domenica 1 dicembre 2013

LA VIA DEI BORGHI.26: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. I "FANTASMI" DELL'ECLS.



Con la seconda serie, appena conclusa, dei borghi ECLS


si chiuderebbe la quinta fase dei borghi rurali, quella dei borghi realizzati dall’ECLS. Ma l’ECLS progettò, o almeno pianificò, altri borghi che, per un motivo o per un altro, non vennero mai realizzati. Essi, con l’esclusione di due, sono riportati nel fantasioso elenco di Wikipedia come esistenti; inoltre, uno di esso, è incluso nel disegno di legge, più volte ripresentato, tra i siti da tutelare.

Qui, Lettore, troverai la verità. O almeno, quel poco che se ne possa ricavare dalla documentazione e dai sopralluoghi; e, per ambedue le fonti i dati ricavabili sono davvero pochi. Quindi, pochi dati e molte illazioni, la qual cosa significa di solito molta “dietrologia”. Alcune persone apprezzano maggiormente tali contenuti, piuttosto che aride, anche se rigorose e documentate, elencazioni di dati. Cercherò comunque di cedere il meno possibile a tentazioni “dietrologiche” illustrando i pochi dati in mio possesso, ed avanzando solo quelle ipotesi che si accordano con le evidenze che derivano da sopralluoghi o altro; come sempre, sarai tu, Lettore, a trarre le conclusioni

Borgo Giusto Ferrara
Comandante di compagnia avanzata, in una giornata di aspro e violento combattimento, portava il proprio reparto alla conquista di importante posizione nemica, con la perizia e il valore che distingueva ogni sua azione. Notata a poca distanza una mitragliatrice nemica in azione, si lanciava su di essa a colpi di bombe a mano, malgrado due soli uomini avessero potuto seguirlo nell’animosa corsa; veniva però investito in pieno viso da una raffica di mitragliatrice che l’uccideva all’istante stesso di conseguire l’ardimentoso intento.Valiunquera, 26 marzo 1938”.

Personalmente, ritengo che correre verso una mitragliatrice armati di bombe a mano e prendersi l’inevitabile sventagliata in faccia sia un’azione che possa essere anche definita in maniera diversa da “atto di eroismo”. Ma queste sono inutili valutazioni soggettive; se Giusto Ferrara, nativo di Misilmeri, è stato giudicato degno dell’onorificenza, sarà senz’altro così. Anzi. È stato anche giudicato degno di aver intitolato un borgo; e questo borgo è persino inserito nell’allegato della proposta di legge n 6251, presentata il 22 dicembre del 2005 a firma dei deputati Rampelli, Ronchi, Ricciotti, Menia, Buontempo, e reiterata (come se non bastasse) il 24 maggio 2011 (nr 4371), sottoscritta da 44 (!) firmatari, che ovviamente non elenco. 
I due disegni di legge, identici a meno di piccoli particolari e del numero dei firmatari, hanno per oggetto “Disposizioni per il recupero e la valorizzazione delle città e dei nuclei di fondazione in Italia” e riportano al numero, rispettivamente, 104 e 107 “Borgo Giusto Ferrara – Palermo”. Della maggior parte degli altri insediamenti citati vengono riportate informazioni un po’ più precise riguardo alla località, ma per Borgo Ferrara ci si mantiene sul generico.

Un po’ più specifico è il più volte menzionato elenco di Wikipedia “Città fondate durante il fascismo per data di fondazione”, che lo colloca temporalmente tra il 1939 ed il 1941 e dice testualmente “Borgo G. Ferrara, già Madonna del Rosario, provincia di Palermo, Sicilia”.

Devo ammettere che la prima volta che lessi la voce dell’elenco mi chiesi come mai una città di fondazione potesse essere “già” qualcosa; successivamente realizzai che “già” era riferito solo al nome, e non al borgo in sé. 
Era come dire “Borgo Livio Bassi, già Ummari”; è solo che si sarebbe dovuto scrivere “Borgo G. Ferrara, già denominato Borgo Madonna del Rosario”.

“Madonna del Rosario” identifica allora la contrada, ed il progetto di borgo rurale ivi ubicato, corredato di disegno prospettico, è riportato sull’Ortensi; il progetto venne presentato alla Mostra Rurale del febbraio 1940, a Palermo. Questo potrebbe essere il motivo per cui alcuni, senza aver comunque eseguito alcuna verifica, lo hanno considerato esistente.

