martedì 14 giugno 2011

CORREZIONE D'ERRORE 7: dalla fermata di Kumeta al viadotto di San Cipirello


La ventesima cantoniera

E’ quella cui avevo accennato prima



che sorge subito prima dell’imboccatura della galleria che attraversa il monte Kumeta



E’ abitata, ed in buono stato



Sono presenti delle foto sul Web di essa, foto che avevo già visto, e che avevo scambiato per riprese della cantoniera precedente prima che venisse ristrutturata

Oltre la provinciale 102bis

Quando il tracciato, adesso provinciale 102bis, raggiunge l’abitato di San Cipirello, è difficile dire dove in origine decorresse esattamente la strada ferrata. E’ chiaro che il percorso rimane il medesimo, ma probabilmente, più che ampliare la sede stradale, è stata realizzata una rotabile adiacente al tracciato.

Questo è facilmente verificabile guardando la venticinquesima cantoniera (precedentemente ritenuta la ventiquattresima), che sorge ad un livello di qualche metro più elevato e discosta dalla sede stradale

Discorso analogo vale per la stazione di San Cipirello, distanziata dalla sede stradale e su un livello inferiore. In linea generale, la sede stradale è stata realizzata qualche metro più a Nord della linea; è conservato il tragitto, ma non è possibile identificare la strada con il tracciato.

Dopo la stazione quest’ultimo invece coincide con la rampa dello svincolo che si dirige verso Sud


Questa sembra essere stata realizzata proprio sul terrapieno della strada ferrata, e ne conserva intatti i sottovia


Scendendo verso Sud, vi è una strada sterrata, precedentemente descritta, che decorre parallelamente alla statale, ma questa, tranne che per un breve tratto


non è identificabile con il tracciato; è il bordo Est della statale stessa che risulta adiacente o sovrapposto ed esso. In certi tratti sono visibili residui del rilevato


in altri questo è stato totalmente cancellato dalle strutture della statale. Questa parziale sovrapposizione continua fin quando il percorso del tracciato avrebbe curvato verso Ovest, incrociando la statale, per raccordarsi al viadotto


lunedì 13 giugno 2011

CORREZIONE D'ERRORE 6: dalla stazione di Santa Cristina Gela al lago di Piana (fermata Kumeta)


Proveniendo dalla stazione di Santa Cristina Gela, e dopo aver oltrepassato la quindicesima cantoniera, il treno sarebbe passato sotto il cavalcavia sul quale decorre attualmente una diramazione della SP 5


più avanti, fino a poco tempo addietro il rilevato era ben visibile, ma recentemente dei lavori eseguiti nell’area hanno iniziato a comprometterne l’integrità


per cui è verosimile che tra breve resteranno visibili soltanto i sottovia

Il ponte di via Matranga

Simile nella struttura a quello che sorge poco prima della stazione di Santa Cristina Gela


ne condivide anche lo stato, con la trincea parzialmente colmata da detriti; è ancora visibile la parte superiore del muro di controripa della trincea. Ed è molto bello lo spettacolo del lago visto dal ponte


Oltre la provinciale 120

Subito dopo l’edicola era apparso difficile ricostruire visivamente il percorso della linea; è presente una depressione


ed avevo supposto che il tracciato decorresse lateralmente ad essa.

Dalle carte IGM si deduce invece che la depressione è ciò che resta di una trincea nella quale passava la linea, la cui architettura è stata probabilmente alterata dai lavori per l’interramento del metanodotto.

In realtà, sulle foto già eseguite, riprese da una certa distanza, la continuità tra il tracciato prima dello sbocco sulla provinciale e la trincea era evidente

domenica 12 giugno 2011

CORREZIONE D'ERRORE 5: da Pianetto alla stazione di Santa Cristina Gela


Sebbene la ricostruzione del tracciato eseguita sulle foto di GoogleEarth, quando paragonata alle mappe IGM, fosse abbastanza corretto, più difficile era stato ritrovare dei riferimenti sul terreno, sia perché essi sono stati alterati dagli interventi umani, e sia perché gran parte del tracciato è ormai all’interno di terreni privati, l’accesso ai quali è precluso.

Il percorso del tracciato era praticamente parallelo alla provinciale fin quando la strada effettua una curva ad “S” spostandosi verso Sud, mentre, la linea continuava sulla stessa direttiva, per poi eseguire, più avanti, una curva speculare a quella tracciata dalla strada per tornare ad essere parallela ad essa. Indi la strada esegue un’altra curva verso Sud, e poi più avanti curva verso Ovest, passando su un ponte al di sotto del quale sarebbe transitato il treno.

