lunedì 7 ottobre 2013

LA VIA DEI BORGHI.20: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. BORGO LIVIO BASSI.


Borgo  Bassi: sacrario degli eroi

Arditissimo pilota da caccia di provato valore partecipava a numerose ed alle più rischiose azioni di guerra compiute dal suo reparto abbattendo con azione individuale 4 velivoli nemici. Durante un bombardamento aereo sul proprio campo, eseguito da preponderanti forze aeree nemiche scortate da caccia, partiva subito in volo affrontando l'impari lotta con suprema audacia e slancio incomparabile, contribuendo a stroncare l'offesa avversaria e ad abbattere due apparecchi. Rimasto ferito, con il velivolo gravemente danneggiato, anziché salvarsi col paracadute, tentava rientrare al campo; ma, nel generoso tentativo, ai limiti del campo stesso rimaneva avvolto dalle fiamme sprigionatesi dai serbatoi forati. Gravemente ustionato veniva soccorso e trasportato all'ospedale dove, dopo due mesi di atroci sofferenze, chiudeva serenamente la gloriosa giovane vita nella visione della Patria vittoriosa, già da lui tanto mirabilmente servita.

La Storia, Lettore, si sa, è scritta dai vincitori. E l’esistenza di vincitori presuppone delle parti, ed un conflitto tra esse. Se le parti fossero d’accordo, non esisterebbe conflitto, in quanto non esisterebbero neanche parti. Quando una parte vince, la Storia non può che venire scritta in maniera parziale. Né rivolgersi alla parte opposta è garanzia di successo; anche chi perde scrive la Storia a suo modo. Quindi le verità storiche non possono trovarsi nei libri; avevo già espresso qui l’esistenza di una tale difficoltà. Neppure lo scorrere del tempo sembra in grado di porre rimedio a tale situazione, come dimostrato dalla cronaca politica relativamente recente; ogni riferimento positivo al ventennio fascista deve essere, per definizione, deprecato. Personalmente, come essere pensante e ragionante, rifiuto totalmente una tale posizione. La critica basata sulla valutazione obiettiva dei fatti è una funzione della ragione; la critica incondizionata basata solo sulla passiva ed ottusa accettazione dell’ideologia è la negazione della funzione della ragione.

E la ragione mi indica che molto di ciò che accadde durante il deprecato ventennio dovrebbe essere oggetto di approfondita, obiettiva ed imparziale analisi; le  espressioni  del governo fascista condannabili senza appello ed inequivocabilmente sono sicuramente due: la guerra e le leggi razziali.

Se nella storia di Borgo Bassi non vi è nulla che possa mitigare la seconda, vi è forse qualcosa che mostra gli aspetti meno negativi della prima.

Dalla motivazione dell’attribuzione della medaglia, cosi come dalla descrizione  fornita da siti diversi, non si evince che né la vicenda di Livio Bassi né la sua morte siano diverse da quelle di tanti altri. E’ invece diversa la descrizione che ne fa Wikipedia. Wikipedia, almeno sugli argomenti non tecnici può risultare largamente inaffidaibile, (ed in futuro  documenterò ripetutamente tale  affermazione) ; ma il riferimento su cui si basa la voce sembra essere stato il sito dell'aeronautica militare, e quindi dovrebbe essere attendibile, anche se i documenti citati pare non siano più disponibili. Secondo quanto vi si trova scritto, Livio Bassi fu colpito nel tentativo di salvare il suo compagno di accademia, Alfredo Fusco, dall’attacco contemporaneo di diversi caccia nemici. Dopo l’esplosione in volo dell’aereo del suo commilitone, avrebbe cercato di portare in salvo la propria macchina, rischiando un atterraggio di emergenza anziché paracadutarsi fuori dall’abitacolo. Il suo aereo si incendiò in fase d’atterraggio, e Livio Bassi morì una settimana dopo, al Celio di Roma, per le ustioni riportate.

In una societa civile, il concetto di solidarietà dovrebbe identificarsi con quello di una funzione codificata della società stessa. Per la legge in effetti è cosi: quando, ad esempio, viene  comminata una sanzione al proprietario di un'automobile senza sapere se sia stato lui a commettere la relativa infrazione, o viene ipotecata la casa di un singolo condomino per i debiti contratti dall'intero condominio è proprio questo principio che viene invocato. Si è responsabili "in solido" con chi ha commesso l'infrazione o contratto i debiti.

