martedì 10 luglio 2012

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Palermo-Corleone-Burgio.Parte decima:da Chiusa Sclafani a San Carlo


L’Ipotetico Ciclista


Torna ad essere ottimista, l’Ipotetico Ciclista. Poco più di dieci chilometri lo separano da San Carlo, e meno di diciotto da Burgio; una passeggiata, per un atleta dalle sue capacità, ma ha imparato a non fidarsi, a non fare previsioni sulla base delle descrizioni che ha letto. Preparazione atletica e tecnologia non servono a nulla contro le false informazioni.
Sono le 13:30 in punto quando si trova davanti l’ingresso del piazzale della stazione di Chiusa Sclafani. Un varco nei cancelli gli consente di attraversarlo. Uscito dalla parte opposta passa davanti una cantoniera ed un segnale di passaggio a livello. Questo si trova all’intersezione con la SS 188, che l’Ipotetico Ciclista attraversa, per ritrovarsi lungo una strada sterrata, in lieve ma decisa discesa, nel primo tratto della quale sono presenti addisittura dei segnali stradali. Non solo non vi è accenno alle segnalazioni della pista ciclabile, ma anche i pilastrini in cemento sono scomparsi.
L’Ipotetico Ciclista è di nuovo disorientato, teme di aver sbagliato strada; rallenta un po’, ma la presenza di muri di sostegno in stile “ferroviario” lo incoraggia a continuare. Alle 13,34 vede un cavalcavia, e così accelera un po’, pensando adesso di essere sulla strada giusta; poco dopo un viadotto in curva, sulle cornici del quale vi sono spallette metalliche simili a quelle del ponte Drago e dei viadotti visti prima, conferma il suo pensiero.
Adesso è in vista di una galleria. Alle 13,37 guarda interdetto il muro che ne impedisce l’accesso.
La strada sembra comunque continuare alla destra della galleria; l’Ipotetico Ciclista comincia a seguirla, sperando che gli consenta di ritornare sul tracciato. Dopo circa 400 metri, trova una ripida deviazione sulla sinistra. La imbocca, e si ritrova, con molto intuito ed un pizzico di fortuna, di nuovo sul tracciato, come chiaramente deducibile dalla presenza dei muri di controripa alla sua sinistra.
Qui il fondo stradale, e con esso l’atmosfera sono completamente diversi. Quello sul quale si trova ha inequivocabilmente l’aspetto di un tracciato di una ferrovia dismessa. I pilastrini di cemento ed i gabbioni sono assenti. I muri sono ancora in uno stato discreto. Quello che una volta era il rilevato della strada ferrata è asciutto, senza fango.
In un silenzio irreale passa su un viadotto. Le spallette sono quelle di un secolo fa, integre; per un attimo, gli sembra di essere ritornato nel passato. In questo tratto, per fortuna, nessuno ha alterato nulla; solo il tempo è intervenuto sulla testimonianza della storia, deteriorandola molto meno di quanto non siano stati in grado di fare gli esseri umani.
Più avanti passa tra due alti muri, curvi, che proteggono ciò che sembra una trincea; forse una volta era un cavalcavia.
Ancora più avanti, lo sbocco di una strada che scende da sinistra. Il tracciato continua in discesa, con una pendenza quasi costante. In fondo ad una leggera curva a sinistra, una cantoniera, poi una galleria. All’ingresso, solo i bassi cancelletti in metallo analoghi a quelli posti dinanzi le altre gallerie. Il percorso però non sembra procedere dentro di essa; piuttosto, si continua alla sua destra, come per la precedente.
All’imboccatura, la vegetazione è alta, e l’interno è parzialmente ingombro di ciarpame; a terra, un palo con il cartello “galleria non illuminata”. L’Ipotetico Ciclista scende di sella, ed entra in galleria a piedi, con l’illuminatore a LED. Qualche decina di metri oltre l’ingresso, dove il buio non consente la crescita della vegetazione, il fondo è molle. Più avanti sembra esserci dell’acqua; ma soprattutto, si intravede qualcosa di chiaro in fondo. Forse la galleria è stata murata più avanti; sembra comunque impossibile proseguire.
Uscito dalla galleria, l’Ipotetico Ciclista cerca di continuare il percorso lateralmente ad essa, ma dopo un po’ il sentiero si perde. Può solo ritornare indietro, e risalire dalla strada che aveva visto prima, e che sboccava a sinistra sul tracciato.
Risale allora prima il tracciato, poi la strada. Questa è estremamente ripida nel primo tratto, ma il fondo è in cemento. Più in alto la pendenza si riduce ed il fondo diviene asfaltato. Sono le 14:24 quando sbocca sulla statale, in corrispondenza di uno svincolo, sul cui cartello indicatore si legge “Strada Comunale Santa Barbara Chiusa La Vecchia”.

