domenica 10 novembre 2013

LA VIA DEI BORGHI.24: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. BORGO ARRIGO MARIA VENTIMIGLIA.


Borgo Ventimiglia: figli di un dio minore

Questa lapide ricorda l’eccidio di sette civili, vittime innocenti della follia della guerra, perpetrato dagli americani il 13 luglio 1943. Italiani che leggete, perdonate, ma non dimenticate.

Non posso introdurre il post, Lettore, citando la motivazione che condusse al conferimento della medaglia alla memoria, così come ho fatto per la maggior parte degli altri borghi. Arrigo Maria Ventimiglia, infatti, è sì un caduto in guerra, in quanto venne ucciso  nel dicembre del 1917 sul Monte Coston d' Arsiero; ma ciò non comportò l’attribuzione di alcuna medaglia al valore. Arrigo Maria Ventimiglia cadde sul Grappa come migliaia di suoi commilitoni, ricordati tutti insieme nel Sacrario di Monte Grappa. Perché allora menzionare proprio lui? Forse perché discendeva dai conti di Ventimiglia e baroni di Monteforte; ma credo che pochi sappiano chi veramente fosse, e della sua fine. Un eroe sottotono, insomma, non una stella di prima grandezza. Come non di prima grandezza era il borgo che venne dedicato alla sua memoria; borgo Ventimiglia è infatti l’unico borgo di tipo “B” la cui costruzione venne iniziata dall’ECLS come tale.

Posso però iniziare con un’altra motivazione, quella della presenza della lapide sul muro che cinge Borgo Ventimiglia




una lapide che ricorda l’inutile sacrificio di sette persone innocenti.  Sette persone cui non è stato concesso di giungere  al termine della loro vita naturale cercando di realizzare le loro aspirazioni o, almeno, di migliorare il proprio stato. Non eroi, solo vittime. Vittime che dopo essersi svegliate dall’ultimo sonno della loro vita, la mattina del 13 luglio 1943, si alzarono ritenendo di andare incontro ad un nuovo giorno, mentre invece stavano andando incontro al loro destino. Mentre il destino veniva loro incontro  su una Jeep americana, sotto le false sembianze della liberazione.

Non mi dilungherò ulteriormente su questa storia, anche perché, sebbene esista una testimonianza orale della vicenda (quella di Giuseppe Ciriacono, che, allora tredicenne, scampò al massacro), non vi è accordo né sull’andamento dei fatti, né, soprattutto, sulle motivazioni che spinsero i soldati americani a tale efferato gesto; certo è che delle due esortazioni incise sulla lapide (“perdonate ma non dimenticate”), è molto più facile seguire la seconda che la prima. Anche perché non si saprebbe bene chi mai si dovrebbe perdonare, considerato che gli autori dell’eccidio non furono mai identificati.

La motivazione che condusse alla determinazione di costruire in quella zona ed in quel periodo un borgo “B” è invece ben conosciuta, e consisteva nella presenza di 39 nuovi poderi con altrettante case coloniche, realizzate, dal Consorzio di bonifica di Caltagirone,  sulla base di un progetto che non è tra quelli redatti dall’ECLS




E proprio da una di queste case iniziò la sequenza dei fatti che condusse all’eccidio.

Il borgo si trova  in località Piano Stella, circa 5 km a sud del bosco di Santo Pietro, luogo del quale torneremo a parlare più avanti, e per più di un motivo. L’area era compresa nel Demanio Civico di Caltagirone, così fu l’Ente ad occuparsi della progettazione, e sempre a carico dell’Ente sarebbero state le opere di competenza privata.  

Il progetto originario dell’ing. Umberto Marino reca la data del 15 dicembre 1940, con un preventivo di spesa di £ 915 000. La richiesta di concessione, del 24 aprile del 1941, fu esaminata dal CTA nel luglio successivo, e venne deciso di apportare modifiche di poco conto al progetto. La gara d’appalto andò comunque deserta a causa dei prezzi non remunerativi. Il nuovo progetto fu ultimato in data 24 marzo 1942, ed il 30 aprile successivo Mazzocchi Alemanni firmò la seconda richiesta di concessione, per un preventivo di spesa di £ 1 795 000 (praticamente quasi doppio).

In attesa del decreto di concessione, i lavori di costruzione furono appaltati all’onnipresente Impresa SAI Ferrobeton, sia per quel che riguarda le opere di competenza statale, sia per quelle di competenza privata, consistenti,queste ultime, nella sola trattoria con rivendita. L’atto di sottomissione, per le sole opere di competenza statale, reca la data del  9 aprile del 1942.