Il progetto, a firma dell’architetto Giuseppe Spatrisano , allievo del Basile, è del 1939. Il borgo  comprendeva chiesa e canonica, scuola, casa sanitaria, delegazione podestarile e sede PNF, poste e carabinieri ed uffici dell’ente. Solo sulla planimetria sono presenti anche infermeria veterinaria e macello; pertanto è verosimile che la planimetria si riferisca ad un ampliamento del progetto originale.




Sarebbe stato quindi un borgo di tipo “A”; da sottolineare la pianta della chiesa, a croce greca, caratteristica condivisa con Borgo Ingrao. L’originale del disegno in prospettiva che viene riportato dall’Ortensi è rimasto negli archivi; non lo mostrerò qui perché può essere reperito sul Web con facilità e non voglio ingombrare il post. Mostrerò invece il disegno assonometrico. Anche qui piazza quadrata, aperta da un lato, con assi viari sfalsati. La strada d’ingresso è però più larga, rettilinea, mentre quella d’uscita fa capo ad un sistema viario più complesso



Per comprendere dove si sarebbe trovato esattamente Borgo Ferrara ci viene in aiuto la corografia, anch’essa in archivio, redatta su carta in scala 1:50000



Ci mostra non solo la posizione del borgo ma anche quella che avrebbero avuto due sottoborghi (in seguito, borghi di tipo “C”) che evidentemente facevano parte della pianificazione. La posizione indicata in corografia corrisponde, su carta in scala 1: 25 000, esattamente a questa

Considerando l’orografia locale, l’ubicazione avrebbe dovuto essere questa collinetta



alla quale si accede da una strada rettilinea che si dirama dalla provinciale.

Questa è la strada



e questa la cima della collinetta




Gli eucalipti sono troppo piccoli per essere stati piantati settanta anni fa, quindi la strada deve essere più recente. La strada sembra però simile a quella riportata sulla planimetria, che si dirama ad angolo retto dalla provinciale in corrispondenza di una curva, proprio come quella attuale




In cima alla collinetta vi è solo un rudere, che i firmatari del progetto di legge potranno dilettarsi a recuperare e valorizzare come meglio credono, considerato che pare che attualmente non interessi a nessun altro. Fine del discorso.

O forse no. C’è un problema, anzi due. Il primo problema è proprio la planimetria; anzi, le curve di livello della planimetria che definiscono l’altura sulla quale sarebbe dovuto sorgere il borgo, nonché l’orientamento di essa rispetto ai punti cardinali




La collinetta indicata sulla corografia è più bassa di una cinquantina di metri, e con l'asse maggiore orientato quasi esattamente lungo la direttrice Est-Ovest




L’unica elevazione in zona compatibile con le curve di livello, nonché con la realizzazione di un sito come quello progettato, e con l’orientamento rispetto ai punti cardinali è quella su cui si trova la masseria Mondello




Ma poiché lì vi è in effetti la masseria




l’anomalia può denotare solo una scarsa accuratezza della corografia oppure di quanto riportato in planimetria. Oppure, forse,  potrebbe essere proprio questo il motivo della mancata realizzazione di Borgo Ferrara: il fatto che avrebbe dovuto sostituire la masseria. 
Nella zona sono presenti diverse case coloniche con l’insegna dell’ECLS




ma le aree di riforma agraria segnate nella mappa pianificazione dei borghi aggiornata al 1 gennaio 1956 sono esigue, e nella mappa nulla è previsto in corrispondenza dell’ubicazione di borgo Ferrara e dei relativi sottoborghi. La costruzione non è stata sospesa o rimandata per motivi bellici o di altra natura; Borgo Ferrara è stato stralciato dai piani di appoderamento dell’ECLS e dalla pianificazione della riforma agraria ERAS.

