sabato 9 novembre 2013

LA VIA DEI BORGHI.23: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. BORGO FRANCESCO CARACCIOLO.


Borgo Caracciolo: il Medioevo nel ventesimo secolo

Così fra canti e suoni e una apoteosi carnevalesca si celebrava a Palermo il martirio di Napoli, mentre il cadavere dell'ammiraglio Caracciolo, galleggiante sulle acque, chiedeva invano sepoltura, e le teste dei patriotti repubblicani rotolavano giù dal palco; e col prezzo del sangue, per la favola del nome, si ribadivano a Bronte le catene del vassallaggio.

Questo passo è tratto dalle “Memorie Storiche di Bronte”, di Benedetto Radice. A Francesco Caracciolo non venne mai assegnata alcuna medaglia d'oro alla memoria: anzi,  fu impiccato ad un pennone della .propria nave, la Minerva. da Nelson (proprio quello il cui monumento si trova in Trafalgar Square, a Londra),  indi il cadavere, zavorrato, venne gettato in mare, con il preciso intento di negargli anche una degna sepoltura. Il corpo riemerse tre giorni più tardi, ed è per questo che le spoglie riposano nella chiesa di Santa Maria della Catena; puoi trovare sul Web la storia, narrata per sommi capi.






Pare che le uniche persone al mondo che provarono soddisfazione per una tale magnifica impresa siano stati, oltre a Nelson stesso, la di lui amante,  lady Hamilton, Ferdinando di Borbone e la consorte Carolina. 

Quattro persone in tutto, ma che avevano un potere decisionale superiore a tutti gli altri, a quello dei napoletani, ed a quello dei siciliani di Bronte. Siciliani di Bronte che solo da poco avevano estinto un debito ad interessi altissimi, contratto nel 1638 per affrancarsi dal potere del mero et mixto imperio esercitato dalla Corte Capitaniale di Randazzo. Potrai quindi immaginare la loro felicità, Lettore, quando Ferdinando di Borbone, solo venticinque anni più tardi, assegnò a Nelson il titolo di Duca di Bronte, ed insieme ad esso la Ducea, 7000 ettari di territorio, comprensiva delle persone che vi dimoravano. Pare che Nelson, contrariamente ai brontesi, sia stato felice dell'accaduto, tanto che sul cancello d’ingresso del castello possono ancora vedersi le lettere “N B” (Nelson Bronte) 



 La sua felicità fu tuttavia di breve durata, in quanto morí due anni dopo. La Ducea, ereditata dal fratello, giunse alla fine alla di lui figlia , Charlotte Mary Nelson, baronessa di Bridport,  che fu la prima a risiedere per qualche tempo a Maniace, ma senza giudicare particolarmente esaltante l'esperienza.  I Bridport discendenti furono più presenti,  ma qui furono i contadini della Ducea a non trovare particolarmente esaltante l’esperienza.  Perché i Bridport, Lettore, non si ritenevano proprietari di un latifondo in Sicilia; pensavano piuttosto di risiedere in un pezzo di Gran Bretagna che si trovava in Sicilia, come  se  la Ducea fosse una colonia inglese in territorio italiano. Ma se, nella loro idea, inglese era il territorio, non cosî era per gli abitanti, che più che cittadini inglesi erano considerati alla stregua di servi della gleba. Mario Carastro, in una pubblicazione disponibile sul sito Web “Bronte insieme”, riporta il calcolo eseguito da mons. Galati, per il quale al contadino  restava, in pratica, il 15% della produzione agricola. Il calcolo è fatto sull’equivalente di un ettaro  (cinque tumoli - un tumolo di semina, in quella zona, equivaleva a poco più di 2000 m² di terreno), ma la sostanza non cambia: anche su due ettari, al contadino sarebbero rimasti poco più di 300 kg di grano, da utilizzare per l’intera famiglia e per l’intero anno.

 Ho parlato di territorio italiano, Lettore, perché tale situazione, sebbene creata dai Borbone, restò immutata anche dopo l'unità d'Italia.