Il borgo, come si è sottolineato, di tipo “B”, presenta un inusuale sviluppo planimetrico a forma d triangolo isoscele, in cui la base e l’altezza del triangolo rappresentano il sistema di viabilità interna, mentre i due lati rimanenti sono costituiti dalla provinciale SP2, e dalla strada interpoderale Santo Pietro




Contrariamente a quanto avviene per la maggior parte degli altri borghi ECLS, con è attorniato da eucalipti, bensì da pini


Comprende cinque edifici in tutto, disposti a racchiudere completamente una piazza trapezoidale, posta al centro del triangolo



 Il primo edificio posto  sul margine destro della piazza sarebbe stato adibito ad ufficio postale e caserma dei carabinieri


A pianta rettangolare e su due elevazioni, ospitava i servizi e l’alloggio del graduato a piano terreno


mentre il piano superiore era costituito unicamente da un alloggio, composto da tre camere, cucina e servizi


Sullo stesso lato della piazza si trova la scuola, a pianta irregolare, con il prospetto rivolto a Sud, che dava sulla strada che costituisce la base del triangolo



La costruzione, su singola elevazione, comprendeva due aule, due alloggi ed una terrazza per lezioni all’aperto


Un portico costituito da piattabande si trovava sul fianco che dava sulla piazza


in corrispondenza di esso, sul tetto, si sarebbe trovato un campanile “a vela”, probabilmente per una campanella che scandisse lo svolgersi delle attività didattiche





In corrispondenza della scuola, dalla parte opposta della piazza, si trovava l’edificio che avrebbe ospitato casa comunale ed ambulatorio medico



costituito da un corpo centrale, a pianta pressoché quadrata, su un’unica elevazione, sede degli uffici


con un portico ad archi su due lati


A sud del corpo centrale vi era un’ala separata, su due elevazioni


con ambulatorio al piano inferiore ed alloggio a quello superiore


Sempre sul lato Est della piazza si trovava il fabbricato che sarebbe stato destinato ad ospitare trattoria e rivendita


Il piano superiore sarebbe stato interamente costituito da un alloggio, con ingresso da scala esterna


In fondo alla piazza, a Sud, si trova la chiesa


E’ a navata unica


con sagrestia e torre campanaria, quest’ultima congiunta al corpo centrale tramite un arco rampante


non era prevista abitazione per il parroco. Posteriormente all’abside era previsto un locale adibito ad archivio


Sul sagrato avrebbe trovato posto una statua di SanPietro, in travertino d’Alcamo, commissionata allo scultore De Lisi


Avrebbe dovuto essere presente una fontana abbeveratoio, con fontanella centrale e due vasche laterali, ma non ho idea di quale fosse l’ubicazione prevista. Nella relazione del CTA, la descrizione è marcata con una doppia “X” segnata a penna; ne ho dedotto che la sua realizzazione dovesse venire stralciata in fase di ripresentazione del progetto, forse per contenere i costi


La struttura dei corpi di fabbrica è quella usuale: muratura di pietrame, con calcestruzzo cementizio per le fondazioni e malta cementizia per la muratura in elevazione; archi, piedritti e piattabande erano però previsti in calcestruzzo.

La consegna dei lavori avvenne il 22 maggio del 1942; il termine per la consegna sarebbe scaduto il 17 maggio 1943, ma 12 giorni prima della scadenza il termine venne prorogato al 15 agosto.
Ferrobeton tuttavia sospese i lavori il 10 luglio del 1943 ; il relativo verbale venne redatto in data 28 agosto 1943.

Lo stato dei lavori alla sospensione è desumibile sia dal contenuto di una comunicazione che il Consorzio di Bonifica di Caltagirone inviò all’ECLS l’anno successivo, sia dalla perizia del novembre del 1948 per la riparazione dei danni bellici, anche se tra le due descrizioni vi sono lievi discrepanze.
Quando i lavori vennero sospesi, gli unici edifici parzialmente completati erano la casa comunale e la trattoria; la chiesa presentava la muratura in elevazione fino ad una certa altezza (non è chiaro se tre o sei metri), mentre scuola e caserma si fermavano praticamente alle fondazioni.