Nel primissimo tratto subito dopo la tredicesima cantoniera, ogni traccia del rilevato è praticamente scomparsa.

Delle strutture probabilmente facenti parte della strada ferrata compaiono più avanti, dopo l’accesso ad una cava


e dopo di esse si torna a vedere il terrapieno. E’ percorribile a piedi per un centinaio di metri

prima di essere interrotto dalla presenza di un paio di capannoni


oltre i quali si trova la fermata di Cozzo Vaccheria; sotto di esso è stato interrato il metanodotto, e da questo punto la corrispondenza tra metanonodotto e percorso della linea permarrà fino a Piana degli Albanesi.

Subito dopo la stazione non è possibile rilevare più residui del tracciato, che però ricompaiono a livello del tratto in cui esso comincia a discostarsi dalla strada; infatti è possibile vedere un canale per il deflusso delle acque reflue


e più avanti si nota, in più punti, qualche traccia del rilevato



ed i relativi canali di deflusso



Lungo questa parte del percorso erano presenti due trincee, di cui i resti della seconda sono ben visibili



La prima è ridotta ad una depressione del terreno, che è interrotta da una strada sterrata per l’accesso alle abitazioni


Sulle foto satellitari è visibile, poco prima del punto in cui la strada attraversa la trincea, una struttura rettilinea che non è parallela al percorso del tracciato, né a quello della parete della trincea. All’inizio pensai che potesse essere un muro di contenimento della prima trincea, unico residuo ancora visibile del tracciato in quella zona; purtroppo, la struttura si trova in una zona recintata, dietro un muretto di cemento nel punto in cui inizia la depressione residuo della trincea. Pertanto, non risulta in alcun modo visibile dalla strada.

Poiché essa pare in-dividuabile sulle foto aeree del 1994, ma non su quelle del 1988, non corrisponde ad alcuna struttura visibile in trincea su foto aeree del 1955, sembra avere una struttura ripetitiva, è posta al confine tra due terreni, e sulle ultime foto di GoogleEarth appare rivestita da vegetazione



mi sono fatto l’idea che essa sia una recinzione sulla quale di recente sono state fatte crescere piante rampicanti, e non abbia nulla a che vedere con la strada ferrata


Pertanto, le uniche strutture ancora visibili sarebbero i residui del rilevato e delle trincee che ho descritto, con i sottostanti canali per il deflusso delle acque reflue.

Più avanti il tracciato ritorna parallelo alla strada; nel punto in cui si discostano nuovamente, il tracciato segue una curva ad andamento opposto al percorso stradale, prima di decorrere su terrapieno, attraversato da sottovia. In condizioni di luce radente, il rilevato ferroviario prima del terrapieno risulta ancora ben visibile


anche se è probabile che l’erosione degli agenti atmosferici lo cancellerà del tutto nei prossimi anni.

Subito dopo il sottovia il terrapieno è bruscamente troncato, e non è rimasta alcuna traccia di quello che era il percorso originario prima del passaggio sotto il ponte; solo dalla morfologia del terreno si intuisce quello che avrebbe dovuto essere l’andamento della linea.

La cantoniera mancante

Si è detto prima che, almeno fino ad un certo punto, le case cantoniere sembravano esse-re state costruite a distanza di due chilometri. Questa regola sembrava essere stata “violata” a Pianetto, e dopo Piana degli Albanesi (oltre che molto più avanti). Nel secondo caso ciò era dovuto semplice-mente ad un mio errore; subito prima dell’imbocco della galleria che decorre sotto il monte Kumeta (la più lunga), è presente la ventesisima cantoniera, in perfetto stato di conservazione ed abitata. Poiché è seminascosta dalla vegetazione, non l’avevo riconosciuta come tale. E’ riconoscibile più facilmente proveniendo dal senso opposto, e cioè percorrendo la gallaria da San Cipirello verso Piana degli Albanesi.

Come precedentemente descritto, invece, la cantoniera successiva a quella recentemente dipinta di rosa, a Pianetto, sarebbe quella posta subito dopo il viadotto prima di Santa Cristina Gela; la distanza tra le due è di quattro chilometri, e ciò presupporrebbe l’esistenza di un’altra costruzione a metà tra le due, costruzione che, stando alle testimonianze raccolte sul luogo non sarebbe mai esistita.

Le testimonianze, almeno nel corso di questa ricostruzione, non sempre si sono rivelate attendibili, ragion per cui ho ritenuto di dover cercare delle verifiche alternative.