L’Ipotetico Ciclista imbocca la statale a destra. Il fondo è notevolmente sconnesso; il tracciato ferroviario è per certi versi migliore. Ha già percorso quasi 3 km e mezzo, quando vede una ripida strada dall’imboccatura larga, fiancheggiata da bassi muretti in cemento. Pensa di fare un ultimo tentativo prima di proseguire verso San Carlo su asfalto; la imbocca, ed inizia a scendere piano.
In fondo alla discesa un cavalcavia, poi la vista sia apre su un viadotto a destra, con le solite spallette di protezione. Scende sulla destra del cavalcavia, e lì sarebbe tentato di risalire il tracciato a ritroso, fino allo sbocco della galleria davanti alla quale si era arrestato; l’orologio segna però le 14:38, e non sa cosa lo aspetti più avanti. Si aspettava dei percorsi più semplici, e sebbene il dover ogni volta ritrovare la strada ad intuito sia stata un’avventura appassionante, una sorta di caccia al tesoro, l’Ipotetico Ciclista ne ha ormai più che abbastanza.
Gira allora a sinistra passando sotto il cavalcavia, e procede verso valle. Qui, tornano a farsi vedere gli odiosi quanto inutili pilastrini. Il percorso continua ad essere in costante discesa; dopo un po’, sulla destra, una cantoniera della quale sono rimasti solo due dei muri perimetrali.
Più avanti c’è stato evidentemente uno smottamento, ancora più avanti si passa su un ponticello, e continua la sua discesa a valle. In un breve tratto in curva ed in trincea c’è una pozza di fango abbastanza profonda; semplice da superare, e l’unico ostacolo che ha trovato da quando è di nuovo sul tracciato.
E’ sempre più vicino al fondovalle adesso, e la pendenza si riduce progressivamente; è quasi in piano quando un'altra strada, dall’aspetto analogo, alla sua destra, converge confluendo nel suo percorso. L’Ipotetico Ciclista sa che è il tracciato della Burgio-Castelvetrano; davanti a lui, in fondo, una casa cantoniera e la stazione di San Carlo. E sono le 14,47 adesso.


Dopo il passaggio a livello al km 95+474, il tracciato esegue un’ampia curva a destra; indi vi è un rettilineo in fondo al quale si trova la stazione di Chiusa Sclafani. E’ uguale a quella di Corleone, e come questa è stata ristrutturata, dipinta di un rosa meno accecante, ma anche in questo caso non sono state restaurate le iscrizioni e le tabelle.


La torre del rifornitore, il magazzino merci ed i servizi igienici esterni sono ancora presenti.



Oltre la stazione, dopo circa 300m vi è l’intersezione con la statale 118 che va verso San Carlo. Sono ancora presenti uno dei segnali di passaggio a livello e la cantoniera, la numero 14


anch’essa ristrutturata e dipinta dello stesso rosa della stazione.


Oltre la statale, di pista ciclabile non si parla più. Il tracciato è una strada rurale, tutto in discesa, lungo la valle del Malotempo, fino a San Carlo. Non vi sono tracce né di gabbionate, né degli antiestetici pilastrini di cemento; gli unici muri di contenimento presenti sono costituiti dagli originali muri di controripa.


