mercoledì 13 maggio 2015

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Burgio-Castelvetrano: Parte Terza: da Sambuca di Sicilia alla stazione Belice



La stazione di Sambuca di Sicilia, a 9,3 km da San Carlo, era il tipico edificio “grande” che si poteva vedere su questa linea, con tre luci per piano sul prospetto e tre sul fianco (modulo 3x3), con magazzino merci




Nella foto si riconoscono, in alto, le arcate dell’acquedotto, e sullo sfondo si intravede lo sbocco della galleria, indicato da una freccia. Ma ciò che rimane della stazione di Sambuca di Sicilia, oltre che il nome della strada, è solo la torre del rifornitore




I fabbricati sono stati demoliti, e nel piazzale stazionano degli automezzi, probabilmente comunali




Ovviamente non vi è segno nemmeno dello sbocco della galleria, sepolto da migliaia di metri cubi di terreno, così come della parte del tracciato contiguo al piazzale, che avrebbe descritto un’ampia curva a destra. E’ verosimile, considerate le pendenze attuali che anche la zona che seguiva il piazzale abbia subito un rimaneggiamento notevole; ed è plausibile che sia stata proprio quella l’origine del materiale che forma il terrapieno sotto il quale si trova lo sbocco della galleria.

A 210 metri dalla stazione vi era una cantoniera, della quale ovviamente non rimane traccia; tracce inequivocabili della linea si ritrovano invece 350 metri più avanti, e consistono in un cavalcavia: 0,42 km lo avrebbero separato dalla stazione di Sambuca, e 9,72 km da san Carlo




La strada sottostante è nuovamente il tracciato e per almeno 750 metri può essere seguito agevolmente anche in automobile. Il fondo è prima asfaltato, poi lastricato in cemento.




Diviene sterrato in prossimità di un viadotto a 6 luci




a 1,23 km dalla stazione (e 10,53 km da San Carlo), sul quale è possibile transitare




Il viadotto può essere raggiunto anche attraverso percorsi alternativi




ma senza la possibilità di risalire sulla sede stradale; la SP 44 passa al di sotto di una delle arcate




Oltrepassato il ponte, anche se intervallato da qualche tratto particolarmente accidentato




il fondo resta discreto per un chilometro circa




poi si va progressivamente deteriorando




fino a divenire uno sterrato




sempre più impervio




A circa 700m dal ponte vi era una cantoniera, della quale non rimane nulla.

Dopo ulteriori 1,26 km è possibile percorrere un altro viadotto, più piccolo, gettato su un corso d’acqua




Al termine del viadotto ci si trova a 12,59 km da San Carlo




Ciò che colpisce maggiormente è la completa assenza di case cantoniere. Le uniche strutture visibili sono ponti viadotti e sottovia, resti di muri di controripa




ma non c’è traccia di edifici




E’ invece rimasta pressoché integra la palificazione per il telefono di linea




Gli elementi devono essere stati rinnovati poco prima della dismissione della linea, ma si parla pur sempre di pali di una settantina di anni addietro.

A 3,79 km dalla stazione di Sambuca il tracciato incrocia una stradella asfaltata proveniente dalla SP 70




in corrispondenza della quale vi era un’altra casa cantoniera. Non vi era passaggio a livello, in quanto ai tempi di attività della linea la stradella non esisteva. Oltrepassata questa, il tracciato va divenendo sempre più confuso fin quando si perde nelle adiacenze di un terreno privato; è solo la palificazione ad indicarne il percorso




Torna a farsi visibile




un centinaio di metri dopo, quando diviene percorribile, attraversando una strada locale proveniente sempre dalla SP 70, e continuando oltre




Gli accessi dalla SP 70 possono essere utilizzati per riallacciarsi al percorso dopo i tratti con fondo peggiore.

Dopo poco più di mezzo chilometro il tracciato risulta totalmente cancellato per oltre 300 metri




è necessario ritornare sulla SP 70, per ritrovarlo più avanti, in corrispondenza di una casa cantoniera




a 5,83 km da Sambuca




Da lì è percorribile




fino alla stazione di Santa Margherita Belice, in contrada Gulfa, distante 25,33 km da San Carlo




Il fabbricato viaggiatori della stazione è assolutamente analogo a quello delle altre stazioni grandi sulla linea




La stazione comprendeva anche una rimessa locomotive




ed un fabbricato prospiciente la strada, forse destinato ad abitazioni per ferrovieri




Ho visto sul web delle foto dell’interno di una rimessa, nelle quali si poteva vedere una RALn 60; veniva lasciato intendere che queste fossero state riprese all’interno della rimessa della Gulfa ma non sono sicuro se esse ritraessero in realtà la rimessa di Castelvetrano. Comunque fosse, attualmente la rimessa è vuota




Tutte le costruzioni di servizio sono presenti, sebbene in cattivo stato




Poco oltre la stazione vi è un’altra casa cantoniera




in corrispondenza della quale il tracciato viene “tranciato” quasi perpendicolarmente dalla SS624, a 25,44 km da San Carlo