Fu questa quindi la condizione cui il governo fascista si trovò di fronte dopo aver preso il potere.

Nei primi anni di vita del regime, pare che i Bridport  fossero  contenti dell'ascesa al potere di Mussolini, e che nel 1937 addirittura tentassero di rivedere il loro rapporto con i gabelloti. Nel 1938 vennero conclusi i primi contratti di mezzadria, anche se l'estensione dei poderi era inferiore ai tre ettari.  e  nel 1939 vennero costruite, in un conato di adeguamento alla visione dell'agricoltura che il regime mostrava di avere, 25 case coloniche. A questi anni risalgono i debiti che la Ducea contrasse con il Banco di Roma, per far fronte agli impegni di miglioramento fondiario,

 L'anno seguente, tre eventi in rapida successione segnano il corso della storia della Ducea: l’entrata in guerra dell'Italia contro la Gran Bretagna,  il conseguente sequestro dei beni dei cittadini britannici  su suolo italiano, e la richiesta di esproprio della Ducea avanzata dall'ECLS. 

Sebbene qui i detrattori del fascismo abbiano da ridire, sostenendo che la Ducea fu confiscata in quanto proprietà di suddito nemico ricadente in territorio italiano, neanche questo corrisponde a verità: la Ducea venne espropriata, come accadde a tante altre proprietá, e quindi pagata dallo Stato Italiano ai proprietari inglesi, anche se parrebbe che questi non abbiano mai ufficialmente riscosso la cifra pagata dall’ECLS.  E vi é di più: lo Stato Italiano assunse su di sé l'onere debitorio che derivava dal passivo del latifondo.

Tieni presente, Lettore, che, ai sensi dell’art. 11 del Regio Decreto nr 247 del 26 febbraio 1940,  la possibilità di esproprio da parte dell’ECLS  era subordinata al parere tecnico di sussistenza delle condizioni per l’espropriazione, espresso dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste a mezzo decreto. Il Decreto Ministeriale sulla sussistenza delle condizioni che avrebbero legittimato l’esproprio venne promulgato il 3 novembre del 1940. 

Carastro afferma che l'esproprio fu perseguito dall'ECLS facendo ricorso ad, in realtà inesistenti,  inosservanze della legge sulla colonizzazione; ma da altre fonti sembra emergere una storia leggermente diversa, storia che alla fine condusse alla revoca del provvedimento di esproprio. 
Ciò che in effetti avvenne fu la ritrattazione da parte del Ministro dell'Agricoltura sulla sussistenza delle condizioni che determinavano la possibilità di trasformazione in senso agrario del fondo. Il Ministro aveva sancito la sussistenza di tali condizioni con il succitato DM del 3 novembre 1940, ma negò successivamente la posizione che egli aveva assunto dandone comunicazione al Prefetto di Catania, il quale revocò il provvedimento di esproprio in data 25 febbraio 1944. L'insussistenza delle condizioni che avrebbero consentito l'esproprio furono successivamente ufficializzate con decreto  datato 13 maggio 1946 a firma Gullo,  nel quale venne specificatamente decretata la definitiva sospensione dei lavori di Borgo Caracciolo: la motivazione addotta dal Ministro per tale ritrattazione fu il fatto che la decisione originaria era stata inficiata da detournement de pouvoir, in quanto il proprietario inglese rappresentava il nemico. 

Comunque, per quanto strano possa apparire, il regime non si comportò con gli eredi dei Nelson in maniera poi così diversa da come fece con altri cittadini italiani. I detrattori del fascismo sostengono che la riforma agraria fascista non espropriò niente a nessuno. Ma tu, Lettore, se mi hai seguito fin qui sai bene che ciò non corrisponde a verità; su questo blog, in qualche caso, ti sono stati addirittura mostrati i documenti relativi ad alcuni espropri. Sicuramente alcuni proprietari hanno avuto delle protezioni per evitare gli espropri; ma come abbiamo visto (e come vedremo ancora), é possibile che tali protezioni risiedessero nella "doppia anima" degli enti locali,  e non  nel regime. É certo che diversi proprietari vennero espropriati, così come é certo che già nel 1937 il regime costrinse i Bridport a miglioramenti fondiari; ma per quanto riguarda questi ultimi  la differenza fondamentale avvenne nel 1940, con l'espropriazione della Ducea e la creazione dell'azienda agricola Maniace.