L’altro problema è uno “strano” edificio nei pressi del luogo nel quale si sarebbe dovuto trovare il sottoborgo “A”. Il luogo non è esattamente quello desumibile dalla corografia, ma si trova quasi un chilometro più a Nord, su un rialzo del terreno in corrispondenza di una diramazione stradale




abbiamo visto, però che le indicazioni fornite dalla documentazione risultano alquanto imprecise, e la risoluzione della carta usata per la corografia è molto bassa. 
L’edificio ha però una caratteristica architettonica che lo rende profondamente difforme da tutti gli altri in zona e, più in generale, dalla maggior parte delle abitazioni della campagna siciliana costruite nel ventesimo secolo. 
La costruzione ha colpito anche Joshua Samuels, che la ha in qualche modo considerata in relazione al sottoborgo che si sarebbe dovuto costruire, ma ha ritenuto che fosse stata realizzata più tardi, con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno. Tale ipotesi nasce dal fatto che la diramazione alla quale si trova è quella della “strada n 21 di Giammartino” costruita con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno, come riporta un cippo posto in corrispondenza della diramazione





Non posso però concordare con Joshua Samuels, e per più di un motivo.
Il primo è che un sottoborgo (probabilmente una scuola rurale) in concomitanza alla realizzazione della strada fu realmente costruito ed è totalmente diverso. Si trova più avanti, a circa cinque chilometri dall’imbocco della strada, ed è questo





ed il fatto che sia stato realizzato in quella occasione è inequivocabilmente indicato sulla lapide che vi è apposta su, anche se quasi indecifrabile (ho evidenziato in colore le lettere che risultano ancora leggibili)




E’ estremamente improbabile che possano essere stati utilizzati due progetti diversi, e sul primo sottoborgo non sia stata apposta alcuna lapide.

Il secondo motivo è che il sottoborgo costruito contestualmente alla strada è riportato come “da costruire” nella carta del gennaio 1956, mentre nulla è riportato nella zona corrispondente all’imboccatura della strada; un altro segno del fatto che l’edificio non ha nulla a che fare con la “strada n 21 di Giammartino”

Edit: l'edificio è classificato come casa cantoniera. Esiste nei pressi di Contessa Entellina un edificio basato su un progetto analogo;ed anche in corrispondenza di questo nella mappa dei borghi è segnato un sottoborgo del consorzio in progettazione.



Ma vi è un terzo motivo, un po’ più sottile. Ho fatto vedere l’immagine dell’edificio a diverse persone, senza dir loro cosa fosse né dove si trovasse, e chiedendo di esprimere un giudizio su eventuali particolarità che potessero rilevarsi nell’immagine




Tutti hanno risposto in maniera analoga, riportando un impressione che è esattamente la stessa che ebbi io la prima volta che vidi l’edificio: casa e portico sembrano disaccoppiati. Non sono stati costruiti contemporaneamente. La cosa appare più evidente in altre inquadrature




e l’impressione è ancora maggiore guardando le riprese dall’alto




Sulle carte IGM odierne che, come più volte sottolineato, non vengono aggiornate da diversi decenni, viene riportata la presenza di un rudere al posto della costruzione




Al limite del piazzale ove si trova l’edificio, sul bordo della strada n 21, vi sono ammucchiate macerie, residui di muratura che evidentemente risalgono a decenni fa




La prima ipotesi che viene in mente è allora che fosse presente, prima, qualcosa allo stato di rudere, e che questo "qualcosa", o parte di esso, sia stato utilizzato nella costruzione dell’edificio; l’altra parte di questo "qualcosa" potrebbe essere stato demolito, ed il materiale risultante spostato ai bordi del piazzale.

Vi è da chiedersi, allora, cosa sia stato costruito prima, se la casa o il portico. L’ho chiesto sempre alle persone cui ho sottoposto la foto, e mi è stato risposto: evidentemente, la casa.

Qui, ancora una volta, non sono d’accordo. Se fosse stata costruita prima la casa, sarebbero state previste, o inserite, delle strutture per il portico. Oppure, il portico si reggerebbe da sé.

Invece il solaio del portico è evidentemente retto da due travi poste a distanza ravvicinata




e che, in quella posizione hanno poco senso. Inoltre, non si vedono tracce di pilastratura. Allora, se fosse stata costruita prima la casa, come avrebbero mai potuto inserire le travi nella struttura di questa, successivamente? Se invece le travi ed il portico avessero fatto parte di una struttura preesistente, e costruendo la casa si fossero inglobate nella costruzione nuova, ciò che si vede avrebbe una spiegazione plausibile.

La mia idea è quindi che il portico facesse parte di una struttura preesistente, modificata e parzialmente utilizzata in fase di costruzione della casa. Forse, la costruzione del sottoborgo “A” venne iniziata.

