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mercoledì 11 luglio 2012

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Palermo-Corleone-Burgio.Parte undicesima:da San Carlo a Burgio


L’Ipotetico Ciclista


Dopo aver attraversato la statale, l’Ipotetico Ciclista passa accanto alla stazione di San Carlo. E' normale che qui di pista ciclabile non si parli più, questa sarebbe comunque finita a San Carlo.
Nei pressi della stazione il fondo è addirittura asfaltato, anche se in modo approssimativo. Poco più avanti diviene sterrato, ma molto regolare. Subito dopo un ponte, il fondo peggiora un po’, ma il percorso è in discesa.
Un viadotto, ed il percorso è sempre in discesa, per un lungo rettilineo, fino ad una cantoniera, e poi un’ampia curva a destra su un altro viadotto. C’è una centrale idroelettrica dopo il viadotto, e da quel punto il fondo è levigato; solo il percorso è rimasto, ma non si vede più alcuna struttura appartenente alla ferrovia. Ora il percorso è in salita, per due chilometri; si incrocia un’altra cantoniera in rovina, e dopo un po’ inizia un’altra discesa, ed il fondo torna sterrato.
Un cavalcavia dopo un altro chilometro; lo stile architettonico di questo, come delle cantoniere, è completamente diverso. Il fondo torna levigato, ed il lontananza si vede l’ingresso di una galleria. Giunto all’ingresso di questa, l’Ipotetico Ciclista è costretto a fare ricorso all’illuminatore, quando l’orologio segna le 15,04.
All’uscita dalla galleria, l’Ipotetico Ciclista si ferma per telefonare e dare appuntamento al suo amico alla stazione di Burgio, salvo imprevisti; ovviamente, non avrebbe la possibilità, ma soprattutto non ha la benché minima intenzione, di rifare il percorso inverso in bici.
Dopo un altro ponte, la stazione di Burgio è a vista. Pochi minuti dopo è davanti ad essa, ma dopo la stazione vi è un edificio che pare una cantoniera. La raggiunge, le si ferma davanti e guarda l’orario: le 15:13. La media di percorrenza dell'ultimo tratto è stata superiore ai 18 km/h, in linea con la prestazione media dell'Ipotetico Ciclista.E questo nonostante il rallentamento in galleria e la sosta per la telefonata; e nonstante sia in sella da otto ore. E' evidente che la linearità e l'uniformità del percorso hanno fatto la differenza.
Di fronte la stazione,l’ombra di un grande albero lo accoglie. L’Ipotetico Ciclista sa che dovrà attendere non meno di due ore e mezza, così si siede e mangia una barretta.

E riflette.
Riflette su quanto sia stato poco accorto a pianificare un’uscita così impegnativa, da solo, sulla base delle informazioni contenute in un sito Web creato appositamente per l’occasione, e finanziato con fondi comunitari; alla sua età, avrebbe dovuto aver appreso da un pezzo su come vanno queste cose, in Sicilia. Riflette su come un tempo si cercassero i fondi per finanziare la realizzazione di qualcosa, ed adesso invece si cerchi la realizzazione di qualcosa, qualunque cosa, per giustificare lo stanziamento dei fondi. Riflette su come prima il denaro venisse utilizzato per creare, ed adesso viene invece utilizzato per distruggere.
Ed immagina, l’Ipotetico Ciclista.
Immagina l’espressione che sarà stata dipinta sul volto di un contadino dell’interno della Sicilia di un secolo fa alla visione del passaggio del primo treno che vedeva nella sua vita, e la paragona con l’espressione del pastore di Bisacquino mentre guardava sconsolato il crollo del rilevato (“cent’anni avìa durato…”).

E considera, l’Ipotetico Ciclista.
Considera su come il denaro pubblico potrebbe essere speso per migliorare le cose apportando vantaggi alla collettività, anziché per peggiorarle portando vantaggi solo ad una ristretta cerchia di persone; e questo comportamento gli appare deprecabile.