A mio parere, Lettore, la vicenda risulta molto istruttiva. Riepilogando, nel 1940, probabilmente prima dell’ingresso in guerra dell’Italia,  l’ECLS chiede al Ministero di accertare se sussistano le condizioni per la trasformazione agraria del fondo Maniace. Il Ministero, anche se sicuramente dopo l’inizio delle ostilità, riconosce la sussistenza di dette condizioni, ed autorizza l’esproprio. Una volta persa la guerra, l’ex proprietario, cittadino di uno dei Paesi che avevano vinto il conflitto, chiede la restituzione della proprietà, ed il ministro che aveva riconosciuto la possibilità di trasformazione agraria del fondo ritratta la sua decisione. La ritrattazione viene ratificata e firmata dalla stessa persona che quattro mesi più tardi firmerà un decreto per la concessione delle terre incolte ai contadini.

Certo,  puoi facilmente immaginare quanto un regime assolutista, accentratore ed antiindividualista quale il fascismo era, sia stato felice di trovarsi in casa l'odiato nemico inglese; é chiaro però che qui risulta difficile da stabilire, una volta caduto il fascismo ed occupata l'Italia, quale delle due decisioni sia stata davvero inficiata. Un dato di fatto è che successivamente alla riforma del 1950 i territori della Ducea furono individuati come aree di riforma agraria; se in realtà il fondo non era suscettibile di trasformazione, come mai lo divenne meno di vent’anni dopo?

Quindi, lo Stato Italiano si comportò con gli inglesi, almeno a questo riguardo, come fossero cittadini italiani.

Fu una sola la debolezza alla quale il regime cedette, la rivincita simbolica che volle prendersi. Questa debolezza é appunto Borgo Caracciolo.

Non ovviamente il borgo di per sé; a mio modo di vedere lo Stato Italiano, così nella persona di Mussolini come in quella di chiunque altro, aveva non il diritto, ma il preciso dovere di sottrarre i suoi cittadini a quella servitù della gleba nella quale li mantenevano i Bridport. E considerata la strada che era stata intrapresa riguardo alle politiche agrarie, era nell'ordine naturale delle cose che venisse realizzato un borgo.

La debolezza sta nell'assegnazione del nome, che sapeva di rivincita su Nelson ed i suoi eredi, e nell' ubicazione, nel parco del castello ed esattamente di fronte a quello che per più di un secolo aveva rappresentato il palazzo del potere. Un peccato veniale, dopotutto, specie se paragonato alle condizioni in cui i Bridport avevano tenuto i contadini, ma che é sempre stato visto e continua ed essere visto come un'onta terribile. 
Abbastanza stranamente, l'aspetto che é sempre apparso più offensivo é quello relativo al nome. Raleigh Trevelyan scrive che la scelta del nome fu un deliberato insulto alla memoria di Nelson, mostrando probabilmente di avere le idee poco chiare riguardo alla differenza che possa intercorrere tra insultare la memoria di chi ha barbaramente ucciso qualcun altro, e rendere omaggio alla memoria di chi é stato barbaramente ucciso; ciò non toglie che in effetti il regime abbia  voluto rimarcare quella che appare come una vistosa macchia nella biografia dell’eroe di Trafalgar.