Un altro Borgo Fiumefreddo, allora? E’ improbabile, ma non impossibile. Esiste almeno un altro caso in cui una costruzione iniziata nell’ambito della realizzazione di un borgo rurale venne abbandonata, e poi parzialmente riutilizzata per altri scopi. In quel caso, descritto nel post sulla “fase parallela”, che ciò in quel caso sia avvenuto è praticamente certo; qui resta un’ipotesi.

L’unica possibilità di confermarla sarebbe chiedere in loco. Sono tornato tre volte da quelle parti per cercare di incontrare qualcuno, ma da lì non passa mai nessuno. Contrada Giammartino è per me un po’ fuori mano, così ho desistito. Se c’è qualche Lettore volenteroso e desideroso di dare un contributo, sa già cosa fare.


Borgo Giovanni Ingrao
Al comando di un treno armato impiegato allo scoperto, per tutto il mattino del 22 giugno, in prolungata ed intensa azione di fuoco, dava brillante prova di perizia e di sereno ardimento ed otteneva con tiro insistente e preciso, evidenti risultati su formidabili postazioni fisse del nemico. Per appoggiare in modo efficace l’avanzata delle truppe operanti, nel pomeriggio riconduceva con fredda determinazione in località esposta il treno, subito individuato dal nemico e battuto da preciso tiro distruttivo. Dopo aver tentato invano di ricoverare in galleria il treno seriamente colpito, trascinava, votando a sicuro sacrificio la sua esistenza, un pugno di animosi a distaccare, sotto violentissimo bombardamento, la “Santa Barbara” dagli altri carri, onde evitare la distruzione degli uomini, del materiale e della linea. Immolava, nella generosa e ben riuscita impresa, la sua vita alla Patria, lasciando di sé esempio fulgido e fecondo di sublimi virtù militari. Costa Ligure, 22 giugno 1940

Borgo Ingrao sarebbe dovuto sorgere in contrada Tudia, circa due chilometri e mezzo a Sud della masseria, lungo la SS121, in questa zona




Il progetto era dell’ingegnere Pietro Villa, datato 15 marzo 1941. Il borgo sarebbe stato di tipo “A”



comprendente chiesa e canonica



 delegazione podestarile e sede PNF



poste e carabinieri, scuola con alloggio per la maestra



casa sanitaria


ed ambulatorio veterinario. La tecnica costruttiva era sempre la muratura di pietrame, i solai in legno, e le coperture a tetto, con tegole su legno. L’approvvigionamento idrico sarebbe stato garantito dall’acquedotto delle Madonie, proprio sopra il quale il borgo si sarebbe trovato, come è altresì desumibile dalla carta IGM.
La richiesta di concessione è del 18 marzo del 1941, per un preventivo di spesa di £ 2 724 304. 

Il progetto venne esaminato dal CTA del Provveditorato alle Opere Pubbliche nell’adunata del 6 maggio dello stesso anno, che sollevò diverse obiezioni. Alcune di esse, come ad esempio lo sforamento del limite di £ 2 300 000 per le opere di competenza statale, erano sicuramente fondate, per quanto, come abbiamo avuto modo di constatare in più di una circostanza, le deroghe a tale regola erano frequenti, almeno nella pratica; le varie perizie relative a maggiori prezzi avevano in realtà proprio questa finalità. Altre obiezioni, come ad esempio il riferimento ad un decreto del 1937 secondo il quale la muratura si sarebbe obbligatoriamente dovuta realizzare in “pietrame listato”, appaiono, altrettanto sicuramente, pretestuose; non sono mai state sollevate in alcun altra occasione.

In conseguenza il progetto venne restituito per le variazioni richieste, ed il relativo abbattimento dei costi. Fu così redatta una nuova richiesta di concessione in data 20 giugno 1941 con un preventivo di spesa di £ 2 297 898. 

