mercoledì 11 luglio 2012

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Palermo-Corleone-Burgio.Parte undicesima:da San Carlo a Burgio


L’Ipotetico Ciclista


Dopo aver attraversato la statale, l’Ipotetico Ciclista passa accanto alla stazione di San Carlo. E' normale che qui di pista ciclabile non si parli più, questa sarebbe comunque finita a San Carlo.
Nei pressi della stazione il fondo è addirittura asfaltato, anche se in modo approssimativo. Poco più avanti diviene sterrato, ma molto regolare. Subito dopo un ponte, il fondo peggiora un po’, ma il percorso è in discesa.
Un viadotto, ed il percorso è sempre in discesa, per un lungo rettilineo, fino ad una cantoniera, e poi un’ampia curva a destra su un altro viadotto. C’è una centrale idroelettrica dopo il viadotto, e da quel punto il fondo è levigato; solo il percorso è rimasto, ma non si vede più alcuna struttura appartenente alla ferrovia. Ora il percorso è in salita, per due chilometri; si incrocia un’altra cantoniera in rovina, e dopo un po’ inizia un’altra discesa, ed il fondo torna sterrato.
Un cavalcavia dopo un altro chilometro; lo stile architettonico di questo, come delle cantoniere, è completamente diverso. Il fondo torna levigato, ed il lontananza si vede l’ingresso di una galleria. Giunto all’ingresso di questa, l’Ipotetico Ciclista è costretto a fare ricorso all’illuminatore, quando l’orologio segna le 15,04.
All’uscita dalla galleria, l’Ipotetico Ciclista si ferma per telefonare e dare appuntamento al suo amico alla stazione di Burgio, salvo imprevisti; ovviamente, non avrebbe la possibilità, ma soprattutto non ha la benché minima intenzione, di rifare il percorso inverso in bici.
Dopo un altro ponte, la stazione di Burgio è a vista. Pochi minuti dopo è davanti ad essa, ma dopo la stazione vi è un edificio che pare una cantoniera. La raggiunge, le si ferma davanti e guarda l’orario: le 15:13. La media di percorrenza dell'ultimo tratto è stata superiore ai 18 km/h, in linea con la prestazione media dell'Ipotetico Ciclista.E questo nonostante il rallentamento in galleria e la sosta per la telefonata; e nonstante sia in sella da otto ore. E' evidente che la linearità e l'uniformità del percorso hanno fatto la differenza.
Di fronte la stazione,l’ombra di un grande albero lo accoglie. L’Ipotetico Ciclista sa che dovrà attendere non meno di due ore e mezza, così si siede e mangia una barretta.

E riflette.
Riflette su quanto sia stato poco accorto a pianificare un’uscita così impegnativa, da solo, sulla base delle informazioni contenute in un sito Web creato appositamente per l’occasione, e finanziato con fondi comunitari; alla sua età, avrebbe dovuto aver appreso da un pezzo su come vanno queste cose, in Sicilia. Riflette su come un tempo si cercassero i fondi per finanziare la realizzazione di qualcosa, ed adesso invece si cerchi la realizzazione di qualcosa, qualunque cosa, per giustificare lo stanziamento dei fondi. Riflette su come prima il denaro venisse utilizzato per creare, ed adesso viene invece utilizzato per distruggere.
Ed immagina, l’Ipotetico Ciclista.
Immagina l’espressione che sarà stata dipinta sul volto di un contadino dell’interno della Sicilia di un secolo fa alla visione del passaggio del primo treno che vedeva nella sua vita, e la paragona con l’espressione del pastore di Bisacquino mentre guardava sconsolato il crollo del rilevato (“cent’anni avìa durato…”).

E considera, l’Ipotetico Ciclista.
Considera su come il denaro pubblico potrebbe essere speso per migliorare le cose apportando vantaggi alla collettività, anziché per peggiorarle portando vantaggi solo ad una ristretta cerchia di persone; e questo comportamento gli appare deprecabile.

E’ ignaro, l’Ipotetico Ciclista.
Non sa che tra meno di un anno la situazione economica, in Grecia prima ed anche in Italia poi, sarà tale che, almeno per alcuni, pochi euro faranno la differenza tra la vita e la morte; lo spreco sconsiderato del denaro, anche se dal punto di vista legale continuerà ad essere considerato nello stesso modo, dal punto di vista morale diverrà un grave crimine perpetrato contro la società.