Ed è probabilmente stata l’assenza di interventi incongrui a far si che il fondo resti prevalentemente asciutto anche in caso di piogge. L’unica alterazione rilevante è in corrispondenza del luogo ove sorgeva la garitta nr 15


al km 96+621, e della quale adesso non vi è traccia.

Dopo circa 700m da questa vi è il cavalcavia Onofrio


E’ ancora in buono stato, ed anche questo viene utilizzato per la viabilità locale. Una strada scende dalla statale verso la linea, ed un centinaio di metri prima di questa si biforca; una delle due diramazioni passa sul cavalcavia, l’altra sbocca direttamente nel tracciato.

In corrispondenza dello sbocco vi era una cantoniera, presente fino a pochi anni addietro, ma che ha subito un rapido e progressivo deterioramento.

I muri esterni sono ancora rintracciabili sulle foto satellitari del 2006



e fino al 2000 esisteva addirittura il tetto, ma adesso tutto ciò che resta è solo questo cumulo di sassi


e questa struttura, dalla parte opposta della strada, e forse relativa al passaggio a livello


Dopo meno di 300m inizia il viadotto Chiarello, lungo poco più di 100m; esso è stato dotato delle stesse spallette metalliche viste su ponti e viadotti da Corleone in avanti, anche se in cattivo stato.


A pagina 9 della “reazione descrittiva” si legge infatti( punto 8.4): Allo scopo di mitigare la differenza d’aspetto fra il nuovo ed il vecchio, gli eventuali elementi aggiuntivi saranno dipinti con una mano di antiruggine ed una di smalto acrilico per metalli, nel colore grigio “canna di fucile”. Il colore grigio chiaro delle spallette di tutti i ponti è dovuto all’antiruggine;è chiaro che lo strato di smalto acrilico non è mai stato apposto. Sulle spallette del viadotto Chiarello, evidentemente, anche la stesura dell’antiruggine è risultata carente; la colorazione rosso scuro di esse, è ruggine.


Il viadotto è in curva, al termine della quale vi è la galleria Passo Palisi


di 200m di lunghezza, il cui stile del portale è ancora diverso da tutte le precedenti


Non so se la galleria sia interamente percorribile; è sicuramente libera nei primi metri


L’accesso è comunque impedito da un muro, ed un muro analogo è presente all’imboccatura opposta, lato San Carlo.


Da qui comincia uno dei tratti in assoluto più suggestivi di questa linea. I successivi quattro chilometri non sono praticamente stati toccati. Il silenzio, la luce, l’atmosfera, ciò che rimane della linea, hanno reso indimenticabile quest’esperienza. Probabilmente, Lettore, starai pensando che io stia esaltando fino all’esagerazione ciò che ho visto e sentito. Sarà anche così; ma Ti assicuro che per me anche il solo essere giunto fin qui ha dato un senso alla ricostruzione.

Dallo sbocco della galleria, il tracciato decorre sempre sul versante Est della vallata, con una pendenza che escludendo brevi variazioni locali, è in media costante


Lungo di esso, i muri di controripa sono ancora integri


A meno di 500 metri si trova il viadotto Quarti Catalano, anch’esso in curva e lungo poco più di cento metri, che appare in ottimo stato.Sulle cornici di coronamento sono ancora presenti le spallette metalliche originali


Dopo meno di trecento metri, al km 99+028, si giunge all’ex galleria Cortese, lunga soltanto 16 metri. Era evidentemente scavata in un costone di roccia poco più alto della galleria stessa, una propaggine della collina che si protendeva proprio nella direzione del tracciato, impedendone l’ulteriore svolgimento. La volta della galleria e la parte di roccia soprastante sono crollati, e la galleria ha attualmente l’aspetto di una trincea; ma la presenza di bordi ricurvi e rivestiti da mattoncini ne rivelano l’originaria natura


Il crollo deve essere avvenuto tra il 1989 ed il 1994, come desumibile dalle foto aeree riprese in queste due date



Il tracciato continua in discesa per un chilometro, al termine del quale si trova l’imbocco della galleria Portella Grande. A meno di cento metri dall’imbocco della galleria vi è una casa cantoniera, la numero 17


E’ a due piani, e segue lo stile architettonico visto per le ultime. E’ in discrete condizioni; ovviamente non è stata ristrutturata. Sono ancora presenti gli isolatori di porcellana sui sostegni dei cavi della linea elettrica.