La scelta dell'ubicazione, sebbene anch'essa percepita come un insulto, venne sottolineata forse con meno enfasi. L'area scelta per il borgo fu infatti lo stesso parco del castello, ad una distanza di una trentina di metri da esso. La strada che conduceva al castello vedeva ad un tratto le mura e l'ingresso di esso in corrispondenza del margine destro, ed il borgo poco più avanti, sul margine sinistro. Occorre dire che ci si prodigò abbastanza affinché tutta l'operazione risultasse funzionale alla propaganda



Sempre i detrattori del regime sostengono che la creazione dell'Azienda Agricola Maniace sia stata solo una faccenda di propaganda. Sarà anche stato così, ma per i servi della gleba della Ducea sarà stata una meravigliosa propaganda quella che consentiva loro di passare  da poderi di tre ettari a  poderi di quindici, da pagghiari a case vere, dalla morte per qualunque tipo di malattia all’assistenza  medica,  dalla rovina familiare per qualunque incidente all’assicurazione  previdenziale; e tutto questo sebbene ci si trovasse già in pieno periodo bellico.

La richiesta di concessione di Mazzocchi Alemanni  é infatti del 20.6.1941; i lavori vennero però concessi in sanatoria dall’Alto Commissariato della Sicilia in data 4.12.1946.

Il progetto, a firma dell'architetto Francesco Fichera, é datato 20 maggio 1941.

L’approvazione del CTA è del 1 luglio 1941; vi fu una riformulazione del progetto per l’adeguamento ai nuovi prezzi, ma con il mantenimento della spesa complessiva per £ 4 280 000 che fu approvato il 4.12.1942.

Il decreto prefettizio contenente la richiesta di esproprio è del 19 settembre del 1941.

L'appalto fu dato all'Impresa Castelli di Roma, per £ 4 280 000; tieni a mente questa cifra, Lettore, in quanto essa riveste un significato particolare in altre vicende relative ai borghi ECLS. L’incarico della direzione dei lavori fu affidato allo stesso Fichera; la consegna del lavori avvenne il 1 ottobre del 1941.  L’atto di sottomissione fu sottoscritto il 10 ottobre del 1941, ed il contratto il 6 aprile del 1942.

L'impianto del borgo era per certi versi assimilabile a quello di Borgo Lupo, con due piazze adiacenti di cui una dominata dalla Casa del Fascio era chiusa da quattro lati; Fichera si riferisce ad essa come “piazza principale” e vi trovavano posto quasi tutti gli edifici  nei quali in qualche modo si svolgeva attività istituzionale





La seconda piazza è definita “piazzetta rurale" ed era la sede, in pratica delle attività commerciali; l’unica eccezione è costituita dalla caserma, che a Borgo Caracciolo si trovava in un edificio separato da quello delle poste. A  Sud delle due piazze si apriva un largo piazzale , ai margini del quale  si trovavano due edifici, l’ambulatorio veterinario ed un altro che non è stato identificato




 L’assonometria è qui riportata, con la numerazione relativa agli edifici; questa è stata desunta dal riepilogo della stima dei lavori. Nel riepilogo ne sono enumerati dodici con numerazioni da uno ad undici (Casa Sanitaria e Lavanderia sono entrambe riportate come nr 4 ). Dieci edifici sono inequivocabilmente identificabili, il nr 11, che corrisponde all’ambulatorio veterinario, dovrebbe identificarsi con la costruzione posta al margine Ovest del piazzale a Sud.

1)            Portici
2)            Casa del Fascio e Podesteria
3)            Uffici dell’Ente
4)            Casa Sanitaria (fabbricato)
4bis)       Casa Sanitaria (lavanderia)
5)            Scuole
6)            R. Poste
7)            Trattoria e Rivendita
8)            Alloggio impiegati
9)            Case artigiani
10)          Carabinieri
11)          Veterinario

Nel documento non viene fatta menzione di alcun numero 12, che avrebbe dovuto corrispondere alla palazzina visibile sul margine Est del piazzale.
Non vi è chiesa, in quanto per le funzioni religiose il riferimento sarebbe stato la Chiesa di Santa Maria di Maniace, all’interno dell’ex abbazia, per la manutenzione della quale era previsto un progetto a parte. La chiesa si trova a pochi metri di distanza dall’ingresso del castello, e quindi meno di cento metri di distanza da quello che sarebbe stato il centro della “piazza principale” di Borgo Caracciolo.