In data 30 giugno, il CTA inviò una comunicazione nella quale si esortava l’Ente ad inserire nel contratto d’appalto una clausola che costringesse l’impresa appaltatrice al pagamento della tassa sulle entrate. Nel contesto della comunicazione si fa ricorso a motivazioni di dubbia validità per giustificare la richiesta (“Nel caso specifico, trattandosi di opere a totale carico dello Stato, la clausola potrebbe trovare in parte giustificazione, se non nella lettera, almeno nello spirito della legge […]”), prive di reali fondamenti normativi e che quindi appaiono altrettanto pretestuose delle precedenti; alla fine la gara d’appalto andò deserta. 
L’Ente allora si rivolse direttamente alla solita Ferrobeton, e sottopose tale situazione, nonché il progetto aggiornato, al CTA. Il CTA approvò in linea di massima il nuovo progetto, ma pose delle condizioni, ancora una volta limitanti, riguardo al compenso a corpo da corrispondere a Ferrobeton.
La SAI Ferrobeton firmò comunque l’atto di sottomissione, in data 14 aprile 1942; ma i lavori non iniziarono mai.

Undici anni più tardi, qualcuno, all’interno dell’ERAS, iniziò insistentemente a chiedere notizie di borgo Ingrao. La risposta fu che il progetto era stato restituito all’ing. Pietro Villa per l’aggiornamento dei prezzi, e che il borgo non venne costruito “per i noti eventi bellici”; in tutto questo compare una fattura di £ 5000 emessa da un certo prof. Rubino relativamente alla progettazione del borgo.
Perché mai questo improvviso risveglio di interesse verso qualcosa che era stato avversato con determinazione e tenacia? La storia, momentaneamente, si interrompe qui, ma ha, in qualche modo, un seguito; se vuoi conoscerlo, Lettore, sarai costretto a proseguire per leggere anche le mie note su quella che ho denominato “fase parallela”, in un prossimo post.

Borgo Giovanni Bonanno?
Motorista a bordo di un apparecchio da ricognizione strategica si prodigava in una difficile ed aspra missione di guerra su basi nemiche munitissime, tra l’imperversare furioso della battaglia. Benché ferito e pur avendo ricevuto l’ordine di lanciarsi con il paracadute, riusciva a raggiungere la cabina di pilotaggio del velivolo, incendiato dal fuoco dei caccia nemici, per contribuire alla salvezza dell’equipaggio. Mentre l’aereo precipitava come torcia immane, riusciva, con suprema dedizione, ad aiutare nel lancio il suo comandante gravemente colpito che poteva così salvarsi. Investito dalle fiamme nel generoso atto offriva la fiorente sua giovinezza alla Patria, oltre il dovere. Purissimo, commovente, superbo esempio di quella abnegazione che, senza speranza di premio né aspirazione a ricompense, trasforma talvolta umili soldati in fulgidi eroi. Affermazione sublime delle virtù delle genti d’Italia. Cielo di Cannet des Maures, 15 giugno 1940”.

Ho desunto l’esistenza di un “Borgo Bonanno” dalle affermazioni della prof. La China, ma non ho avuto accesso diretto a tali informazioni. La mia fonte, indiretta, è sempre Joshua Samuels, che si rifà appunto ad un articolo del 2009 di Maria Lina La China e cita la pagina (298) e la fonte dalla quale la stessa La China avrebbe tratto l’informazione (Archivio Centrale di Stato>Ministero Agricoltura e Foreste>Busta 165 “Borghi rurali della Sicilia : Concessioni e Sussidi”). 

La prof. La China invece mi ha riferito di non aver mai sentito parlare di Borgo Bonanno come borgo ECLS, che l’unico riferimento di cui è a conoscenza riguarda un altro borgo, e di non essersi mai recata all’Archivio Centrale di Stato. Ha quindi ipotizzato che potesse essere stato lo stesso Samuels a trovare il riferimento nell’Archivio di Stato, e che poi si sia confuso nella citazione, commettendo un errore nel riportare la fonte. 
Spiegazione plausibile considerato che l’articolo della professoressa La China si trova su una rivista della quale occupa le pagine dalla 265 alla 273, mentre Samuels menziona una pagina 298. 
Ma in questo periodo non ho modo di contattare Samuels e così mi trovo costretto a ricorrere alle solite illazioni.

Se, qualunque sia la fonte, l’ECLS aveva in progetto un “Borgo Bonanno” devo presumere che il nome si riferisse a Giovanni Bonanno. L’unico “Bonanno” decorato con medaglia d’oro alla memoria, e nato in Sicilia, è appunto Giovanni; l’altro, Raffaele, è nato e morto in Libia.