Esso continuava dalla parte opposta di esso, descrivendo un’ampia curva che lo portava a risalire verso Nord. Continuava con un decorso ad “S” che lo portava prima ad Est della statale per poi descrivere nuovamente una curva con convessità ad Ovest. Proprio in corrispondenza della curva si ritrovano le pochissime vestigia della linea in questo tratto; lo sviluppo della SS 624 ha infatti sfruttato, analogamente a quanto accaduto con la SS121 da Bolognetta a Villafrati, il percorso del tracciato ferroviario per ridurre i movimenti di terra necessari alla costruzione. Le ferrovie a scartamento ridotto, avvalendosi della possibilità di curve con maggiori raggi, erano in grado di adattarsi maggiormente alla morfologia del terreno rendendo necessario un minor numero di costose opere d’arte quali viadotti, ponti e gallerie; il risultato era un percorso più tortuoso, ma di realizzazione meno onerosa. La 624 ha applicato un principio analogo sfruttando, in linea di massima, il percorso esistente, anche se con un decorso meno tortuoso, cosicchè il tracciato si troverebbe ora da un lato, ora dall’altro rispetto all’asse stradale;ma la maggior larghezza della carreggiata rispetto al rilevato ferroviario, e la presenza delle opere “di supporto” (fosse di guardia, strade di cantiere, etc.) hanno cancellato quasi totalmente le tracce della linea. Tutto ciò che rimane è un sottovia semisepolto in corrispondenza della curva, a 940 metri dalla stazione della Gulfa




ed un tratto con passaggio in trincea poco più indietro




La loro posizione è desumibile dalla foto satellitare




Con l’eccezione di qualche (dubbio) frammento di tracciato nei tratti più discosti dalla SS 624




nessun altra struttura risulta inequivocabilmente individuabile per tre chilometri, quando, ad Ovest della statale è visibile e percorribile un viadotto




che attraversa il torrente Senore. Lungo 175 m e alto 7 m




è apparentemente in ottime condizioni ed integrato nella viabilità rurale




dà l’impressione di essere in migliori condizioni dell’adiacente viadotto in cemento armato sul quale decorre la SS624




E’, con ogni probabilità, soltanto un’impressione; ma questa non può fare a meno di innescare delle riflessioni riguardo alla solidità delle costruzioni di un tempo, e di quale sia stato l’impegno profuso nel realizzarle in rapporto all’intervallo temporale per il quale sono state utilizzate. Il viadotto infatti è parte di quel tratto della linea che, realizzato nel 1931, venne dismesso nel 1959. Meno di trenta anni di utilizzo per delle strutture in grado di conservare la loro integrità, pressoché in assenza di manutenzione, per ottanta anni.

E se le altre opere d’arte lungo questo tratto di linea non sono più visibili ciò è senz’altro dovuto ad intenzionale e deliberata distruzione, non alla naturale involuzione dei manufatti. Tre case cantoniere avrebbero affiancato questo segmento del tracciato, a 1,72, 3,58 e 5,7 km dalla stazione della Gulfa; residui dell’ultima di esse erano ancora visibili alla fine degli anni Ottanta




Al di là di ogni altra considerazione, la loro distruzione lascia dei dubbi irrisolti, generando così un (insignificante) enigma, cui accennerò più avanti




Si è invece evidentemente avuta qualche remora nel demolire il viadotto, nonostante esso risulti quasi a contatto con la statale. Da lì il tracciato continua a descrivere le sue “S” verso Nord, fin quando, dopo ulteriori tre chilometri si dirige decisamente verso NordOvest per giungere alla stazione Belice


martedì 12 maggio 2015

Ricostruzione del tracciato della ferrovia Burgio-Castelvetrano: Parte Seconda: da San Giacomo a Sambuca di Sicilia



La stazione di San Giacomo, sebbene non segnata come “fermata” sull’orario, è una stazione minore; relativamente distante dai centri urbani, era probabilmente una di quelle pensata per gli agricoltori sparsi sul territorio. Il fabbricato viaggiatori è infatti del tipo più piccolo (modulo 3x1).




E’ ancora presente la costruzione che conteneva i cessi




più la struttura muraria




che sosteneva la vasca per il rifornitore.

L’edificio è a breve distanza dalla SS 188, dalla quale risulta agevole l’accesso al piazzale; lo stesso accesso consente di reimmettersi sul tracciato dopo la stazione. Così come risulta agevole percorrerne la prima parte




tanto che le immagini si trovano sulle StreetView di GoogleEarth. Dopo 700m circa da San Giacomo vi è un passaggio in trincea




e dopo ulteriori 300m ci si imbatte in una cantoniera




Questa, a 1,16 km da San Giacomo, sebbene da lontano possa apparire in discrete condizioni, è ridotta ad un rudere, conservando solo i muri laterali




il prospetto era ancora in piedi alla fine del 2013; probabilmente, anche le strutture residue sono destinate a rovinare in breve tempo. Alla cantoniera si può giungere anche dalla strada che dalla SS 188 conduce in contrada Taja, ed in corrispondenza della quale si accede alla stazione di San Giacomo.