O almeno contro quella parte della società che lavora duramente ed onestamente, e nonostante questo, schiacciata da tributi e soverchiata da imposizioni, non riesce più ad avere una qualità di vita accettabile per un essere umano del ventunesimo secolo; e guarda, con rabbia e stupore, a coloro che dispongono del frutto del lavoro altrui usandolo con disinvoltura per i propri fini.

All’epoca dei fatti immaginari narrati a proposito del’Ipotetico Ciclista, le foto satellitari su GoogleEarth, risalenti al 2006, mostravano ancora la statale 118 priva del “tratto di ammodernamento”, ed il tracciato pressoché integro, con le fermate di Bifarera e Scalilli. All’inizio del 2012 le immagini satellitari sono state aggiornate, per cui l’Ipotetico Ciclista avrebbe potuto verificare il percorso da seguire tra Bifarera ed il ponte Drago; attualmente, comunque (primavera 2012) la fermata di Scalilli è ancora presente nelle fotografie delle StreetView. All’imbocco Ovest della galleria Portella Grande il cartello “galleria non illuminata” è scomparso; esso però è perfettamente visibile (in sede, non per terra) sulla fotografia della galleria presente su GoogleEarth. Per quanto riguarda tutto il resto, fino al primo aprile del 2012 era esattamente come descritto. Dal giugno del 2012 neanche la documentazione relativa al “Progetto Conoscenza” risulta più disponibile sul sito www.cartapaesaggio.sicilia.it


Come già menzionato nella parte precedente, subito dopo il passaggio a livello al km 105,500, vi è l'ultima cantoniera di questo tronco della linea, la diciannovesima; è ristrutturata, tinteggiata di rosa


Si giunge quindi in quello che era il piazzale della stazione


All’interno di questo vi era, ovviamente, la stazione, e vi erano anche i servizi igienici esterni, la torre del rifornitore e, considerato che questa era stazione terminale, anche la rimessa locomotive, un deposito per il carbone, ed altri edifici di servizio. Cantoniera, stazione, rimessa locomotive e servizi igienici sono ancora presenti, ristrutturati e dipinti dello stesso rosa della stazione di Chiusa Sclafani. Anche in questo caso è d’obbligo parlare di ristrutturazione e non di restauro in quanto non sono stati rispettati gli elementi stilistici originali, non sono state ripristinate le scritte, etc..; e ciò è particolarmente vero per le cantoniere (per questa così come per quella di Chiusa Sclafani) le cui differenze con l’originale possono essere colte con facilità paragonandole a quelle rimaste tra Contessa Entellina e San Carlo.

La rimessa locomotive ospita attualmente una pizzeria


L’ex tracciato ferroviario all’interno del piazzale non è percorribile; ciò che viene percorsa è quella che era la strada di accesso alla stazione, che si ricongiunge con il tracciato dopo la rimessa.
Dopo il punto di ricongiunzione vi era un sottovia, ma è osservabile con difficoltà. Poco più avanti vi è un ponte; la differenza stilistica con le strutture viste fin qui è evidente


La linea qui percorreva il versante Nord-Ovest della valle del Sosio. Dopo il ponte, il tracciato esegue una larga curva a convessità verso NordOvest, parte della quale su un viadotto


Dopo il viadotto vi è un lungo rettilineo in fondo al quale si trova la prima delle quattro cantoniere presenti sulla Burgio-San Carlo


L’architettonica è diversa da quelle viste finora, ricalcando lo stile comune a tutte le cantoniere costruite nei primi decenni del ventesimo secolo; l’edificio è diroccato, ed invaso dalla vegetazione


Subito dopo la cantoniera, il tracciato esegue una curva a destra che attraversando il Sosio, lo porta sul versante opposto della valle cambiandone la direzione di 140° circa, per cui al termine della curva esso punta decisamente a Sud. Gran parte della curva è eseguita su un alto viadotto a tredici arcate


Probabilmente, nessuna foto da terra può rendere appieno la spettacolarità dell’opera, che invece vista dall’alto, da tre o quattromila metri, appare formidabile.

Il viadotto, come d’altra parte le analoghe opere in questo tratto, è perfettamente percorribile


lungo di esso possono ancora essere visti alcuni sassi della massicciata.