E’ ignaro, l’Ipotetico Ciclista.
Non sa che tra meno di un anno la situazione economica, in Grecia prima ed anche in Italia poi, sarà tale che, almeno per alcuni, pochi euro faranno la differenza tra la vita e la morte; lo spreco sconsiderato del denaro, anche se dal punto di vista legale continuerà ad essere considerato nello stesso modo, dal punto di vista morale diverrà un grave crimine perpetrato contro la società.


O almeno contro quella parte della società che lavora duramente ed onestamente, e nonostante questo, schiacciata da tributi e soverchiata da imposizioni, non riesce più ad avere una qualità di vita accettabile per un essere umano del ventunesimo secolo; e guarda, con rabbia e stupore, a coloro che dispongono del frutto del lavoro altrui usandolo con disinvoltura per i propri fini.

All’epoca dei fatti immaginari narrati a proposito del’Ipotetico Ciclista, le foto satellitari su GoogleEarth, risalenti al 2006, mostravano ancora la statale 118 priva del “tratto di ammodernamento”, ed il tracciato pressoché integro, con le fermate di Bifarera e Scalilli. All’inizio del 2012 le immagini satellitari sono state aggiornate, per cui l’Ipotetico Ciclista avrebbe potuto verificare il percorso da seguire tra Bifarera ed il ponte Drago; attualmente, comunque (primavera 2012) la fermata di Scalilli è ancora presente nelle fotografie delle StreetView. All’imbocco Ovest della galleria Portella Grande il cartello “galleria non illuminata” è scomparso; esso però è perfettamente visibile (in sede, non per terra) sulla fotografia della galleria presente su GoogleEarth. Per quanto riguarda tutto il resto, fino al primo aprile del 2012 era esattamente come descritto. Dal giugno del 2012 neanche la documentazione relativa al “Progetto Conoscenza” risulta più disponibile sul sito www.cartapaesaggio.sicilia.it


Come già menzionato nella parte precedente, subito dopo il passaggio a livello al km 105,500, vi è l'ultima cantoniera di questo tronco della linea, la diciannovesima; è ristrutturata, tinteggiata di rosa


Si giunge quindi in quello che era il piazzale della stazione


All’interno di questo vi era, ovviamente, la stazione, e vi erano anche i servizi igienici esterni, la torre del rifornitore e, considerato che questa era stazione terminale, anche la rimessa locomotive, un deposito per il carbone, ed altri edifici di servizio. Cantoniera, stazione, rimessa locomotive e servizi igienici sono ancora presenti, ristrutturati e dipinti dello stesso rosa della stazione di Chiusa Sclafani. Anche in questo caso è d’obbligo parlare di ristrutturazione e non di restauro in quanto non sono stati rispettati gli elementi stilistici originali, non sono state ripristinate le scritte, etc..; e ciò è particolarmente vero per le cantoniere (per questa così come per quella di Chiusa Sclafani) le cui differenze con l’originale possono essere colte con facilità paragonandole a quelle rimaste tra Contessa Entellina e San Carlo.

La rimessa locomotive ospita attualmente una pizzeria


L’ex tracciato ferroviario all’interno del piazzale non è percorribile; ciò che viene percorsa è quella che era la strada di accesso alla stazione, che si ricongiunge con il tracciato dopo la rimessa.
Dopo il punto di ricongiunzione vi era un sottovia, ma è osservabile con difficoltà. Poco più avanti vi è un ponte; la differenza stilistica con le strutture viste fin qui è evidente


La linea qui percorreva il versante Nord-Ovest della valle del Sosio. Dopo il ponte, il tracciato esegue una larga curva a convessità verso NordOvest, parte della quale su un viadotto


Dopo il viadotto vi è un lungo rettilineo in fondo al quale si trova la prima delle quattro cantoniere presenti sulla Burgio-San Carlo


L’architettonica è diversa da quelle viste finora, ricalcando lo stile comune a tutte le cantoniere costruite nei primi decenni del ventesimo secolo; l’edificio è diroccato, ed invaso dalla vegetazione


Subito dopo la cantoniera, il tracciato esegue una curva a destra che attraversando il Sosio, lo porta sul versante opposto della valle cambiandone la direzione di 140° circa, per cui al termine della curva esso punta decisamente a Sud. Gran parte della curva è eseguita su un alto viadotto a tredici arcate


Probabilmente, nessuna foto da terra può rendere appieno la spettacolarità dell’opera, che invece vista dall’alto, da tre o quattromila metri, appare formidabile.