Giovanni Bonanno, come Giusto Ferrara, era nativo di Misilmeri; ma mentre praticamente nessuno sa chi fosse Giusto Ferrara, di vie “Giovanni Bonanno” ne è piena l’Italia. E su siti e blog di Misilmeri, Giovanni Bonanno viene sempre citato e portato ad esempio, mentre Giusto Ferrara non è mai nemmeno nominato. In effetti, leggendo la motivazione che lo condusse al riconoscimento, è assolutamente comprensibile; tra l’atto di Ferrara e quello di Bonanno vi è una notevole differenza.

Poiché Giovanni Bonanno era nato in provincia di Palermo, Borgo Bonanno si sarebbe dovuto allora realizzare in provincia di Palermo. Sebbene non possa esserne sicuro, posso solo identificarlo con il borgo che avrebbe dovuto sorgere a Quattro Finaite Giardo, in questa zona:




e cioè lungo la SS 188, all'altezza della stazione ferroviaria di Depupo-Castronovo. Attualmente il borgo di troverebbe più a Nord della statale, in quanto essa è stata interessata da un ammodernamento che ha condotto ad abbandonare, in più punti, il vecchio tracciato pe realizzare una nuova sede stradale




In questa foto aerea di fine anni Ottanta sono più evidenti i rapporti tra il vecchio ed il nuovo tracciato della statale; l'area sulla quale sarebbe sorto il borgo è evidenziata in giallo




Il borgo venne progettato dall’architetto Giuseppe Di Giovanni tra il 1942 ed il 1944.




La prima stesura aveva già ricevuto l'approvazione degli ingg. Pasquini ed Abbadessa nel maggio del 1943




Il progetto era smisurato: due piazze, un belvedere, venti edifici ed un complesso sistema di viabilità interna; in pratica, una cittadina. Da notare che, essendo stato completato nel 1944, non esistono “Sede del PNF” né “delegazione podestarile”, ma solo una “Casa del Comune”; tuttavia essa presenta ancora un balcona arengario. 

Probabilmente sempre a motivo del fatto che la progettazione avvenne dopo la caduta del regime, nel progetto approvato erano inclusi edifici residenziali (alloggi popolari); era quindi previsto anche un cimitero, struttura inusuale in un borgo ECLS in quanto inutile e pertanto non prevista nel Decreto Interministeriale nr 11255, che definiva tipologia e composizione dei borghi rurali.

Non mi è stato concesso di pubblicare alcun disegno (che pure ho avuto modo di vedere), tranne che una copia dell'assonometria rielaborata in modo da mostrarla a bassissima risoluzione (sia la planimetria, sia i particolari delle tavole di progetto sono pubblicati per concessione del Curatore dell'archivio, ing. G. Catalano)



 posso però mostrare il corrispondente schema planimetrico ridisegnato da me




Nel disegno assonometrico originale gli edifici non sono numerati, ma vi è un elenco in ordine numerico (è quello in alto a destra) ed un criterio per riferire gli elementi dell’elenco al disegno assonometrico; il criterio non è inequivocabile, pertanto, sebbene la planimetria sia corretta, è possibile che vi sia qualche errore nell’identificazione dei singoli fabbricati.

Che un sito del genere potesse essere realizzato in un periodo in cui tutto gli altri lavori venivano sospesi, e Mazzocchi Alemanni veniva destituito, era praticamente impossibile.

Borgo Bonanno/Quattro Finaite Giardo naufragò nella tempesta post-bellica.

Borgo Burrainiti
Tra gli incarichi di progetto affidati nel 1939 dall’ (ancora ufficialmente inesistente) ECLS, figura quello per un “Borgo X”, in provincia di Agrigento. Esso fu commissionato agli architetti Maria Emma e Roberto Calandra nel 1939, e progettato tra il 1939 ed il 1940. Il fatto che Borgo Burrainiti fosse originariamente identificato come Borgo X  lascia intendere che, come per Borgo Z,  in seguito Borgo Ummari, non ne era stata individuata la precisa posizione; in effetti, fu lo stesso Roberto Calandra ad eseguire i sopralluoghi, designando contrada Burrainiti come migliore ubicazione per il borgo in fase di progettazione.