La galleria è lunga poco più di duecento metri; l’accesso è libero, solo le inutili "barre ruotanti di 90°" sono poste davanti all'imbocco


ancor più inutili, considerato che essa non è percorribile in quanto ostruita da un crollo ad una cinquantina di metri dall’imboccatura, prima del quale vi è una profonda pozza formatasi in seguito alle infiltrazioni d’acqua


D’altra parte, all’imboccatura opposta uno smottamento ha cancellato, per più di cinquanta metri, ogni struttura del tracciato , dove in luogo del rilevato vi è un acquitrino. Le stupide “barre trasversali ruotanti di 90°” qui sono così state poste a sessanta metri dal portale (!)


Questo è parzialmente sepolto nella parte bassa, e nascosto dalla vegetazione più in alto


Scendendo dalla galleria, l’unica traccia dei “lavori” relativi alla pista ciclabile rimangono i cancelletti; per il resto, la situazione è analoga a quella dell’ultimo tratto. Ed anche qui l’atmosfera è la stessa


Sono rimasti, intatti, anche i segnali di due passaggi a livello


ma qui non sono più costituiti dai cartelli con il teschio e le tibie. Qui, in conglomerato analogo ai segnali precedenti, sono però delle croci di Sant’Andrea alte quasi quattro metri


E passare, in silenzio, tra queste enormi segnalazioni che sorgono isolate nella campagna rende l’atmosfera ancora più suggestiva.


L’incanto si spezza non appena si giunge al viadotto Chiappanti, il cui imbocco Nord si trova al km 102 della linea


Appare in perfette condizioni, ma sulle cornici sono di nuovo presenti le spallette metalliche con la rete.

Subito dopo il viadotto si trova il cavalcavia Piscopo, anch’esso in ottime condizioni ed ancora in uso



analogamente a quanto visto per il cavalcavia Onofrio, si trova sul prolungamento di una strada proveniente dalla statale, che si biforca prima del cavalcavia e di cui una delle diramazioni si ricongiunge al tracciato




Dopo di esso, tornano a farsi vedere gli obbrobriosi, quanto inutili, pilastrini in cemento, per fortuna situati a distanze maggiori


A quattrocento metri dal cavalcavia vi è la cantoniera nr 18, l’ultima visibile prima di quella di San Carlo. Ma non so per quanto tempo resterà visibile, perché soltanto due dei quattro muri perimetrali sono rimasti in piedi


probabilmente, tra pochissimi anni ne resterà solo un mucchietto di sassi, come è accaduto per quella che si trovava cinque chilometri indietro.

Quest’ultimo tratto è caratterizzato da lunghi rettilinei, con una progressiva riduzione della pendenza


Dopo un chilometro e mezzo circa dalla cantoniera diroccata, vi è una frana; il fango ha invaso il tracciato ma, evidentemente anche per l’opera dei locali, il passaggio è comunque garantito. Poco più avanti, lungo una curva in trincea, il fango, per un breve tratto, è molto profondo; nella stagione invernale il passaggio per mezzi che non siano cingolati deve essere problematico. Oltrepassato questo tratto, restano meno di due chilometri a San Carlo. Vi è un breve rettilineo, una doppia curva, e poi un tratto pressoché rettilineo lungo un chilometro dopo il quale il percorso curva per entrare nel piazzale della stazione, dirigendosi a Nord-Est


Subito prima della curva avviene il congiungimento con la Burgio-Castelvetrano


Dopo la curva vi è la diciannovesima ed ultima cantoniera, ristrutturata e dipinta dello stesso improbabile rosa porcellino della stazione, e degli edifici di Chiusa Scalafani