Il viadotto, come d’altra parte le analoghe opere in questo tratto, è perfettamente percorribile


lungo di esso possono ancora essere visti alcuni sassi della massicciata.

All’uscita dal viadotto si passa sotto la condotta forzata che alimenta la centrale idroelettrica “San Carlo”; sulla sinistra sono visibili dei muri di controripa


da questo punto in avanti, per oltre due chilometri, la pavimentazione stradale è uniforme, ed il tracciato è in salita.


La sede stradale, oltre ad essere stata pavimentata è stata anche allargata, per cui non sono più visibili con facilità le strutture originali, ed il tracciato è divenuto una strada a tutti gli effetti.


A tre chilometri e mezzo dalla stazione di San Carlo vi è la seconda cantoniera, anch’essa diroccata



Dopo un chilometro circa, la salita termina, il tracciato torna a scendere, e dopo poco più di un centinaio di metri anche il fondo diviene nuovamente sterrato


A circa cinque chilometri da San Carlo vi è un grande cavalcavia, anche questo, ovviamente, in uno stile diverso dai precedenti, ed ancora in uso


Dopo il cavalcavia vi è una curva a sinistra, indi un rettilineo di 300m circa, in fondo al quale si trovano la terza cantoniera, questa in uno stato migliore delle precedenti, e l’ingresso di una galleria, l'unica di questo tronco


La galleria, perfettamente percorribile (anzi, credo venga percorsa più o meno regolarmente) e priva di illuminazione, è lunga poco meno di mezzo chilometro (478m)



Poco dopo lo sbocco vi è un altro, breve, ponte


una curva a destra, ed infine il rettilineo lungo circa 700m dopo il quale il tracciato termina


La stazione si trova circa 200m prima della fine del tracciato. Aspetto e dimensioni sono simili a quelli della stazione di Monreale, o di San Cipirello. E’ stata ristrutturata, ed è presente la torre del rifornitore, mentre non esiste più la rimessa locomotive


Poco più avanti della stazione vi è la quarta ed ultima cantoniera, in buone condizioni anche se su di essa sono state apportate variazioni architettoniche; fino a poco tempo fa doveva essere abitata


Ancora più avanti, il tracciato si continua in una stradina a fondo cieco; circa a metà di essa finiva il terrapieno sul quale si trovava il rilevato.


Sant’Erasmo, affacciata sulla costa palermitana, è lontana. Poco meno di 112 chilometri e mezzo; e da qui, adesso, sembrano ancora di più.
Ma alla fine, alla fine del tempo impiegato, ed a quella dello spazio che mi separa da Sant’Erasmo, sono soddisfatto di essere giunto fin qui. Vista l’evoluzione degli avvenimenti, tra quindici anni di questa linea sarà rimasto ben poco; ma a me sarà rimasto il ricordo di questa esperienza. E anche se Tu, Lettore, non l’avrai condivisa con me, io da questo momento condivido con Te l’informazione che essa contiene, e le relative riflessioni. Qualunque cosa questa espressione voglia significare.


martedì 10 luglio 2012

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Palermo-Corleone-Burgio.Parte decima:da Chiusa Sclafani a San Carlo