Dopo la cantoniera il fondo comincia progressivamente a peggiorare, divenendo francamente cattivo dopo un altro chilometro




sebbene a tratti sembri agibile, larghe e profonde pozze di fango rendono poco consigliabile tentarne la percorrenza nella stagione piovosa, almeno con delle normali automobili o con motociclette stradali




Inoltre, questo tratto, per gli stessi motivi che ne sconsigliano l’accesso alle auto, è frequentato da fuoristradisti (soprattutto ciclisti). Oltre che dal fondo stradale adatto alla mountain bike, un’attrattiva notevole del percorso è costituita dall’aspetto paesaggistico




Questa parte del tracciato fino a Sambuca di Sicilia, che nella seconda parte si snoda, prevalentemente discosto dalla SS 188 lungo il versante Sud del vallone del torrente Rincione, ed è meravigliosa in primavera




Più avanti il fondo torna ad essere migliore




in quanto il tracciato viene utilizzato come strada di accesso ad alcune abitazioni, e ricompaiono alcuni residui di muri di controripa




fin quando, a due chilometri dalla cantoniera (e a 3,25 km da san Giacomo) il tracciato incrocia una strada asfaltata che si dirama dalla statale




Questo è un altro dei punti di accesso possibili. Subito dopo l’incrocio vi è una curva a destra al termine della quale si trova una seconda cantoniera




Qui siamo a 12,69 km da San Carlo. Anche questo edificio è ridotto ad un rudere, parzialmente crollato




La cantoniera si trova in corrispondenza dell’imbocco di una trincea. Questa non è percorribile




ma un sentiero sul margine Nord di questa consente di aggirare l’interruzione ritornando sul tracciato poco dopo




Oltre questo punto




il percorso segue una serie di curve




intervallate da un rettilineo




cui fa seguito un passaggio in una stretta trincea




per continuare poi con andamento sinuoso




seguendo grossolanamente le anse del torrente Rincione




che attraversa con un ponte




ad un chilometro dall’uscita dalla trincea; circa trecento metri prima del ponte vi è un’altra cantoniera, a 5,6 km da san Giacomo




in corrispondenza della quale si trova lo sbocco di un altro possibile accesso al tracciato dalla SS188




Il migliore stato di conservazione nel quale sembrerebbe trovarsi si rivela illusorio quando osservata più da vicino




In questo tratto vi sono diversi accessi dalla SS 188, ma non tutti presentano un fondo stradale praticabile




subito dopo il ponte si trova l’imboccatura di una galleria, la prima provenendo da San Carlo, ed a 15,13 km dalla relativa stazione




La galleria è breve (40m) e quasi rettilinea, percorribile quindi, di giorno, senza la necessità di luci




la cornice del portale già “inquadra” Sambuca di Sicilia




Dopo lo sbocco della galleria, le curve divengono ancor meno accentuate




Il tracciato continua discostandosi ormai dal torrente Rincione




con pendenza molto lieve, che non agevolando il deflusso delle acque determina una certa melmosità del fondo




il punto più basso viene toccato in corrispondenza di un sottovia a 930 m dall’uscita della galleria, dove il tracciato comincia la sua risalita verso l’abitato di Sambuca di Sicilia




accostandosi sempre di più alla SS 188, dalla quale si rendono visibili con facilità le opere della linea




mentre in lontananza si scorge l’invaso del Carboj, il Lago Arancio




A 550 metri di distanza da fondo valle e a 7,43 km da San Giacomo il tracciato incrocia la SS 188, attraversandola




In corrispondenza dell’intersezione vi era un passaggio a livello, ed il relativo casello vi si trova ancora, in condizioni relativamente buone




è forse uno tra quelli dell’intera tratta che ha patito i danni minori




Subito dopo l’attraversamento inizia un tratto percorribile agevolmente anche in automobile




La parte iniziale è in salita; dopo 200 m si imbocca il primo dei due viadotti che precedono la stazione di Sambuca




il viadotto, in ottime condizioni, è percorribile in auto




è peraltro ben visibile percorrendo la SS 188. Dopo di esso, il tracciato esegue un’ampia curva a destra di un centinaio di gradi




per dirigersi poi




curvando a sinistra, verso il secondo viadotto




ed anche questo, che descrive una curva verso sinistra, è percorribile




anzi viene regolarmente percorso, terminando poco prima della via Canalicchio, strada che fa parte della viabilità cittadina




La strada segue una salita relativamente ripida per giungere in via Crispi, nei pressi delle arcate dell’acquedotto romano




Essa non ha nulla a che vedere con il tracciato; questo poco più avanti della confluenza avrebbe imboccato una breve (160 m) galleria il cui sbocco avveniva in corrispondenza del piazzale della stazione, al di sotto della arcate dell’acquedotto. La galleria non esiste più, sepolta insieme al piazzale per una lunghezza di almeno 50 metri; lo sbocco della galleria si sarebbe trovato in questo punto, ma qualche metro più in basso




la parte “insepolta” del piazzale può essere raggiunta continuando a sinistra lungo via Crispi, ed imboccando, appunto, la “via Stazione”. Ma anche la stazione non esiste più