Subito prima, all’intersezione con la statale, vi era un passaggio a livello;e si trovava a 105,500 km esatti da Sant’Erasmo.



lunedì 9 luglio 2012

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Palermo-Corleone-Burgio.Parte nona:dal km 90 a Chiusa Sclafani



L’Ipotetico Ciclista


L’Ipotetico Ciclista, disorientato davanti ai cartelli direzionali, ed in assenza di qualunque indicazione che faccia riferimento ad una pista ciclabile, è fortemente indeciso. E’ passato mezzogiorno, è lontano un centinaio di chilometri da casa e non ha idea riguardo a dove andare. Comincia a farsi sentire la tentazione di telefonare a chi lo possa venire a recuperare; è chiaro che altrimenti, comunque vadano ormai le cose, sarà costretto a pernottare fuori se vuole arrivare a Burgio e ritornare. Decide però di darsi un limite di tempo: se entro mezz’ora non avrà ritrovato la pista ciclabile, prenderà in considerazione la possibilità di chiamare, o di ritornare subito percorrendo le strade ordinarie.
Adesso deve però decidere la direzione da prendere. Si trova al limite dell’abitato di Bisacquino, e non ha ancora raggiunto il nucleo del paese; cento anni fa, quando la ferrovia venne realizzata, il centro abitato doveva essere ancora relativamente distante da qui. In pratica, il treno da qui avrebbe dovuto percorrere ancora un po’ di strada per arrivare alla stazione, e questo lo orienterebbe per seguire l’indicazione “Bisacquino”; andare verso Chiusa Sclafani forse implicherebbe “saltare” in qualche modo la stazione di Bisacquino.
D’altra parte, spesso le stazioni venivano realizzate a distanza di diversi chilometri dall’abitato; ed appare più probabile che il ramo della biforcazione che conduce verso Chiusa Sclafani sia, per direzione e pendenza, quello realizzato sul tracciato ferroviario. Decide allora di seguire le indicazioni per Chiusa Sclafani, ma poco più avanti si trova nella necessità di prendere un’altra decisione analoga. Torna indietro, e segue le indicazioni per Bisacquino.
Inizia una leggera salita verso il paese, che chiaramente nulla può avere a che vedere con la linea ferrata. Si ferma allora, e si guarda intorno. Poco più in basso, gli sembra di scorgere i pilastrini di cemento che segnalano i limiti della proprietà demaniale.
Torna indietro, e si ritrova all’imbocco di una strada sterrata fiancheggiata dai pilastrini, ma senza alcun segnale che indichi che si tratti di una pista ciclabile; sembra comunque essere proprio il tracciato quello che imbocca alle 13:01. Il fondo non è cattivo, è evidentemente percorso da automobili.
Dopo 800m circa si imbatte in un ponte che gli conferma inequivocabilmente di stare percorrendo la strada giusta.
Altri 700 metri, ed ecco l’imbocco di una galleria; il tracciato si perde nel buio. L’illuminatore a LED svolge il suo compito mentre l’Ipotetico Ciclista pedala all’interno, e riflette. Riflette sui vaneggiamenti che aveva letto sulla “Relazione Progetto” riguardo a fantomatici impianti di illuminazione temporizzati ed alimentati ad energia solare, installati nelle gallerie ed attivati dal passaggio dei ciclisti; e si congratula con se stesso per essere stato avveduto almeno nella selezione dell’attrezzatura.
Dopo qualche centinaio di metri si avvicina maggiormente all’abitato; vi è una breve galleria, ma la strada che sta percorrendo non la imbocca. Le passa a lato, a destra, mentre a sinistra si trova l’ingresso ad alcune palazzine; e si ricongiunge al tracciato più avanti.
Ancora più avanti sembrano scomparire anche i pilastrini, prima che l’Ipotetico Ciclista passi accanto ad un complesso di edifici relativamente moderno; all’interno della recinzione si vedono automobili che sembrerebbero appartenere al comune di Bisacquino.
Il fondo è accuratamente spianato adesso, e ricoperto di fine pietrisco; pensa di essere uscito inavvertitamente al di fuori del tracciato, allora. Ma uno degli edifici al limite esterno del complesso è inequivocabilmente uno dei fabbricati di servizio di una stazione; e quindi prosegue, ed i pilastrini tornano a farsi presenti lungo la strada fiancheggiata da abitazioni private.
La strada è in discesa adesso, ed il fondo consente velocità maggiori. E’ rinfrancato l’Ipotetico Ciclista, mentre passa accanto a quello che riconosce come il palo di sostegno di un segnale di passaggio a livello. E l’orologio segna le 13,11 quando poche decine di metri più avanti è costretto ad arrestarsi davanti all’ennesimo crollo; è frustrato, ma è stata comunque una fortuna riuscire a fermarsi prima di volare giù dal terrapieno.
A una cinquantina di metri di distanza, all’estremità opposta della zona crollata, un pastore, con il suo gregge, sta scendendo giù per la scarpata che si è formata. Lo guarda, l’Ipotetico Ciclista, il pastore comprende, e gli fa segno con la mano per indicargli come possa scendere e risalire dal lato opposto per riprendere il tracciato. Lo guarda, il pastore, e quando è vicino dice, scuotendo la testa, “centanni avìa durato; poi arrivaru iddi, ci misiru manu…”.

