mercoledì 4 luglio 2012

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Palermo-Corleone-Burgio.Parte settima:da Corleone a Tarucco



L’Ipotetico Ciclista


L’Ipotetico Ciclista guarda un edificio color rosa fragola, probabilmente sede di una scuola per bambini a giudicare dai giochi presenti nella parte retrostante; e deve essere la stazione in quanto, a parte la colorazione, è assolutamente simile alla stazione di Godrano. Sono presenti altri edifici, ma non si vede torre del rifornitore come quella di Ficuzza.
Oltrepassa il gruppo di edifici, e continua, in discesa, lasciandosi sulla sinistra quello che è evidentemente il cimitero di Corleone. Non vi sono segnali, ma in fondo vede un viadotto che, per stile, è chiaramente riconducibile alla ferrovia. Poco più avanti vede i cartelli che segnano l’imbocco della pista ciclabile.
Dopo aver oltrepassato il ponte, un rumore crescente di motore lo spinge a fermarsi sul bordo della pista. Poco dopo gli sfrecciano accanto due moto da enduro ed un quad. Continuando, passa al di sotto di un cavalcavia e percorre un rettilineo fiancheggiato da abitazioni, fin quando un cartello non lo avverte dell’attraversamento di una strada aperta al traffico.
L’Ipotetico Ciclista attraversa la strada e continua dal lato opposto. Dopo qualche decina di metri il tracciato semplicemente svanisce; ricorda allora di aver letto qualcosa sulla “Relazione Progetto” del sito carta.paesaggiosicilia.it riguardo ad una frana dopo Corleone, ed al fatto che il traffico della pista ciclabile sarebbe stato dirottato sulla provinciale. Torna indietro, ma non vede alcun tipo di segnalazione; decide allora di seguire la provinciale. La direzione è obbligata: occorre andare a destra, in quanto a sinistra si rientra a Corleone. Dopo circa due chilometri vede le strisce gialle ed i cartelli che segnalano l’intersezione con la pista ciclabile. Alla sua sinistra vi è una casa cantoniera, diversa dalla precedente, ma inconfondibile nello stile, a ridosso della quale decorre una strada sterrata; questa continua alla sua destra, oltre la provinciale. L’Ipotetico Ciclista imbocca allora la strada a destra. Lungo di essa vi sono alcuni cancelli, ingressi ad abitazioni, ed il fondo non è cattivo; ma dopo qualche centinaio di metri il fondo peggiora, divenendo estremamente irregolare. La pendenza va progressivamente aumentando, mentre il fondo peggiora ulteriormente. Dopo aver percorso circa un chilometro, l’Ipotetico Ciclista si rende conto che la pendenza sarebbe eccessiva per un tracciato ferroviario; oltretutto la strada punta decisamente a Nord, verso il fondovalle, mentre il percorso avrebbe dovuto dirigersi ad Ovest.
Ancora una volta interdetto, l’Ipotetico Ciclista torna indietro, esce sulla provinciale, e procede ulteriormente su di essa. Più avanti, sulla sinistra, ritrova i cartelli segnalatori dell’imbocco della pista ciclabile, lungo la quale tornano a farsi visibili i pilastrini segnalatori della proprietà demaniale. Il sole è più alto; l’orologio segna le 10,21. L’Ipotetico ciclista è ormai in attività da quasi quattro ore e mezza, sebbene tipologia e modalità dell’attività siano state abbastanza diverse da ciò che immaginava; così, mangia un paio di barrette e beve, prima di imboccare il nuovo tratto di pista ciclabile.
Sono le 10,32 quando riprende; il fondo è buono e si è ritemprato, così procede più velocemente. Passa sotto un cavalcavia, indi accanto ad un edificio, poi ad un altro, questo ristrutturato. Dopo quest’ultimo, il fondo comincia a peggiorare; è ricoperto di fango misto a sterco, e vi sono dei crolli parziali. Adesso il fondo è cattivo, ma il percorso è in discesa ed in lontananza si vede una stazione. Al termine della discesa vi è una curva a destra, indi un viadotto; l’ingresso al viadotto è chiuso, e l’Ipotetico Ciclista sarebbe costretto a scendere lateralmente al viadotto per guadare il corso d’acqua sul quale esso passa. Non è un impresa impossibile, ma l’acqua è fredda e torbida, e l’operazione è fastidiosa. L’Ipotetico Ciclista preferisce tentare di oltrepassare i rudimentali cancelletti che sbarrano l’accesso al viadotto; l’orologio segna le 10:57 quando si trova dall’altra parte. Continuando, il fondo è per un tratto molto fangoso, poi torna ad essere asciutto. Passa davanti la stazione che aveva visto, e prosegue.
Il percorso adesso è in discesa, ed il fondo è asciutto; ancora più avanti trova diverse pozze di fango che lo costringono a rallentare. Il fondo poi torna asciutto, e diviene addirittura asfaltato quando comincia a vedere un edificio evidentemente parte della ferrovia. Giunto in corrispondenza di esso riesce ancora a leggere la scritta “TARUCCO”. L’orologio segna le 11:19: l’Ipotetico Ciclista, nonostante la preparazione tecnica ed atletica, non è riuscito a raggiungere la media di 10 km/ora.