Come per gli altri borghi ECLS, la struttura era in muratura portante, qui realizzata in conci di pietra lavica, anche se nonostante il periodo, alcune strutture portanti della Casa del Fascio vennero realizzate in calcestruzzo armato


questa è una delle travi della Casa del Fascio





La presenza di queste grandi strutture in calcestruzzo armato in un periodo in cui altrove si faceva totale ricorso al legno è forse l’aspetto in cui è maggiormente evidente il significato propagandistico del borgo, per costruire il quale il regime trascurò completamente le difficoltà di approvvigionamento relative al periodo bellico
Anche le scale erano in calcestruzzo; i solai erano in laterocemento. Gli edifici presentavano una zoccolatura in pietra all’attacco a terra, per l’intero perimetro.




Molti edifici avevano un bugnato angolare a punta di diamante, in pietra artificiale, con bugne di grandi dimensioni 




Era previsto l’uso della pietra artificiale anche per realizzare gli archi di ingresso.

I lavori iniziarono il primo ottobre del 1942; procedettero tra molteplici difficoltà connesse allo stato di guerra, e furono sospesi il 10 luglio del 1943, con la proclamazione dello stato di emergenza, prima che il Borgo venisse ultimato. Il verbale di sospensione venne sottoscritto il 10 luglio del 1944. 

Purtroppo, riguardo a quello che sarebbe stato l'effettivo aspetto del Borgo alla sospensione dei lavori non vi é documentazione. Praticamente non esistono fotografie soddisfacenti, e  negli archivi ESA non vi sono disegni, planimetrie o tavole di progetto. E rimasto molto negli archivi dell'architetto Fichera, che ha consentito al prof. Sapienza di illustrare  in dettaglio, nella sua monografia, le tecniche costruttive utilizzate.

E l’assenza di documentazione non consente di avere un’idea precisa non solo di quanto sia stato effettivamente realizzato, ma anche dell’aspetto che il sito avrebbe avuto.

Infatti, in seguito all’occupazione della Sicilia, I Bridport pretesero dalle Autorità alleate la restituzione della proprietà, e così avvenne. La popolazione della Ducea ripiombò nel Medioevo, ciò che fece definire a mons. Galati il periodo dell'azienda Maniace come "una breve, strana, felice parentesi". I tentavi di applicazione della legge di riforma agraria del 1950 furono nuovamente contrastati dagli eredi di Nelson; l’Ente, come ECLS prima e come ERAS dopo il 1950, continuò a rivendicare con forza la proprietà del fondo. Ciò avvenne fino al 5 luglio 1957, quando il tribunale di Catania sancì definitivamente la legittimità della revoca dell’esproprio, rigettando la richiesta di risarcimento da parte dell’Ente. Tra le motivazioni che determinarono tale rigetto, un ruolo fondamentale rivestì l’assunto per il quale l’Ente, trovandosi in posizione di dipendenza rispetto al Ministero, non avrebbe potuto assumere posizioni difformi da quella di quest’ultimo, il quale aveva già riconosciuto l’illegittimità dell’esproprio: “la posizione di dipendenza in cui l’ente trovasi rispetto allo Stato nell’adempimento dei compiti che gli vennero attribuiti non comporta che esso orienti la sua attività in maniera tale da assumere posizione di contrasto con lo Stato fino al punto da far sorgere per esso una responsabilità di fronte ad altro soggetto di diritto internazionale verso il quale è vincolato dalla forza cogente della decisione surriferita”.

Tuttavia la stabilità del nuovo regime di governo e l’assenza di aiuti provenienti da terze parti, quali quelli forniti dalle autorità alleate nell’immediato dopoguerra,  condussero alla fine alla capitolazione dei Bridport ed alla vittoria degli agricoltori. Se ancora nella mappa che mostra la condizione aggiornata al gennaio del 1956 Borgo Caracciolo risultava ultimato, sebbene nessuna zona di riforma fosse compresa nel raggio di influenza




nel settembre del 1963 si verificavano le prime assegnazioni dei terreni espropriati alla ducea;  la "medievalitá" degli eredi dei Nelson non poté allora che simbolicamente esprimersi  nella demolizione degli edifici del borgo  affinché su di essi non si posassero "i preziosi occhi della duchessa". 