Adesso sono le 13:17 quando l’Ipotetico Ciclista passa al di sotto di un cavalcavia mentre continua in leggera discesa. Dopo un’ampia curva il paesaggio sembra cambiare; c’è la vallata, a destra, ed il bosco sulla sinistra.
E’ ancora a meno di due chilometri dalla zona del crollo, ma l’atmosfera è completamente diversa adesso. Dopo un’altra curva, stagliate contro il cielo turchese, vede le case di Chiusa Sclafani; sono le 13,25 e l’Ipotetico Ciclista sa che deve riconsiderare i sui piani. Dopo un’ultima larga curva a sinistra, in basso sulla destra riconosce una stazione della linea; è la stazione di Chiusa Sclafani, a vista mentre l’orologio segna le 13,27.



Non so, Lettore, se tu seguendo la descrizione del tracciato abbia anche letto la stupida storiella dell’Ipotetico Ciclista. La storiella è banale e mal scritta, ma l’argomento è serio; riguarda ovviamente la maniera frequentemente inutile, a volte anche dannosa, ma comunque sempre approssimata, con cui vengono spesi i fondi pubblici. Ma non è per discutere questo aspetto che sto citando l’Ipotetico Ciclista. Quando l’Ipotetico Ciclista si trova davanti al bivio, in realtà nessuna delle due diramazioni di esso corrisponde al tracciato; questo continuava tra le due diramazioni, sul terrapieno ivi presente, ed è proprio in corrispondenza di esso che si trova il km 90 della linea.


Subito dopo, il tracciato eseguiva una curva a sinistra (verso Nord-Nordest) in corrispondenza della quale si trovavano un sottopassaggio ed una casa cantoniera. Questo è l'aspetto originale della linea:




Di tutto ciò nulla è rimasto, essendo stato tutto cancellato dalle strutture di un esercizio commerciale; vestigia del tracciato si ritrovano dopo di esse, ma è oltre la strada che risale verso il centro abitato che esso torna ad essere chiaramente visibile.


All’intersezione del tracciato con la strada vi era un passaggio a livello, al km 90+269. Nessun segnale relativo a pista ciclabile è comunque qui presente, così come accadrà per tutti i segmenti da qui in avanti. Il tracciato è adesso, a tutti gli effetti, una strada di campagna, fiancheggiata dai pilastrini in cemento, ed in alcuni tratti stabilizzata da gabbionate.