L’Ipotetico Ciclista


Torna ad essere ottimista, l’Ipotetico Ciclista. Poco più di dieci chilometri lo separano da San Carlo, e meno di diciotto da Burgio; una passeggiata, per un atleta dalle sue capacità, ma ha imparato a non fidarsi, a non fare previsioni sulla base delle descrizioni che ha letto. Preparazione atletica e tecnologia non servono a nulla contro le false informazioni.
Sono le 13:30 in punto quando si trova davanti l’ingresso del piazzale della stazione di Chiusa Sclafani. Un varco nei cancelli gli consente di attraversarlo. Uscito dalla parte opposta passa davanti una cantoniera ed un segnale di passaggio a livello. Questo si trova all’intersezione con la SS 188, che l’Ipotetico Ciclista attraversa, per ritrovarsi lungo una strada sterrata, in lieve ma decisa discesa, nel primo tratto della quale sono presenti addisittura dei segnali stradali. Non solo non vi è accenno alle segnalazioni della pista ciclabile, ma anche i pilastrini in cemento sono scomparsi.
L’Ipotetico Ciclista è di nuovo disorientato, teme di aver sbagliato strada; rallenta un po’, ma la presenza di muri di sostegno in stile “ferroviario” lo incoraggia a continuare. Alle 13,34 vede un cavalcavia, e così accelera un po’, pensando adesso di essere sulla strada giusta; poco dopo un viadotto in curva, sulle cornici del quale vi sono spallette metalliche simili a quelle del ponte Drago e dei viadotti visti prima, conferma il suo pensiero.
Adesso è in vista di una galleria. Alle 13,37 guarda interdetto il muro che ne impedisce l’accesso.
La strada sembra comunque continuare alla destra della galleria; l’Ipotetico Ciclista comincia a seguirla, sperando che gli consenta di ritornare sul tracciato. Dopo circa 400 metri, trova una ripida deviazione sulla sinistra. La imbocca, e si ritrova, con molto intuito ed un pizzico di fortuna, di nuovo sul tracciato, come chiaramente deducibile dalla presenza dei muri di controripa alla sua sinistra.
Qui il fondo stradale, e con esso l’atmosfera sono completamente diversi. Quello sul quale si trova ha inequivocabilmente l’aspetto di un tracciato di una ferrovia dismessa. I pilastrini di cemento ed i gabbioni sono assenti. I muri sono ancora in uno stato discreto. Quello che una volta era il rilevato della strada ferrata è asciutto, senza fango.
In un silenzio irreale passa su un viadotto. Le spallette sono quelle di un secolo fa, integre; per un attimo, gli sembra di essere ritornato nel passato. In questo tratto, per fortuna, nessuno ha alterato nulla; solo il tempo è intervenuto sulla testimonianza della storia, deteriorandola molto meno di quanto non siano stati in grado di fare gli esseri umani.
Più avanti passa tra due alti muri, curvi, che proteggono ciò che sembra una trincea; forse una volta era un cavalcavia.
Ancora più avanti, lo sbocco di una strada che scende da sinistra. Il tracciato continua in discesa, con una pendenza quasi costante. In fondo ad una leggera curva a sinistra, una cantoniera, poi una galleria. All’ingresso, solo i bassi cancelletti in metallo analoghi a quelli posti dinanzi le altre gallerie. Il percorso però non sembra procedere dentro di essa; piuttosto, si continua alla sua destra, come per la precedente.
All’imboccatura, la vegetazione è alta, e l’interno è parzialmente ingombro di ciarpame; a terra, un palo con il cartello “galleria non illuminata”. L’Ipotetico Ciclista scende di sella, ed entra in galleria a piedi, con l’illuminatore a LED. Qualche decina di metri oltre l’ingresso, dove il buio non consente la crescita della vegetazione, il fondo è molle. Più avanti sembra esserci dell’acqua; ma soprattutto, si intravede qualcosa di chiaro in fondo. Forse la galleria è stata murata più avanti; sembra comunque impossibile proseguire.
Uscito dalla galleria, l’Ipotetico Ciclista cerca di continuare il percorso lateralmente ad essa, ma dopo un po’ il sentiero si perde. Può solo ritornare indietro, e risalire dalla strada che aveva visto prima, e che sboccava a sinistra sul tracciato.
Risale allora prima il tracciato, poi la strada. Questa è estremamente ripida nel primo tratto, ma il fondo è in cemento. Più in alto la pendenza si riduce ed il fondo diviene asfaltato. Sono le 14:24 quando sbocca sulla statale, in corrispondenza di uno svincolo, sul cui cartello indicatore si legge “Strada Comunale Santa Barbara Chiusa La Vecchia”.