Spesso nella storia dell’umanità l’ottusa distruzione di oggetti simbolo dell’avversario ha contrassegnato la fine delle ostilità, a completamento o in sostituzione di queste; così, nella primavera del 1964, nello stesso anno in cui vedeva la luce il linguaggio di programmazione BASIC, il Mariner 6 inviava le immagini di Marte ed i Beatles suonavano Let it be, i Bridport cercavano di perpetuare il medioevo accanendosi con le ruspe contro gli edifici di Borgo Caracciolo, radendoli al suolo e coprendo di terra le macerie.

 La distruzione del Borgo ha reso eterna l’incertezza riguardo a quale fosse l'effettivo stato dei lavori all'atto della sospensione. Dal certificato di collaudo e dalla relazione sullo stato di consistenza dell’azienda che l’AMGOT richiese all’ex amministratore della Ducea, nonché vicedirettore della sede di Catania del Banco di Roma, il cav. Luigi Modica, sembrerebbe potersi desumere che erano stati realizzati almeno in parte tutti gli edifici intorno alle due piazze. Il prof. Sapienza, invece, riporta come testimonianze orali dipingano una situazione ben diversa.

Dal certificato di collaudo risulterebbe che sia stato dato almeno inizio a tutti gli edifici previsti intorno alle due piazze; i saggi, alla presenza di due testimoni,  vennero eseguiti su portico, Casa del Fascio, uffici dell’Ente, Casa Sanitaria, scuola, ufficio postale e caserma dei carabinieri.

 Dalle testimonianze raccolte sembrerebbe invece che si sia dato inizio solo alle  costruzioni che avrebbero circondato la piazza principale realizzando l'ufficio postale, la prima elevazione di scuola, Casa del Fascio e Casa dell'Ente, e la zoccolatura del portico.

Su uno dei documenti presenti sul sito "Bronte insieme" (l'azienda agricola Maniace)  vengono riportati parte dei contenuti della relazione che il Cav. Luigi Modica redasse per l'AMGOT. La descrizione che viene fornita è questa:

Edificio 1 - porch (portico): nella parte centrale fondazioni e pavimentazione a piano terra; nelle parti murature elevate sino ad oltre 1,8m dal pavimento del 1° piano. 

Edificio 2 -
town hall (casa del fascio): piano terra completato e coperto con il solaio del 1° piano.

Edificio 3 - offices of the Ente (Casa dell’Ente): piano terra completato e coperto con il solaio del 1° piano. 

Edificio 4 -
(casa sanitaria): fondazioni; edificio 4bis - laundry (lavatotio?): fondazioni. 

Edificio 5 -
post office (ufficio postale): meta’ edificio completo; l’altra meta’ con porte e finestre provvisorie; edificio completo di intonaci interni ed esterni. 

Edificio 6 - 
schools (scuole): parte ad un piano completa; parte a due livelli completo sino al solaio del 1° piano

Edificio 7 -
inn (trattoria e rivendita): e’ anche la locanda. edificio completo al rustico con tetto pronto a a pie’ d’opera; soffitti e tramezzi interni completi. 

Edificio 8 -
employes houses (alloggi impiegati): edificio completo di soffitti, tramezzi, intonaci interni ed esterni; tetto pronto a pie’ d’opera. 

Edificio 9 -
artigians workshop and dwelling (case artigiani): edificio completo di soffitti, tramezzi, intonaci interni ed esterni; tetto pronto a pie’ d’opera. 

Edificio 10 -
caserma RRCC (carabinieri): edifico completo come edificio 9.

 La parziale contraddizione tra le fonti é riportata sia dal prof. Sapienza, sia sul sito "Bronte insieme" ed e definita dal primo, nella sua monografia, come "Una incongruenza che non e stato possibile chiarire". Né una delle pochissime fotografie reperibili con relativa facilità è d’aiuto, in quanto il Borgo risulta visibile solo in parte, a destra, all’estrema periferia dell’immagine





E’ inoltre verosimile che l’immagine sia stata ripresa quando ancora il borgo era in costruzione, in quanto non sembra visibile alcuna struttura riferibile alla Casa dell’Ente che pure, secondo tutte le fonti, sarebbe comunque stata realizzata




Senza pretendere  di giungere ad alcuna conclusione definitiva, cercherò di dare un piccolo contributo al riguardo.