Ciò non vuol dire che nessun intervento sul tracciato sia stato eseguito; vuol dire solo che non è stata portata a termine la pista ciclabile. L’aspetto da strada rurale che ha assunto il tracciato è qui analogo a quello di tutti quei tratti sui quali sono stati eseguiti interventi, privando spesso il tracciato delle connotazioni tipiche della ferrovia dismessa (“..si ritiene opportuna la realizzazione di opere che, pur permettendo di recuperare la percorribilità ciclabile, si caratterizzino per la differenza formale da una comune stradella di campagna e si richiamino all’originaria struttura ferroviaria…” punto 7.1.1. della “Relazione descrittiva”. Ma che diavolo sarebbe la “percorribilità ciclabile”? Gli interventi sul tracciato sembrano condotti con lo stesso grado di competenza con il quale è stata usata la lingua italiana). Potresti essere portato a pensare, Lettore, che il merito di chi ha condotto i lavori resta quello di aver ripristinato comunque il tracciato, che altrimenti l’azione del tempo avrebbe fatto sparire; e questo è vero, ma solo in parte, come Ti mostrerò più avanti. Se avrai la compiacenza di continuare a leggere.

Le strutture del tracciato sono quindi state cancellate per trecento metri, tra i due passaggi a livello, ed adesso esso torna ad essere in parte riconoscibile; ma la prima struttura visibile è il ponticello Mattia,


in realtà un sottopassaggio, a circa 700m dall’intersezione con la strada


Dopo di esso vi erano due passaggi a livello, ma non vi è traccia dei segnali. Dopo ulteriori 700m dal ponte Mattia vi è l’imboccatura della Galleria Della Serra;


è lunga 100m, percorribile ed in buone condizioni


sulla chiave di volta della cornice si legge “1900”, e la sua realizzazione sarebbe così precedente a quella della galleria Patellaro; ciò potrebbe indicare che la realizzazione di vari tronchi fu contemporanea.


Il fatto che la costruzione dell’intera ferrovia abbia proceduto da San Carlo verso Corleone è invece improbabile; sembrano esservi delle evidenze che indicherebbero comunque il contrario.


Trecento metri dopo vi è la breve (35 metri) galleria artificiale Quaranta


in prossimità della quale sorgono alcune abitazioni. In questo tratto, il percorso della strada è stato deviato a Sud cosicchè esso non coincide con il tracciato, e la galleria non viene percorsa. Sebbene in cattive condizioni questa sarebbe comunque percorribile


al di la di essa, la strada confluisce nuovamente nel tracciato. Continuando, dopo poco più di duecento metri si giunge in prossimità di un complesso di edifici, sede del comune di Bisacquino, che sorgono nell’area che una volta era il piazzale della stazione


Ho visto diverse foto sul Web che ritraggono questi edifici, e le didascalie le definiscono “stazione di Bisacquino”; tra di essi però non si vede alcun edificio simile alle altre stazioni di questo tronco della linea, e nessuno di essi ha comunque l’aspetto di edifici risalenti ad un secolo fa. L’unica costruzione dell’epoca ancora esistente parrebbe essere un piccolo edificio di servizio all’estremità Sud del piazzale, che ospitava i servizi igienici



Eppure, L'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente della Regione siciliana ha concesso al comune di Bisacquino, con il decreto n. 930 del 7 agosto 2006, il contributo di 412.847 euro per la realizzazione di un "Progetto dei lavori di ristrutturazione dell'ex edificio viaggiatori delle FF.SS. di proprietà comunale a servizio dell'impianto sportivo-ricreativo costituito dalla pista ciclabile". Ed il comune di Bisacquino ha indetto una gara d’appalto, con asta al ribasso a partire da € 245.443,94, apertasi l’otto febbraio dell’anno duemilasette.

Quindi, almeno l’edificio viaggiatori esisterebbe ancora, “nascosto” tra quelli aggiunti successivamente. Sulla base della configurazione del piazzale e delle misure (rilevate sull’immarcescibile GoogleEarth) dei fabbricati attualmente presente, è possibile identificare la stazione originaria con l’edificio indicato dalla freccia:


L'integrazione dell'edificio originale è però avvenuto, almeno in parte,  prima della dismissione della linea. Analogamente a quanto avvenuto per Ficuzza, vi fu un ampliamento della stazione durante l'ultimo periodo di attività:



Quando effettuai le riprese, per un errore di regolazione della fotocamera (che stupidamente non mi premurai di controllare), tutte le foto di questo tratto della linea risultarono irrimediabilmente sovraesposte, e l’entità della sovraesposizione era tale da non consentire di distinguere alcun particolare sui fotogrammi. Me ne accorsi dopo aver percorso diversi chilometri, e decisi di ripercorrere a ritroso il tracciato rifotografando quanto avevo già visto; ma, forse perchè i piani della giornata erano stati alterati da questo evento, non impiegai in ciò l’accuratezza usuale.
Nel riordinare le foto mi accorsi che mancavano immagini dell’edificio viaggiatori, e così mi ripromisi di tornare ancora a Bisacquino per fotografare la stazione.

Ma non lo feci mai, e tranne eventi eccezionali ed imprevisti, non tornerò mai più a Bisacquino. E non eseguirò mai ulteriori riprese della stazione.

Ma anche senza fotografia, posso trovare soccorso nelle immagini delle StreetView di GoogleEarth; per quanto deformato dal metodo di ripresa l’edificio è individuabile. Questo:


dovrebbe essere ciò che resta di un fabbricato viaggiatori privato del tetto spiovente e notevolmente modificato ed alterato. Quando passai da quelle parti, tutto era chiuso. Non so esattamente quale sia il “servizio” che ne verrebbe “all’impianto sportivo-ricreativo costituito dalla pista ciclabile”... questa:



è comunque l'immagine dell'aspetto originario della stazione di Bisaquino, analogo a quello degli altri, analoghi, edifici della linea.

E’ possibile che subito dopo la stazione vi sia una lieve discrepanza tra il percorso della “pista ciclabile” e quello della strada ferrata, che si sarebbe trovata qualche metro più a Nord; qui, i georiferimenti sulle mappe messe a disposizione dal Geoportale Nazionale sembrano leggermente meno precisi del solito, ma la differenza sarebbe irrisoria. Dopo poco inizia un tratto in discesa, a metà del quale si trovava un passaggio a livello con garitta, la numero 13; l’unica struttura residua è un palo di sostegno del segnale


Più avanti, il rilevato ha ceduto per diverse decine di metri, ed il tracciato è interrotto.


Gli agricoltori ed i pastori della zona che utilizzavano l’ex ferrovia come strada campestre sono evidentemente tutt’altro che entusiasti; oltretutto, lungo il tracciato erano state interrate le tubazioni dell’acqua e del gas. Gli abitanti della zona hanno avanzato diverse istanze, nessuna delle quali ha avuto esito positivo; così, non possono fare altro che maledire dal profondo del cuore chi ha eseguito i lavori della pseudo pista ciclabile (“nuatri ‘nnà taliavamu, e centanni avìa durato; poi arrivaru iddi, ci misiru manu…”).

Al di là del crollo si trova il cavalcavia San Ciro


Poco dopo di esso il tracciato esegue una curva, ampia, ma di 120° circa; così mentre prima scendeva verso Sud-SudEst, da qui punta decisamente ad Ovest per ottocento metri circa.


questo è, a mio parere, uno dei tratti più suggestivi, insieme a quello tra Godrano e Ficuzza, ed un altro che incontrerai più avanti. A Sud, quindi sulla sinistra del tracciato procedendo verso Chiusa Sclafani, vi è il bosco, mentre a Nord vi è la vallata. Il tracciato percorre una lunga trincea


e poi il limitare del bosco


indi descrive una curva a sinistra e torna a puntare a Sud.


All’uscita dal bosco vi era un passaggio a livello, del quale nulla è rimasto. Dopo un’ulteriore curva a sinistra, la stazione di Chiusa Sclafani è a vista, più in basso.


La strada si allarga fino ad intersecare una provinciale, e qui vi era un passaggio a livello; ma anche di questo, nulla è rimasto.



(in quest'ultimo tratto gli accessi al tracciato da strada asfaltata sono tutti coastituiti da traverse della via Quaranta, che da Bisacquino va verso Chiusa Sclafani)