Nonostante debba quindi essere stato uno dei borghi previsti nella pianificazione iniziale, diversamente da quanto avvenuto per il Borgo Z, non fu incluso nel primo elenco, quello che accanto ai borghi realizzati nell 1940  riportava Borgo Borzellino e, appunto, Borgo Ummari.

Quale sia stata la causa dell’esclusione di Borgo Burrainiti non solo dall’elenco iniziale, ma anche dalle successive pianificazioni non è immediatamente comprensibile. La motivazione ufficiale della mancata realizzazione fa riferimento agli eventi bellici, ma è  chiaro come questo sia un pretesto; tutti i borghi ECLS furono finiti o iniziati quando la guerra imperversava.

Come per Borgo Ferrara, e per altri borghi che ho incluso nel gruppo dei “fantasmi” è verosimile che l’ostacolo fosse costituito dall’esproprio; è difficile pensare ad una serie di coincidenze quando la mancata realizzazione o il cambiamento di sede di un borgo è invariabilmente avvenuto quando nelle immediate vicinanze da esso si sarebbe trovata un’importante masseria.

E’ (almeno per me) difficile immaginare che aspetto avrebbe avuto Borgo Burrainiti; l’intero progetto è infatti rimasto nell’archivio privato dell’architetto Calandra. Inoltre, il curatore dell’archivio afferma che, almeno dal punto di vista strettamente grafico, l’unico materiale rimasto consiste in due disegni, pubblicati su un volume, e su un numero di “Architettura”. Non so esattamente quale sia quest’ultimo, ma sicuramente non è il n.5 del 1941, quello che contiene il famigerato articolo dell’Accascina.

I due disegni rappresentano comunque due vedute del borgo nel suo insieme, dalle quali si intuisce solo che il borgo sarebbe stato caratterizzato da un lungo porticato, realizzato con piattabande, su un lato, e che la chiesa, con campanile a vela, si sarebbe trovata in posizione discosta dal resto dei fabbricati




Questa sarebbe invece la planimetria



ciò che è evidente, è che non può identificarsi in alcun modo con quella di Borgo Africa.

Borgo Africa
Il progetto di Borgo Africa nasce circa dieci anni dopo quello di Borgo Burrainiti come borgo di servizio di una zona di appoderamento per sistemare i profughi d’Africa, coloro che si erano trasferiti nelle regioni africane che erano state colonia italiana, e che erano costretti a rimpatriare. 
Gli assegnatari dei poderi sarebbero stati circa sessanta; nel 1950 si individuò nell’agrigentino, sempre in Contrada Burrainiti, la zona da appoderare. 
La motivazione ufficiale riguardo alla scelta della zona consisteva nel fatto che quasi tutte le famiglie dei profughi sarebbero state originarie della provincia di Agrigento, e questa avrebbe presentato “particolari condizioni di depressione economica e sociale”. 
La localizzazione in Contrada Burrainiti veniva giustificata con il fatto che essa “ricade in una plaga che presenta in atto i caratteri dell’agricoltura latifondistica e, data la costituzione dei terreni, non eccessivamente ingrata” ed in ragione della relativa vicinanza al Villaggio Mosè (di cui si parla qui), allora non ancora completato, che, poiché sarebbe stato abitato da minatori avrebbe consentito “l’intensificarsi ed il completarsi delle diverse attività economico-sociali della zona”. 

Quello di Borgo Africa sarebbe l’unico progetto ideato e pianificato dall’ECLS nel dopoguerra, prima della trasformazione in ERAS dell’Ente, ed il passaggio alle dipendenze dell’Assessorato Regionale. 

Il borgo sarebbe stato di tipo “B”; la relazione di progetto si esprime, nel descrivere il borgo, con uno stile conforme a quello dei borghi ECLS, ponendo l’accento sull’aspetto urbanistico e l’impatto visivo (“La strada di accesso che ha inizio dalla statale 115 […] ha come fondale la Chiesa, e sbocca in una piazza sviluppata sulla destra e delimitata dagli edifici più rappresentativi: Scuola, Municipio, Ricevitoria postale e Carabinieri.”). Il progetto, redatto su carta intestata dell’ECLS, è firmato dall’ing. Abbadessa, ma in realtà esso è basato sui progetti dei borghi minimo e medio dell’Istituto VEIII.  La planimetria è simile a quella del borgo minimo




la scuola è basata su progetto identico




e l’ambulatorio su progetto simile




Municipio




e caserma




sono invece quelli del borgo di tipo medio. 