Il punto in cui sarebbe dovuta sorgere la cantoniera mancante sarebbe stato tra la prima e la seconda trincea, più o meno nel punto in cui la strada sterrata descritta prima attraversa il tracciato. In quel punto è in effetti presente una casa, ma non è una casa cantoniera, né sembrerebbe una costruzione edificata sulla base di un edificio pertinente alla ferrovia, in quanto il prospetto non risulta neanche parallelo all’asse della linea. In quel punto, così come poco più avanti, non risulta essere presente alcuna costruzione anche su foto aeree del 1955. Su di esse si rileva “qualcosa”, che comunque non è identificabile con una costruzione. Pertanto, sembrerebbe confermato come la cantoniera mancante non sia mai esistita; probabilmente, non esiste modo di sapere per quale motivo non venne mai edificata.

Il ponte prima della stazione di Santa Cristina Gela

E’ un ponte in pietra simile ad altri presenti più avanti, forse un po’ più piccolo

Un’estremità è prospiciente alla provinciale proveniente da Pianetto



l’altra dà su campi coltivati, ed in sua corrispondenza decorre il metanodotto (nonché il sovrastante elettrodotto); probabilmente è questo il motivo per cui mi è stato riferito da un abitante del luogo che il tracciato decorreva oltre l’altra estremità del ponte


e la descrizione che ne avevo fatto era in accordo con quanto mi era stato riferito. In questo caso, il ponte avrebbe messo in comunicazione la strada con la linea ferrata, saltando “qualcosa” (un corso d’acqua?) posta tra le due; in ogni caso, la linea ferrata si sarebbe comunque frapposta tra la strada ed i campi adiacenti, che non sarebbero stati raggiungibili da essa.

La personale interpretazione, prima di chiedere informazioni, era stata invece che la linea passasse sotto l’arco del ponte, e quest’ultimo servisse per raggiungere i campi dalla strada. Da una parte ciò sembrava logico, poiché la traiettoria perpendicolare al ponte che passa sotto l’arco è in linea perfetta con la parte precedente del tracciato, e non vi è alcuna traccia di corsi d’acqua; d’altra parte però l’arco del ponte sembra essere troppo basso per consentire il passaggio di un treno.

La cartografia IGM ha comunque confermato la mia interpretazione iniziale: il treno sarebbe passato sotto il ponte. Doveva essere presente una trincea che è stata nel tempo parzialmente colmata da materiale di risulta (e più recentemente da rifiuti) e quindi non visibile, per cui l’arcata del ponte sembra troppo piccola per il passaggio del treno; ma originariamente il ponte era previsto per scavalcare la linea ferrata.

La stazione di Santa Cristina Gela

Attualmente è abbandonata


Pare sia stata acquistata anni fa da una congregazione di suore, che hanno provveduto ad una sostanziosa ristrutturazione, con una notevole variazione dell’architettonica e delle strutture (sono state aggiunte terrazze, pensiline, etc.)



Una delle porte esterne è scardinata



guardando all’interno si intuisce come siano state variate anche le strutture interne.

sabato 11 giugno 2011

CORREZIONE D'ERRORE 4: dalla fermata Fiumelato a Pianetto


Riguardo a questo tratto c'è poco da correggere, da aggiornare o da integrare

La casa cantoniera (la tredicesima) che si trova subito dopo lo sbocco, oltre ad avere subito precedenti ristrutturazioni, è stata di recente ulteriormente ristrutturata e tinteggiata per cui risulta scarsamente riconoscibile

CORREZIONE D'ERRORE 3: dall'ex ospedale di San Ciro all'AcquaPark (fermata Fiumelato)


L’accesso alla galleria



ed alla cantoniera


sono divenuti più semplici in quanto vagabondo e cani (parrebbe a causa di un incendio all’interno della cantoniera) sono scomparsi.

La cantoniera è costruita sulle pendici della collina; le fondamenta si trovano ben più in basso del livello della strada ferrata, e quindi l’edificio è dotato di un imponente livello inferiore in pietra, in perfetto stato di conservazione


L’imboccatura della galleria è stata chiusa da una barriera costruita con bottiglie di vetro cementate, per cui l’accesso all’interno risulta disagevole

Lungo la via Linea Ferrata, nel tratto tra lo sbocco della quarta galleria e la stazione di Monreale, è in realtà possibile vedere ancora diversi resti delle strutture originali.