Dove sorgeva il borgo si vedono solo cumuli di macerie,  e  resti della muratura in elevazione dei vari edifici; in molti casi si tratta di residui della zoccolatura. Quando visitai il sito, senza riferimenti precisi, senza misure e senza planimetria, non mi fu possibile neanche avere un'idea riguardo a cosa stessi osservando e fotografando.

Risulta però relativamente agevole determinare le posizioni dalle quali vennero eseguiti gli scatti fotografici, nonchè le relative direzioni, basandosi sulle strutture esistenti e sulla direzione dei raggi solari.

Sulle foto aeree e satellitari si scorge ancora bene la delimitazione dell'area sulla quale insistevano le strutture del borgo





Con differenti elaborazioni, nelle foto satellitari meno recenti (quando la vegetazione era più rada) sembra potersi intuire addirittura la posizione di alcuni edifici.



Sovrapponendo la rappresentazione assonometrica con le riprese satellitari diviene quindi possibile avere un'idea precisa riguardo a dove si trovavano o si sarebbero trovati i fabbricati


Avendo un riferimento relativo al luogo ed alla direzione degli scatti fotografici diviene allora possibile capire cosa si sia ripreso. Questo é il risultato:



E queste sono le riprese corrispondenti alla numerazione:

Foto 1: Casa del Fascio, retroprospetto



 Foto 2: Casa del Fascio ed uffici dell’Ente



 Foto 3: Casa del Fascio e torre



Foto 4: uffici dell’ECLS



 Foto 5: uffici dell’ECLS e Casa del fascio



Foto 6: uffici dell’ECLS e Casa del fascio



Foto 7: uffici dell’ECLS e Casa del fascio visti dalla Casa Sanitaria


Foto 8: uffici dell’ECLS e Casa del fascio



Nelle ultime tre immagini è visibile ciò che resta della scala interna della Casa del Fascio



indicata qui nella sezione longitudinale



Foto 9: Scuole



Foto 10: Ufficio Postale dalla piazzetta rurale



Foto11: Caserma Carabinieri da piazzetta rurale



Foto12: Prospetto Caserma Carabinieri



Foto13: Prospetto Caserma Carabinieri



Foto14: Trattoria e Rivendita



Foto15: Caserma Carabinieri



Foto16: ingresso



Foto17: viale tra portico e muro di confine



Foto 18: Casa del Fascio da piazza principale



E basandosi su tali riferimenti è possibile comprendere quali siano le strutture visibili nelle altre inquadrature







Ció che attualmente si vede concorderebbe quindi con quanto riportato nelle relazione per l’AMGOT. Era stato dato inizio alla costruzione di praticamente tutti i fabbricati che attorniavano le due piazze. E' ovvio che dai ruderi non può essere arguito quanto, di ognuno, fosse stato realizzato.  L’ufficio postale, che come riporta il prof. Sapienza, ospitò l'ostetrica, sarà necessariamente stato agibile in quanto, in qualche modo, deve aver funzionato. Venne acquistato lo strumentario chirurgico, e l'ostetrica ottenne una certificazione, ad uso concorsuale, relativa al servizio prestato dal 1 luglio del 1941 al 30 novembre 1942.



Nella citata pubblicazione di Carastro è però riportato che il servizio venne svolto in un edificio in contrada Balzitti,  precedentemente  adibito a caserma dei Carabinieri; ipotesi sicuramente plausibile considerato che i lavori di costruzione del borgo iniziarono il 1 ottobre del 1942.