Gli edifici sono identici, con l’ovvia esclusione dei richiami al fascismo, nell’aspetto e nella planimetria a quelli progettati sotto la direzione di Mangano, con l’eccezione dell’ambulatorio, delle botteghe artigiane




e della chiesa





Quest’ultima, come vedremo, è invece l’immagine speculare di quella che verrà realizzata a Borgo Manganaro; anche il modello delle botteghe verrà riproposto successivamente. 

Borgo Africa, dopo la parentesi costituita dall’incarico di progettazione affidato ad architetti di valore, segna il ritorno ad una concezione dei progetti che guarda più all’aspetto funzionale che a quello architettonico, ed alla progettazione di edifici  standard, basati su schemi sempre uguali, e finalizzata al riutilizzo in diversi borghi.  La gestione ERAS vedrà diversi esempi di questo tipo. 

Borgo Africa non supererà mai lo stadio progettuale; è possibile che un ruolo in questo senso abbia avuto anche la conversione da ECLS ad ERAS, ma non si può fare a meno di constatare che esso rappresenta il secondo fallimento, nell’arco di dieci anni, di un progetto da realizzare in contrada Burrainiti.

Borgo “Ciclino”
Borgo “Ciclino” è stato incluso tra i “fantasmi dell’ECLS” solo a causa dell’unica fonte che lo cita, e cioè Liliane Dufour, la quale lo fa trattando sempre i borghi pianificati dall’ECLS. E’ compreso nell’elenco su Wikipedia, che lo colloca temporalmente tra il 1941 ed il 1943 (quindi in epoca ECLS) e spazialmente in provincia di Enna. Però, Lettore, non esiste alcun “Borgo Ciclino” in provincia di Enna; se vuoi venire a conoscenza di qualche ipotesi riguardo a cosa possa essere realmente identificato con questo nome, sarai costretto a leggere il post sulla “fase parallela”.









5 commenti:

Renato Pino ha detto...

Buonasera,
stiamo conducendo delle ricerche sulla figura di Giuseppe Di Giovanni ed abbiamo visto nel suo blog che viene citato in relazione alla progettazione di un borgo rurale (quello che lei ipotizza trovarsi a sud di Portella della Croce). Essendo in possesso di pubblicazioni inerenti ad i borghi rurali in Sicilia e più precisamente "Architettura e tecnica nei borghi della sicilia occidentale" di Tiziana Basiricò, testo che sembrerebbe abbastanza esaustivo sull'argomento, in quanto cita sia i borghi costruiti che quelli progettati, non viene menzionato il borgo di cui sopra. Dalla biografia censita presso l'archivio personale del progettista risulta che si è occupato di tale progettazione, ma l'unica notizia trovata risulta quella nel suo blog. Leggiamo che lei ha visionato personalmente i disegni e ne vorremmo sapere la provenienza. Dove ha avuto modo di visionarli? Presso quale ente o fondo archivistico? La ringraziamo anticipatamente per la disponibilità e restiamo in attesa di una sua risposta. Le lasciamo, quindi, il nostro contatto email: renatopino@live.it
Cordiali saluti.

Vox Humana ha detto...

Cari amici,
il Curatore dell'archivio dell'architetto Di Giovanni è un singolo privato, cui la famiglia ha affidato questo compito. E' una persona oltremodo gentile e disponibile, ma che proprio sull'argomento "Quattro Finaite Giardo" appare un po' più restìa a mettere a disposizione la documentazione, più probabilmente per delle restrizioni che gli vengono imposte.
Se volete contattarmi alla email del blog sarò lieto di fornirvi ulteriori informazioni (qui, pubblicamente, non mi pare il caso) e di mettervi in contatto o di contattare per voi il Curatore

Renato Pino ha detto...

Buonasera,
la ringraziamo molto per la risposta e se è possibile le lascio il recapito mail: renatopino@live.it in modo da poterci sentire privatamente possibilmente per telefono se ci lascia il suo recapito. La richiameremo al più presto.
Rinnovo il ringraziamento per la sua disponibilità.
Saluti

Renato Pino ha detto...

PS. Non riusciamo a trovare sul suo blog una mail per metterci in contatto.

Vox Humana ha detto...

E':
1.voxhumana@gmail.com