L’Ipotetico Ciclista imbocca la statale a destra. Il fondo è notevolmente sconnesso; il tracciato ferroviario è per certi versi migliore. Ha già percorso quasi 3 km e mezzo, quando vede una ripida strada dall’imboccatura larga, fiancheggiata da bassi muretti in cemento. Pensa di fare un ultimo tentativo prima di proseguire verso San Carlo su asfalto; la imbocca, ed inizia a scendere piano.
In fondo alla discesa un cavalcavia, poi la vista sia apre su un viadotto a destra, con le solite spallette di protezione. Scende sulla destra del cavalcavia, e lì sarebbe tentato di risalire il tracciato a ritroso, fino allo sbocco della galleria davanti alla quale si era arrestato; l’orologio segna però le 14:38, e non sa cosa lo aspetti più avanti. Si aspettava dei percorsi più semplici, e sebbene il dover ogni volta ritrovare la strada ad intuito sia stata un’avventura appassionante, una sorta di caccia al tesoro, l’Ipotetico Ciclista ne ha ormai più che abbastanza.
Gira allora a sinistra passando sotto il cavalcavia, e procede verso valle. Qui, tornano a farsi vedere gli odiosi quanto inutili pilastrini. Il percorso continua ad essere in costante discesa; dopo un po’, sulla destra, una cantoniera della quale sono rimasti solo due dei muri perimetrali.
Più avanti c’è stato evidentemente uno smottamento, ancora più avanti si passa su un ponticello, e continua la sua discesa a valle. In un breve tratto in curva ed in trincea c’è una pozza di fango abbastanza profonda; semplice da superare, e l’unico ostacolo che ha trovato da quando è di nuovo sul tracciato.
E’ sempre più vicino al fondovalle adesso, e la pendenza si riduce progressivamente; è quasi in piano quando un'altra strada, dall’aspetto analogo, alla sua destra, converge confluendo nel suo percorso. L’Ipotetico Ciclista sa che è il tracciato della Burgio-Castelvetrano; davanti a lui, in fondo, una casa cantoniera e la stazione di San Carlo. E sono le 14,47 adesso.


Dopo il passaggio a livello al km 95+474, il tracciato esegue un’ampia curva a destra; indi vi è un rettilineo in fondo al quale si trova la stazione di Chiusa Sclafani. E’ uguale a quella di Corleone, e come questa è stata ristrutturata, dipinta di un rosa meno accecante, ma anche in questo caso non sono state restaurate le iscrizioni e le tabelle.


La torre del rifornitore, il magazzino merci ed i servizi igienici esterni sono ancora presenti.



Oltre la stazione, dopo circa 300m vi è l’intersezione con la statale 118 che va verso San Carlo. Sono ancora presenti uno dei segnali di passaggio a livello e la cantoniera, la numero 14


anch’essa ristrutturata e dipinta dello stesso rosa della stazione.


Oltre la statale, di pista ciclabile non si parla più. Il tracciato è una strada rurale, tutto in discesa, lungo la valle del Malotempo, fino a San Carlo. Non vi sono tracce né di gabbionate, né degli antiestetici pilastrini di cemento; gli unici muri di contenimento presenti sono costituiti dagli originali muri di controripa.


Ed è probabilmente stata l’assenza di interventi incongrui a far si che il fondo resti prevalentemente asciutto anche in caso di piogge. L’unica alterazione rilevante è in corrispondenza del luogo ove sorgeva la garitta nr 15


al km 96+621, e della quale adesso non vi è traccia.

