domenica 22 dicembre 2013

LA VIA DEI BORGHI.30: La "fase parallela". SANTA RITA



Nemmeno Santa Rita può essere considerata un’anomalia; se lo fosse, non sarebbe “un nobilissimo esempio da imitare”. Ed a maggior ragione, considerato che nel caso di Santa Rita la realizzazione riguardò quasi esclusivamente le case coloniche. Intendo dire con questo che se il raggruppamento delle case in un borgo residenziale fosse stato senz’altro da avversare (come dettava l‘Istituto VEIII), Santa Rita avrebbe comunque potuto costituire  “nobilissimo esempio”, ma sicuramente non “da imitare”.

Nel più volte menzionato volume “Nel Segno del Littorio” di Liliane Dufour è riportato il testo del documento custodito presso l’Archivio di Stato a Caltanissetta, il cui titolo è appunto “Il villaggio agricolo “Santa Rita” creato dal Comm. Ignazio La Lomia Bordonaro, un nobilissimo esempio da imitare”. Il documento, che descrive sommariamente la struttura del villaggio, risulta privo di data, così non è possibile risalire con esattezza all’anno della realizzazione. Probabilmente non lo sarebbe neanche se il documento fosse datato, in quanto ritengo che titolo e contenuti possano risultare lievemente fuorvianti.

Nel titolo, infatti si asserisce che il villaggio venne “creato dal Comm. Ignazio La Lomia Bordonaro”, ma  non è chiaro non solo il quando, ma neanche il come. Il villaggio, specifica il documento, “oggi consta di ben 90 case coloniche”, ma non viene mai esplicitamente detto che esse siano state costruite, tutte insieme, tutte in fase di fondazione del villaggio, tutte da La Lomia Bordonaro. Nel prosieguo si legge:  “Le case, in conformità ad un piano regolatore


tutte contigue e bene allineate,





sono poste in modo da formare delle vere e proprie vie,




sboccanti in una piazza,




nella quale, oltre al fabbricato grande dell’ex fattoria,




sorge, nel punto più elevato, la nuova chiesa




con campanile alto 25 metri […]




Le dette case sono formate, alcune da tre vani, comunicanti tra di essi, adibiti uno ad abitazione, uno a stalla, ed uno sopraelevato, a deposito di cereali




altre sono formate da due vani terrani […]




Negli ultimi gruppi ogni colono ha due vani […]”. 

Verrebbe quindi  lasciato intendere che né il progetto né il periodo di realizzazione fosse unico. Anche riguardo ai servizi viene sottolineata la presenza di una “nuova” chiesa, mentre per ciò che concerne le altre strutture si legge:” Oltre la chiesa in “Santa Rita” vi è una scuola […] annessa e sovrastante ad essa, vi è la comoda ed elegante dimora dell’insegnante, che abita quasi tutto l’anno sul posto. Un apposito edificio […] costituisce la caserma dei RR.CC. […]” 

In nessun caso si parla di “nuove” costruzioni. Sembrerebbe potersi evincere che la caserma sia stata realizzata adattando un edificio preesistente, mentre la scuola




oltre ad essere presente, doveva già essere funzionante da un pezzo se è risaputo che l’insegnante “abita quasi tutto l’anno sul posto.”.  Di fatto, in questa immagine del 1929




si vede la scuola, mentre la chiesa alle spalle è diversa dall’attuale, molto più piccola, e venne trasformata in abitazione alla costruzione della nuova; in tempi più recenti, venne anche adibita ad edificio scolastico in luogo di quello originario




In realtà, la borgata era già esistente, con il nome di “Borgo Pisciacane” e l’unico edificio di servizio che venne edificato fu la chiesa


qui è ben visibile la presenza degli altri edifici, ed il campanile a vela della chiesetta preesistente:



la scuola c’era già, e ciò vale anche per  l’edificio adibito a caserma, che è questo




isolato rispetto all’abitato ed oggi ristrutturato.   Esisteva già anche una chiesa,come è evidente, ma sarebbe stata insufficiente ad accogliere tutti le che avrebbero abitato le case appena costruite. Rileggendo il documento in archivio alla luce di ciò, è risulta abbastanza evidente  che la nuova realizzazione alla quale esso si riferisce riguarda alcune case coloniche, chiesa e campanile, e solo quelli; e che, in seguito a ciò, Borgo Pisciacane abbia cambiato la sua denominazione in Borgo Santa Rita “per eternare la memoria della madre” 


In quest'immagine, dove è visibile anche quella che sarebbe divenuta la caserma dei carabinieri, è evidente quale fosse l'abitato preesistente alla costruzione della chiesa



La prof. La China data Santa Rita al 1937, ma questa deve essere la data della costruzione delle ultime case coloniche e della chiesa; è in pratica la possibile data del documento. Cassetti lo data tra il 1922 ed il 1927; questa probabilmente sarebbe il periodo temporale in cui si sviluppò Borgo Pisciacane. E dal numero di alunni che sembrano frequentare la scuola, visibili in foto, sembra potersi arguire che non meno di una quindicina di famiglie dovesse popolare l’insediamento già nel 1929.

Attualmente Santa Rita è ancora abitato anche se da pochissime persone. Se in alcune riprese le strade e la piazzetta appaiono affollate da automobili, ciò è in relazione al fatto che sono state eseguite proprio nel giorno in cui si celebrava un matrimonio, e diverse persone erano convenute per l’occasione.

Non vi è più alcun ufficio postale




né la caserma dei carabinieri, e neanche la scuola. Anni addietro, uno dei residenti chiese ed ottenne la presenza di un’insegnante elementare per la propria figlia, che da sola impersonava l’intera scolaresca di quel singolare istituto scolastico. Il nucleo della borgata è rimasto praticamente come era allora; solo alla periferia sono state aggiunte costruzioni più recenti. Tra i pochi irriducibili vi è un panificatore che non solo riesce a sopravvivere in luogo che altri abbandonano, ma è riuscito a dare risonanza nazionale al suo lavoro.




Ciò che desidererei enfatizzare ancora è che Santa Rita costituisce un ulteriore esempio del fatto che un privato radunava gli agricoltori in un singolo centro, e tale “nobilissimo esempio” era considerato “da imitare”, e non da avversare come fece l’Istituto VEIII. Ma di altri privati non lo imitò nessuno. 

A meno che non vogliamo considerare un “privato” Benito Mussolini.


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