La stazione di Corleone è stata ristrutturata, tinta di un discutibile rosa fragola


Sono stati ristrutturati anche la rimessa locomotive


ed un edificio di servizio, ma non è più presente la torre del rifornitore. Oltre la rimessa locomotive, il tracciato continua lungo una strada asfaltata, aperta al traffico fino a poco oltre il cimitero. Questa ricalca grosso modo l’andamento della linea, ma dubito che sia stata realizzata sulla sede stradale; è probabile che il reale percorso della linea si trovasse qualche decina di metri più a SudOvest, nell’area sulla quale si trova l’impianto di depurazione. Poco più avanti ricompaiono i cartelli che segnalano la pista ciclabile, ma non i pilastrini che delimitano la zona demaniale. A circa 600m dalla stazione si trova il ponte Sant’Agata


e subito dopo un cavalcavia


Dopo poco più di un chilometro dalla stazione, il tracciato incrocia una strada asfaltata (provinciale? Non esiste segnaletica al riguardo); esisteva qui un passaggio a livello con casa cantoniera, e sede di posto telefonico di linea. La cantoniera è ancora presente


in buone condizioni e completa di forno esterno, ma in uno stile completamente diverso da quella di Misilmeri, o di quelle che verranno. E’ ad un solo piano, allungata, sullo stesso stile delle fermate di Bifarera e Scalilli. Sulla documentazione dell’epoca, è segnata come “cantoniera 1”; pare quindi che la numerazione sia separata, per gli edifici di servizio del tronco Palermo-Corleone, e per quelli del tronco Corleone-San Carlo, realizzato successivamente.
Oltre la provinciale, il tracciato può essere seguito per meno di cento metri; una frana di notevoli dimensioni ne ha completamente cancellato ogni riferimento per una lunghezza di poco meno di 400 metri, dopo i quali ricompaiono fosse di guardia e muri di controripa. A poco più di due chilometri dalla stazione si trova l’imbocco della galleria San Calogero, la cui cornice segue uno stile architettonico (profilo ogivale con bordo rivestito di mattoncini rossi) analogo a quello della galleria Portella di Cervo o del cavalcavia dopo il ponte Sant’Agata


probabilmente, anche la galleria di Bolognetta doveva avere un aspetto analogo. La galleria, lunga 150 metri, appare in discrete condizioni, ed è percorribile


All’imbocco Ovest è presente un cartello che segnala “galleria non illuminata”. le parti precedente e seguente la galleria (ed ovviamente la galleria stessa) costituiscono uno dei pochi tratti del percorso che conservano ancora l’aspetto tipico del tracciato ferroviario dismesso


Poco più avanti della galleria vi sono due crolli, uno dei quali interessa la strada quasi per l’intera larghezza. Il tracciato attraversa quindi la provinciale, e vi era qui un passaggio a livello, con cantoniera e posto telefonico di linea; la cantoniera, con forno esterno ancora presente e in buone condizioni, è a due piani


Il tracciato si identifica con la strada sterrata dall’altra parte della provinciale solo per il primissimo tratto; eseguiva poi una curva a sinistra, decorrendo in quelli che attualmente sono terreni privati, per attraversare nuovamente la strada in corrispondenza di un abbeveratoio che si trova più avanti lungo la provinciale.