A distanza più di un anno dalla scrittura del post, però, e precisamente nel gennaio 2015, ho portato a termine l'azione più logica da eseguire, alla quale avrei dovuto pensare dall'inizio. Se è vero che non esistono fotografie del Borgo, è pur vero che esistono foto aeree dell'area. Dopo essermi procurato un'aerofoto del 1954, che quindi si colloca temporalmente esattamente a metà tra la costruzione e la distruzione di Borgo Caracciolo, ho potuto avere conferma della correttezza delle mie supposizioni. Ciò che si vede, infatti, sebbene con qualche incertezza (la risoluzione è bassa) troverebbe corrispondenza con quanto contenuto nella relazione che il Modica redasse per l'AMGOT, con due apparenti differenze. La prima riguarda la scuola, la cui copertura a tetto risulta presente anche sulla parte  che si sviluppa su due elevazioni. La seconda riguarda la caserma, che sembrerebbe invece priva di tetto; ma questo potrebbe essere dovuto al degrado dell'edificio, intercorso nel decennio che separa la foto dalla sospensione dei lavori.


Questo, tra l'altro, confermerebbe l'ipotesi che la fotografia mostrata prima, nella quale è ritratto uno scorcio del borgo, venne ripresa durante i lavori di costruzione, in quanto è evidente l'assenza della copertura a tetto sulla scuola.

Detto ciò, credo che rimanga poco da dire ancora sul Borgo.

Ciò che desta particolare impressione nella vicenda di Borgo Caracciolo è il contrasto abnorme tra le situazioni reali e la loro gestione formale. Da un lato la miseria dei contadini e l’arretratezza in cui venivano fatti vivere, dall’altra l’asettico, formale, linguaggio burocratico con cui le vicende relative al Borgo vengono descritte nei documenti. Leggendo le relazioni ed i verbali, Lettore, si potrebbe pensare che siano contemporanei, redatti nel ventunesimo secolo. A questo fa da contraltare la condizione degli agricoltori; per essi, sempre, solo ed ancora Medioevo.

Nel sito, non più esistente, di Joshua Samuels, egli concludeva la sua descrizione di Borgo Caracciolo scrivendo “Duke: 1 , Duce: 0”, intendendo che la partita tra i Nelson ed il Fascismo si concludeva con la vittoria dei primi. Ma a ben pensarci, forse la distruzione del borgo intitolato a Caracciolo simboleggerebbe un’altra, ben più cocente, sconfitta; forse Samuels avrebbe dovuto scrivere: “Nelson: 2 ,  Caracciolo: 0”, ad indicare che Nelson era riuscito a prevalere su Caracciolo per due volte, la prima fisicamente e la seconda emblematicamente. 

Ma nonostante l’apparente vittoria dei duchi di Bronte, negli anni successivi, il territorio della Ducea verrà progressivamente eroso fin quando nel 1981 gli ultimi eredi dei Bridport venderanno al comune di Maniace parco e castello. Davanti al quale, in assenza di immagini e documenti, i ruderi continueranno a svolgere il ruolo di guardiani del ricordo della “breve, strana, e felice parentesi”. 

A meno che, Lettore, non venga realizzato il progetto già presentato che prevede la ricostruzione degli edifici sulla base delle mappe catastali, o peggio ancora, la realizzazione di campi di golf. In questo caso, anche gli ultimi testimoni della felice parentesi verranno definitivamente tacitati. Ma fatalmente, il ricordo del Borgo sopravvivrà comunque nel ricordo dei drammatici eventi che lo hanno generato. 

Nel 1996, uno dei discendenti di Francesco Caracciolo si dichiarò disposto ad una riconciliazione se avesse ricevuto scuse ufficiali dagli eredi di Nelson. Una formalità, ben poca cosa se paragonata ad un assassinio; ciononostante, la richiesta non ebbe riscontro. 
Il Duca avrà anche vinto una volta contro il Duce, e due volte contro Caracciolo; ma in trecento anni non è stato in grado di rimediare a ciò che aveva fatto. E, a prescindere da ciò che ne è stato della Ducea, al termine delle vicende che coinvolgono i due personaggi, è stata la Storia a proclamare vincitore Francesco Caracciolo








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