è stata l'occasione per introdurre un'altra notizia, e cioè quella della distruzione in Cina di migliaia di CD e di libri contraffatti. Una simile presa di posizione da parte delle autorità cinesi sarebbe conseguente al fatto che la Cina è stata "rimproverata" di essere per il mondo intero ciò che l'Italia è per l'Unione Europea: il centro della contraffazione.


Già, ma cos'è la contraffazione? Non riuscivo a comprendere diversi aspetti della vicenda. Ero confuso.


Così, la prima cosa che ho pensato di fare è stato il cercare sul vocabolario (Zingarelli 2001) il verbo "contraffare". Il secondo significato è "Falsificare" una firma una scrittura un quadro d'autore, una moneta...



Da ciò che riporta il vocabolario sembrerebbe potersi arguire che l'atto della contraffazione è un illecito che porta dei vantaggi al falsificatore e degli svantaggi a colui che riceve ciò che viene falsificato. Se io falsifico un dipinto, delle monete, etc, ho un vantaggio nello spacciarli per veri. Colui che li riceve ha invece uno svantaggio, in quanto ritiene di aver ricevuto un oggetto autentico, di un determinato valore, mentre ne sta in realtà ricevendo uno falso, di valore inferiore.


La mia confusione è allora aumentata. L'affermazione che l'Italia possa essere al primo posto nella produzione di merci contraffatte può essere vera o falsa nei contenuti, ma ha comunque un senso: in Italia opera un grande numero di falsari.


Ma cosa mai vuol dire essere al primo posto nel "consumo"?!? Se chi riceve la merce contraffatta ha uno svantaggio, essere ai primi posti nel consumo di merci contraffatte significa essere i più deficienti d'Europa!


Quindi, secondo i giornalisti, la società italiana è attraversata da una profonda scissura, che la divide in due gruppi dalle caratteristiche assolutamente opposte. Da un lato vi sono abili falsari, primi in Europa nel contraffare le merci, e gran furbi in quanto ugualmente primi nel sistemarle. Dall'altro vi è un branco di idioti che si fa infinocchiare dai primi, consumando allegramente la loro fasulla produzione.


Devo dire onestamente che andando in giro per le strade non mi ero mai accorto dell'esistenza di una simile netta dicotomia. Mi era sembrato che vi fosse uno spettro continuo che spaziasse dai furbi agli stupidi, un altro dagli abili agli imbranati, un terzo dagli onesti ai disonesti. E che queste caratteristiche si intrecciassero abbondantemente dando luogo a tutte le possibili combinazioni. Ed invece, vai a scoprire...


Non ho creduto ai telegiornali. Ho studiato e ristudiato ed alla fine ho scoperto che in realtà i "consumatori" non sono stupidi che si fanno infinocchiare, ma persone che, deliberatamente, decidono di acquistare un oggetto falsificato. In pratica, masochisti, ho pensato. Perchè mai qualcuno dovrebbe acquistare un oggetto falso di sua spontanea volontà, quando può benissimo acquistare l'originale?


Qualcuno mi ha fatto notare che l'idiota sono io, in quanto è vero che si può acquistare l'originale, ma non "benissimo". Che nella fattispecie vuol dire "non allo stesso prezzo". Cioè, il consumatore compra di sua spontanea volontà la merce falsa, ma la paga molto meno che quella vera. Quindi, non è poi così idiota. E il falsario vende la merce falsa, ma non tenta di spacciarla per autentica, e non la vende allo stesso prezzi di quella autentica. Quindi non è poi così disonesto.




Così, finalmente tutto è sembrato tornare a posto, ed ho capito: c'è una forma di "commercio parallelo". Se uno vuole un oggetto di qualità, compra quello più caro. Se ne preferisce uno scadente, spende meno e ne ha uno scadente. Poichè in Italia molti preferiscono l'oggetto scadente, questo è un incentivo per la produzione. Se la domanda cresce, la produzione industriale adegua l'offerta alla domanda. E' una delle forme in cui si manifesta la legge della domanda e dell'offerta, che vige nelle società dei consumi.


Ricomincio a non capire cosa ci sia di tanto strano da doverne parlare nel corso dei telegiornali.
Ma mi hanno spiegato che no, non c'è tutta questa differenza tra l'oggetto autentico e quello contraffatto. Che forse sì, l'oggetto autentico è di qualità lievemente migliore, ma non vi è modo di apprezzare la differenza. Che forse è possibile che un capo di vestiario con su scritto D&G da due tizi il cui cognome comincia per D e per G possa durare dieci anni, mentre un'altro identico a vedersi, ma con D&G scritto da due che magari si chiamano Fumagalli e Macaluso ne durerebbe non più di cinque; però dopo un anno ambedue vanno buttati via comunque, perchè fuori moda.


Allora, è vero che i disonesti ci sono! Però, perchè si parla di disonesti riferendosi a quelli che vendono cose che costano poco, e non a quelli che si fregano un sacco di soldi per roba che dopo un anno verrà comunque gettata via?


Allora, finalmente ho capito! Il problema si chiama "marchio". Cioè, quello che viene venduto come vero o falso non è l'oggetto, è il marchio. Quando si paga per acquistare qualcosa "di marca", il valore dell'oggetto in sé è trascurabile. Se compro un paio di scarpe Nike, il prezzo che pago non è per le scarpe (che dopo sei mesi getterò via comunque), è la scritta "Nike". Mi vengono vendute a caro prezzo quattro lettere. Ed il bello è che il vocabolario me l'aveva anche detto ("una firma, una scrittura..."). E questo perchè, mi hanno spiegato, la cosa importante è l'dea, "l'opera di ingengno"; e non l'oggetto in sè.


Per tutti questi anni io avevo stupidamente creduto che fosse l'oggetto a dare valore al marchio. Pensavo che su una Ferrari ci fosse scritto "Ferrari" non perchè questo la rendesse migliore, ma perchè Enzo Ferrari intendeva solo sottolineare che l'autore di quella meraviglia era lui.


Dopo tanti anni ho capito invece che è il marchio a dare valore all'oggetto. E' possibile che la Nikon faccia fotocamere con le lenti dell'obiettivo in plastica, e che la Zenith faccia obiettivi di qualità eccelsa; però, quando entrerò in negozio per acquistare dirò "vorrei vedere delle Nikon" o "vorrei vedere delle economiche Zenith", e la qualità verrà menzionata solo nell'ambito dei rispettivi marchi.


Adesso, è tutto chiaro. No, mi correggo, quasi tutto. Non mi è chiaro il principio di fondo.
Se un tale che si chiama Louis Vuitton ha avuto l'idea di fabbricare delle borsette con su stampate una V ed una L (cosa che poi non è che sia tutta questa grande idea, ma più che altro una banalità. Si chiama Louis Vuitton e scrive V ed L. Già se avesse scritto, mettiamo H e C sarebbe stato più originale), questa è un'opera di ingegno un'idea originale e va protetta dalla legge. Ma se un altro vede che un tale fabbrica delle borsette vendendole un sacco di soldi solo perchè scrive VL, e si mette a farlo anche lui, non è ingegno anche questo? Non vi pare una buona idea? Perchè è un criminale?