Oltre l’abbeveratoio tornano a farsi vedere i pilastrini di cemento, sebbene i cartelli che avvertono dell’attraversamento della pista ciclabile siano posti prima della cantoniera. Imboccato questo tratto, dopo circa un chilometro e mezzo si percorre il viadotto Madonna delle Vigne


indi si passa al di sotto di un cavalcavia


per giungere più avanti alla fermata Censiti. Questa è in pratica una cantoniera


che infatti risulta la 3 nella numerazione progressiva, ed è ancora in discreto stato di conservazione; presso di essa vi era posto telefonico di linea, sebbene la distanza chilometrica del PTL e della fermata risulti leggermente diversa.


Tra la fermata Censiti e Ridocco vi sono meno di due chilometri, lungo i quali vi erano numerosi passaggi a livello; dei relativi segnali non è rimasto praticamente nulla.


Vi sono anche diversi passaggi in trincea


La fermata di Ridocco è anch’essa una cantoniera a due piani (la nr 4); era in condizioni peggiori di Censiti, ma è recentemente stata ristrutturata


Dopo poco meno di due chilometri si giunge all’imbocco del viadotto Batticano; il viadotto è pericolante, ne sarebbe precluso l’accesso. Nella “relazione descrittiva” presente sul sito carta paesaggio.sicilia viene definito “in fase di restauro a cura del comune di Campofiorito”; in realtà l’unico intervento eseguito consiste nel puntellamento della struttura per evitarne il crollo, ma nessun tentativo di ripristino è mai stato iniziato


Il viadotto è pertanto soggetto ad ulteriore degrado per l’azione degli agenti atmosferici, e probabilmente finirà per crollare comunque. Attualmente può essere percorso a piedi


ma non in bicicletta; lo farebbe l’Ipotetico Ciclista, ma sicuramente non l’utente medio. Oltre il viadotto, prima della stazione di Campofiorito, il tracciato è utilizzato per la viabilità locale; ma il fondo è argilloso e durante il periodo piovoso lo strato di fango è tale che è difficile da percorrere con mezzi che non siano fuoristrada


La stazione di Campofiorito


E’ stata ristrutturata, ma come per le precedenti ristrutturazioni non sono state conservate le iscrizioni originali; sono però state conservate le decorazioni in legno lungo il tetto del magazzino merci.

Oltre la stazione, il fondo torna ad essere migliore. Poco più avanti (km 78,236 da Sant’Erasmo) vi è un passaggio a livello con cantoniera


La cantoniera, la nr 5, è diroccata, ed è architettonicamente diversa dalle costruzioni viste finora. E’ piccola, ad un solo piano, ma più grande delle garitte visibili prima di Corleone. Dopo meno di un chilometro vi è il ponte Balatazza


e cento metri dopo vi era un posto telefonico di linea. Vi è un tratto, al km 80 circa, in cui nella stagione invernale possono comparire pozze di fango


Poco più avanti, in corrispondenza del passaggio a livello al km 80,166, sono visibili delle strutture residue


sebbene non vi siano segnali e non sia chiaro a cosa possano essere riferite con esattezza


Più avanti si passa sul ponticello Burrone dei Sassi; da qui Il fondo torna ad essere migliore , anche perché il tratto è in discesa, con una certa pendenza



fino a giungere al ponte Giancavallo


dopo il quale il tracciato viene a far parte della viabilità locale, ed i pilastrini di cemento scompaiono; qui, Lettore, sei in vista dell’edificio della fermata Tarucco.


Ad ottantuno chilometri e mezzo dalla stazione di Sant'Erasmo


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