Dopo circa 700m da questa vi è il cavalcavia Onofrio


E’ ancora in buono stato, ed anche questo viene utilizzato per la viabilità locale. Una strada scende dalla statale verso la linea, ed un centinaio di metri prima di questa si biforca; una delle due diramazioni passa sul cavalcavia, l’altra sbocca direttamente nel tracciato.

In corrispondenza dello sbocco vi era una cantoniera, presente fino a pochi anni addietro, ma che ha subito un rapido e progressivo deterioramento.

I muri esterni sono ancora rintracciabili sulle foto satellitari del 2006



e fino al 2000 esisteva addirittura il tetto, ma adesso tutto ciò che resta è solo questo cumulo di sassi


e questa struttura, dalla parte opposta della strada, e forse relativa al passaggio a livello


Dopo meno di 300m inizia il viadotto Chiarello, lungo poco più di 100m; esso è stato dotato delle stesse spallette metalliche viste su ponti e viadotti da Corleone in avanti, anche se in cattivo stato.


A pagina 9 della “reazione descrittiva” si legge infatti( punto 8.4): Allo scopo di mitigare la differenza d’aspetto fra il nuovo ed il vecchio, gli eventuali elementi aggiuntivi saranno dipinti con una mano di antiruggine ed una di smalto acrilico per metalli, nel colore grigio “canna di fucile”. Il colore grigio chiaro delle spallette di tutti i ponti è dovuto all’antiruggine;è chiaro che lo strato di smalto acrilico non è mai stato apposto. Sulle spallette del viadotto Chiarello, evidentemente, anche la stesura dell’antiruggine è risultata carente; la colorazione rosso scuro di esse, è ruggine.


Il viadotto è in curva, al termine della quale vi è la galleria Passo Palisi


di 200m di lunghezza, il cui stile del portale è ancora diverso da tutte le precedenti


Non so se la galleria sia interamente percorribile; è sicuramente libera nei primi metri


L’accesso è comunque impedito da un muro, ed un muro analogo è presente all’imboccatura opposta, lato San Carlo.


Da qui comincia uno dei tratti in assoluto più suggestivi di questa linea. I successivi quattro chilometri non sono praticamente stati toccati. Il silenzio, la luce, l’atmosfera, ciò che rimane della linea, hanno reso indimenticabile quest’esperienza. Probabilmente, Lettore, starai pensando che io stia esaltando fino all’esagerazione ciò che ho visto e sentito. Sarà anche così; ma Ti assicuro che per me anche il solo essere giunto fin qui ha dato un senso alla ricostruzione.

Dallo sbocco della galleria, il tracciato decorre sempre sul versante Est della vallata, con una pendenza che escludendo brevi variazioni locali, è in media costante


Lungo di esso, i muri di controripa sono ancora integri


A meno di 500 metri si trova il viadotto Quarti Catalano, anch’esso in curva e lungo poco più di cento metri, che appare in ottimo stato.Sulle cornici di coronamento sono ancora presenti le spallette metalliche originali


Dopo meno di trecento metri, al km 99+028, si giunge all’ex galleria Cortese, lunga soltanto 16 metri. Era evidentemente scavata in un costone di roccia poco più alto della galleria stessa, una propaggine della collina che si protendeva proprio nella direzione del tracciato, impedendone l’ulteriore svolgimento. La volta della galleria e la parte di roccia soprastante sono crollati, e la galleria ha attualmente l’aspetto di una trincea; ma la presenza di bordi ricurvi e rivestiti da mattoncini ne rivelano l’originaria natura


Il crollo deve essere avvenuto tra il 1989 ed il 1994, come desumibile dalle foto aeree riprese in queste due date



Il tracciato continua in discesa per un chilometro, al termine del quale si trova l’imbocco della galleria Portella Grande. A meno di cento metri dall’imbocco della galleria vi è una casa cantoniera, la numero 17


E’ a due piani, e segue lo stile architettonico visto per le ultime. E’ in discrete condizioni; ovviamente non è stata ristrutturata. Sono ancora presenti gli isolatori di porcellana sui sostegni dei cavi della linea elettrica.