Sottovia:




Muri e canali di deflusso:



Muretti di mattoni



La sede stradale è stata allargata in alcuni tratti verso monte, in altri verso valle; dalla presenza delle strutture residue è possibile capire verso dove, per ogni tratto, sia stato effettuato l’allargamento della sede stradale.

L’ampliamento verso valle eseguito senza giudizio e la variazione di sottovia per il deflusso delle acque piovane hanno provocato lo smottamento di parte del terrapieno nel settembre 2009, adesso ripristinato.

Recentemente alcune strutture residue all’interno dell’area che circondava la quarta cantoniera sono state cancellate per ampliare le sedi stradali; ed anche questo è parte dell’azione combinata del tempo e dell’uomo che porterà alla cancellazione di quanto venne costruito

venerdì 10 giugno 2011

CORREZIONE D’ERRORE 2: dalla via Falconara all’ex Ospedale di San Ciro


Più avanti non sussistono incertezze su quello che era il percorso del tracciato, in quanto gli allineamenti rimasti sul territorio, e le fotografie (anche quelle storiche) utilizzate su GoogleEarth consentono agevolmente di ricostruirlo con precisione.
In certi punti sono presenti ancora tracce evidenti, come l’inizio del segmento subito oltre l’attraversamento della via Leonardo da Vinci, ed il suo sbocco in via Di Blasi.


Le incertezze ricompaiono nel tratto che va dal Conventino dei Frati Minori Rinnovati fino al cavalcavia di via Luparello, e più precisamente nel segmento che decorreva ad Ovest dell’istituto Zootecnico, in quanto sia prima, sia più avanti, sono ancora presenti delle strutture che consentono di localizzare con esattezza il percorso della strada ferrata.

In effetti, anche in corrispondenza dell’area adiacente all’Istituto Zootecnico sono presenti un avvallamento ed un sentiero che potrebbero essere le vestigia del tracciato; ma per esserne sicuri è stato necessario ricorrere alla stessa sovrapposizione multipla usata per la curva.

Ciò è stato relativamente semplice perché sia sulla mappa presente sul PCN, sia su quelle più antiche sono presenti tre riferimenti a strutture tutt’oggi esistenti: il Convento di Baida, il cavalcavia di via Luparello, ed un ponticello che consente l’attraversamento di un corso d’acqua subito oltre il Conventino dei Frati Minori Rinnovati

L’area in cui il ponticello attraversa il corso d’acqua è attualmente occupata da un mandriano che vi tiene le greggi ed i cani.
Con ogni probabiltà, per quanto detto a proposito dell’usucapibilità degli immobili, il terreno è di sua proprietà.
Mi ha raccontato che il ponticello aveva delle strutture in ferro che vennero asportate anni fa (furto); è stato abbastanza cordiale ma non ha voluto consentirmi di fotografare il ponticello.
Sono però riuscito a fotografare i muri che erano stati eretti per contenere il corso d’acqua e fornire una base per l’edificazione del ponticello; la messa a fuoco e l’inquadratura lasciano a desiderare perchè la foto è stata scattata frettolosamente:

la sovrapposizione delle mappe ha consentito di identificare l’avvallamento ed il sentiero come le vestigia del tracciato


Questo in un primo tratto, identificabile con l’avvallamento, continuava lungo la direttrice dell’ultimo segmento di via Ai Villini di Sant’Isidoro, a poca distanza dall’attuale muro di confine dell’adiacente complesso residenziale


per poi curvare bruscamente verso Sud

Questo secondo tratto si identifica con il sentiero


il quale si interompe bruscamente contro la recinzione di un’abitazione. Questo è quindi quanto rimane del tracciato


Dalla parte opposta della casa il tracciato continua fino al cavalcavia di via Luparello, ed oltre, fino alla stazione di Baida. Non ho avuto alcuna possibilità di accesso a questa parte del tracciato, ma esso è ben visibile a distanza


Lo sbocco sul viadotto della prima galleria
Avevo asserito, in contrasto con quanto riportato su Wikipedia, che lo sbocco della galleria fosse semplicemente nascosto dalle strutture antistanti, ed avevo riportato le fotografie, riprese lungo il viadotto, in cui risultava visibile la cornice.

Ero in errore: la parte centrale del portale è effettivamente sepolta fino al medaglione, e sono rimaste libere solo le parti laterali; ciò risulta parzialmente visibile in quest’altra foto



Lo sbocco della seconda galleria

Questo è parzialmente visibile dalla via Maddalena; poiché vi è della vegetazione interposta, la visibilità può variare con le stagioni