Nel 1946, dopo tre anni di stasi, i  coloni della zona avanzarono la richiesta di completamento almeno della chiesa, offrendosi di trasportare con  mezzi personali i materiali per il completamento .
Nello stesso anno, e precisamente in data 4 dicembre, fu decretata, dall’Alto Commissariato per la Sicilia, la concessione  in sanatoria relativamente ai lavori eseguiti, per £ 917 000 .  I lavori furono quantificati in  £ 876 872,78, ma SAI Ferrobeton aveva avanzato delle riserve riguardo a maggiori costi di realizzazione e a spese di custodia; probabilmente, come per Borgo Guttadauro, era un modo per cercare di recuperare qualcosa di quanto eroso dall’inflazione. La cifra non era comunque ancora stata liquidata nel 1957, nonostante Ferrobeton avesse nel 1955 chiesto la almeno la liquidazione delle cifre sulle quali vi era accordo e nonostante la somma fosse stata finanziata già nel 1948 dalla Cassa di Risparmio all’Ente, sul quale continuavano a gravare gli interessi passivi.

Nel 1949 venne eseguito un intervento, minimo, di manutenzione per riparazione danni bellici. I lavori riguardarono chiesa, municipio e ambulatorio, e fabbricato alloggi. Il preventivo fu di circa £ 1 107 000.

L’anno successivo venne appaltato il completamento all’Impresa Arcovito Ing. Rosario. I lavori di completamento del borgo costarono £ 16 506 650,85, terminarono nel 1952; ma ancora nel 1960 non si avevano notizie sulla liquidazione all’Impresa.

Nel 1959 venne redatta una perizia di manutenzione; i relativi lavori iniziarono nel 1960; mentre questi erano in corso, nel 1961, venne redatta un’ulteriore perizia di manutenzione, l’ultima di cui esista documentazione negli archivi.

Non so se Borgo Ventimiglia  abbia mai erogato tutti i servizi per cui era stato previsto, né in quale forma. Sicuramente nei primi anni Cinquanta le lezioni venivano tenute in una casa colonica della zona; ed è solo in seguito all’istanza dell’insegnante, la maestra Bartolucci, che nel 1954 l’edificio scolastico venne consegnato al Circolo Didattico di Caltagirone.

Il borgo venne ceduto al comune di Caltagirone in data 27 aprile 1973

Attualmente, la condizione degli edifici appare ottima; né, come si può dedurre dalle immagini fotografiche, sono state introdotte vistose alterazioni rispetto ai disegni di progetto. Manca il campanile a vela su quella che sarebbe stata la scuola, e la piazza è stata trasformata in giardino, con un sistema di vialetti alla periferia dell’aiuola centrale.  Non vi è traccia della fontana, così come della statua di San Pietro, Non so se quest’ultima sia mai stata realizzata e trasportata al borgo; esistono però le fatture di pagamento all’autore relative a due acconti, del settembre 1942 e dell’aprile 1943.

Queste sembrano essere le uniche differenze rispetto al progetto originale.

Dal 2002 nel borgo ha sede una comunità per il recupero dalle dipendenze, “l’Oasi”; pertanto, esso attualmente è completamente recintato e chiuso da cancellate. Le regole imposte dalla comunità di recupero debbono avvalersi anche di questo.

“Figli di un dio minore” era il titolo  italiano di un film di Randa Haynes (Children of a Lesser God) che trattava della vita dei sordomuti. Persone a cui la vita non aveva voluto mettere a disposizione gli stessi mezzi, dare le stesse possibilità che aveva dato agli altri. Che non erano state dotate della stessa “divinità” concessa alla media delle persone.

Ragionare in questi termini è facile di fronte  alla menomazione fisica, ma diviene più difficile quando le disuguaglianze colpiscono progressivamente nel corso della vita, lasciando poche tracce visibili dall’esterno. Quando la vita comincia a togliere anziché a dare. Quando le alternative cominciano a ridursi fino ad annullarsi. Quando la dipendenza non costituisce una debolezza, ma l’ultimo rifugio.

Così, chi non si è trovato mai nelle medesime condizioni ha difficoltà a capire, e punta il dito. Ha difficoltà a capire la differenza che intercorre tra intraprendere una strada sbagliata, e trovare sbarrate tutte le strade “giuste”. Ritiene che tutte queste persone, indistintamente, siano un danno per la società, ma non riesce a considerare il danno che invece la società può aver  fatto loro.
Loro che avrebbero potuto fare un uso diverso della vita, traendo, come la media delle persone,  da essa maggiori soddisfazioni, e che invece trascorrono cercando di rimediare alle conseguenze di scelte precedenti. Anche loro, come tante persone passate per Borgo Ventimiglia, private della possibilità di avere una vita normale.

Anche loro, figli di un dio minore.


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