La galleria è lunga poco più di duecento metri; l’accesso è libero, solo le inutili "barre ruotanti di 90°" sono poste davanti all'imbocco


ancor più inutili, considerato che essa non è percorribile in quanto ostruita da un crollo ad una cinquantina di metri dall’imboccatura, prima del quale vi è una profonda pozza formatasi in seguito alle infiltrazioni d’acqua


D’altra parte, all’imboccatura opposta uno smottamento ha cancellato, per più di cinquanta metri, ogni struttura del tracciato , dove in luogo del rilevato vi è un acquitrino. Le stupide “barre trasversali ruotanti di 90°” qui sono così state poste a sessanta metri dal portale (!)


Questo è parzialmente sepolto nella parte bassa, e nascosto dalla vegetazione più in alto


Scendendo dalla galleria, l’unica traccia dei “lavori” relativi alla pista ciclabile rimangono i cancelletti; per il resto, la situazione è analoga a quella dell’ultimo tratto. Ed anche qui l’atmosfera è la stessa


Sono rimasti, intatti, anche i segnali di due passaggi a livello


ma qui non sono più costituiti dai cartelli con il teschio e le tibie. Qui, in conglomerato analogo ai segnali precedenti, sono però delle croci di Sant’Andrea alte quasi quattro metri


E passare, in silenzio, tra queste enormi segnalazioni che sorgono isolate nella campagna rende l’atmosfera ancora più suggestiva.


L’incanto si spezza non appena si giunge al viadotto Chiappanti, il cui imbocco Nord si trova al km 102 della linea


Appare in perfette condizioni, ma sulle cornici sono di nuovo presenti le spallette metalliche con la rete.

Subito dopo il viadotto si trova il cavalcavia Piscopo, anch’esso in ottime condizioni ed ancora in uso



analogamente a quanto visto per il cavalcavia Onofrio, si trova sul prolungamento di una strada proveniente dalla statale, che si biforca prima del cavalcavia e di cui una delle diramazioni si ricongiunge al tracciato




Dopo di esso, tornano a farsi vedere gli obbrobriosi, quanto inutili, pilastrini in cemento, per fortuna situati a distanze maggiori


A quattrocento metri dal cavalcavia vi è la cantoniera nr 18, l’ultima visibile prima di quella di San Carlo. Ma non so per quanto tempo resterà visibile, perché soltanto due dei quattro muri perimetrali sono rimasti in piedi


probabilmente, tra pochissimi anni ne resterà solo un mucchietto di sassi, come è accaduto per quella che si trovava cinque chilometri indietro.

Quest’ultimo tratto è caratterizzato da lunghi rettilinei, con una progressiva riduzione della pendenza


Dopo un chilometro e mezzo circa dalla cantoniera diroccata, vi è una frana; il fango ha invaso il tracciato ma, evidentemente anche per l’opera dei locali, il passaggio è comunque garantito. Poco più avanti, lungo una curva in trincea, il fango, per un breve tratto, è molto profondo; nella stagione invernale il passaggio per mezzi che non siano cingolati deve essere problematico. Oltrepassato questo tratto, restano meno di due chilometri a San Carlo. Vi è un breve rettilineo, una doppia curva, e poi un tratto pressoché rettilineo lungo un chilometro dopo il quale il percorso curva per entrare nel piazzale della stazione, dirigendosi a Nord-Est


Subito prima della curva avviene il congiungimento con la Burgio-Castelvetrano


Dopo la curva vi è la diciannovesima ed ultima cantoniera, ristrutturata e dipinta dello stesso improbabile rosa porcellino della stazione, e degli edifici di Chiusa Scalafani


Subito prima, all’intersezione con la statale, vi era un passaggio a livello;e si trovava a 105,500 km esatti da Sant’Erasmo.