All’uscita dal viadotto si passa sotto la condotta forzata che alimenta la centrale idroelettrica “San Carlo”; sulla sinistra sono visibili dei muri di controripa


da questo punto in avanti, per oltre due chilometri, la pavimentazione stradale è uniforme, ed il tracciato è in salita.


La sede stradale, oltre ad essere stata pavimentata è stata anche allargata, per cui non sono più visibili con facilità le strutture originali, ed il tracciato è divenuto una strada a tutti gli effetti.


A tre chilometri e mezzo dalla stazione di San Carlo vi è la seconda cantoniera, anch’essa diroccata



Dopo un chilometro circa, la salita termina, il tracciato torna a scendere, e dopo poco più di un centinaio di metri anche il fondo diviene nuovamente sterrato


A circa cinque chilometri da San Carlo vi è un grande cavalcavia, anche questo, ovviamente, in uno stile diverso dai precedenti, ed ancora in uso


Dopo il cavalcavia vi è una curva a sinistra, indi un rettilineo di 300m circa, in fondo al quale si trovano la terza cantoniera, questa in uno stato migliore delle precedenti, e l’ingresso di una galleria, l'unica di questo tronco


La galleria, perfettamente percorribile (anzi, credo venga percorsa più o meno regolarmente) e priva di illuminazione, è lunga poco meno di mezzo chilometro (478m)



Poco dopo lo sbocco vi è un altro, breve, ponte


una curva a destra, ed infine il rettilineo lungo circa 700m dopo il quale il tracciato termina


La stazione si trova circa 200m prima della fine del tracciato. Aspetto e dimensioni sono simili a quelli della stazione di Monreale, o di San Cipirello. E’ stata ristrutturata, ed è presente la torre del rifornitore, mentre non esiste più la rimessa locomotive


Poco più avanti della stazione vi è la quarta ed ultima cantoniera, in buone condizioni anche se su di essa sono state apportate variazioni architettoniche; fino a poco tempo fa doveva essere abitata


Ancora più avanti, il tracciato si continua in una stradina a fondo cieco; circa a metà di essa finiva il terrapieno sul quale si trovava il rilevato.


Sant’Erasmo, affacciata sulla costa palermitana, è lontana. Poco meno di 112 chilometri e mezzo; e da qui, adesso, sembrano ancora di più.
Ma alla fine, alla fine del tempo impiegato, ed a quella dello spazio che mi separa da Sant’Erasmo, sono soddisfatto di essere giunto fin qui. Vista l’evoluzione degli avvenimenti, tra quindici anni di questa linea sarà rimasto ben poco; ma a me sarà rimasto il ricordo di questa esperienza. E anche se Tu, Lettore, non l’avrai condivisa con me, io da questo momento condivido con Te l’informazione che essa contiene, e le relative riflessioni. Qualunque cosa questa espressione voglia significare.


4 commenti:

Massimo Prete ha detto...

Nella stazione terminale di San Carlo, la casa cantoniera che individui come "modificata" è in realtà una casa cantoniera doppia in stile unificato FS (normalmente presente nelle linee a doppio binario) perfettamente intatta nello stile archiettetonico.

Vox Humana ha detto...

Grazie per la tua precisazione e per l'informazione. E grazie anche per aver letto le mie pagine.

Ritengo che tu ti riferisca all'ultima cantoniera dopo la stazione di Burgio, non di San Carlo, perchè è a proposito di quella che scrivo di modifiche architettoniche. In particolare mi riferisco agli archi ed ai balconi, che non avevo mai visto su cantoniere doppie analoghe. Mi confermi che la presenza di tali elementi fa parte del progetto originario, per favore?

Zobi ha detto...

Davvero una trattazione precisa! Ho visto confermato pressoché in modo integrale il percorso che avevo ipotizzato con un lungo lavoro di osservazione via Google Maps e Street View. Mi piacerebbe davvero molto percorrere questa tratta, insieme a quella (per certi versi più integra) che arriva da Castelvetrano

Vox Humana ha detto...

La Burgio-Castelvetrano è un po' più difficile. Alcuni tratti sono stati cancellati dall'urbanizzazione. Altri non sono stati intaccati, ma ci vuole un mezzo adatto. Sto facendo anche quella, ance se lentamente ed maniera discontinua; alcuni tratti da Burgio a Sambuca di Sicilia sono paesaggisticamente meravigliosi