Ma nell'accezione comune, il termine "solidarietà" ha un altro senso. Significa "non sei solo in questo tuo doloroso cammino; io sono al tuo fianco. E condividerò con te "in solido" questa esperienza, fino all’ultimo". Anche questo tipo di solidarietà dovrebbe essere istituzionalizzata, ma non lo é. É  lasciata all'iniziativa dei singoli: e di solito benché molti siano coloro che dicono di apprezzare tale iniziativa, in pochi sono ad intraprenderla. E questa solidarietà non ha nulla a che vedere con la guerra, ma solo con la sofferenza o il pericolo. Può più frequentemente comparire in guerra perché in guerra c'é sempre pericolo. Ma compare anche in tempo di pace, in qualunque luogo o circostanza nei quali qualcuno possa trovarsi in pericolo. Compare nelle fabbriche, nelle miniere, a mare, durante le attività sportive rischiose... ed a volte la comparsa é tanto spontanea ed improvvisa che chi prende l'iniziativa non sta a pensare se ciò che sta per fare sia razionale, se possa portare ad un risultato positivo o meno. A volte, l'iniziativa é senza speranza, e l’unico effetto di essa é quello di aggiungere un'unità al numero delle vittime. Ed é proprio in questi casi che il significato diviene evidente: "mi troverai al tuo fianco fino all'ultimo". Sembra che questo abbia voluto fare Livio Bassi con il suo compagno, che probabilmente non avrebbe avuto modo di salvare dall’attacco contemporaneo di sei aeroplani. Forse non é cosî, forse questa é una versione estremamente romanzata della verità. Cosî come forse é romanzata anche la motivazione che lo condusse a tentare un atterraggio di emergenza anziché ad abbandonare il FIAT G50 e scendere con il paracadute: che senso avrebbe avuto cercare di salvare una macchina già danneggiata, e che avrebbe subito ulteriori danni in un atterraggio d'emergenza?. Livio Bassi, così come Fusco, era salito sull'aereo in fretta, senza aver indossato né casco né  guanti, né occhiali; forse, semplicemente, non indossava neanche il paracadute. Forse aveva ingaggiato un combattimento impari, ed  é stato abbattuto, come tanti altri. Forse ha commesso un errore procedurale lasciando a terra l’equipaggiamento, ed un errore di valutazione combattendo contro troppi avversari; una leggerezza dietro  l'altra. Ma e più bello pensare che sia volato in soccorso del suo amico, e che poi abbia tentato di salvare almeno il suo FIAT G50. Sempre guerra é, ma obiettivamente fa una bella differenza, se paragonato a chi si è fatto ammazzare nel semplice tentativo di uccidere altre persone.


E questa "bella differenza" é come se fosse stata colta dal progettista: e già prima che i fatti accadessero. Come sottolinea Joshua Samuels, la presenza del grande arco di trionfo posto all'ingresso é caratteristica unica tra i borghi ECLS.  Livio Bassi morî il 25 febbraio del 1941. Il progetto di Domenico Sanzone venne ultimato nel marzo del 1940. Il borgo progettato non aveva ancora quindi la denominazione di "Borgo Livio Bassi", bensî quella di "Borgo Ummari".  Sembra quasi che il progettista, con un anno di anticipo, abbia sentito di dover inserire nel progetto qualcosa che avesse un simbolismo particolare, come se avesse intuito che il borgo sarebbe stato dedicato alla memoria di un eroe particolare; ma come vedremo, Lettore, la "precognizione" non riguardô solo l'aviatore.

D’altra parte, sembra che la “bella differenza” sia stata colta da tutti, ed anche prima del conferimento della medaglia se il 4 luglio del 1941 la prefettura di Trapani esortava l’Ente ad attendere il verificarsi di tale conferimento prima di assegnare il nome al costruendo borgo.





Ma se la storia di Livio Bassi può costituire un episodio luminoso che contribuisce a rischiarare uno dei due aspetti più bui del fascismo, e cioè la guerra, essa non può comunque mitigare l'altro, e cioè quello relativo alle leggi razziali, che anzi qui risulta particolarmente evidente. La richiesta di concessione delle opere di competenza privata, firmata il 31 agosto da Nallo Mazzocchi Alemanni, contiene alla fine la dichiarazione dell'appartenenza alla razza ariana. 



E’ solo una frase, un rigo in un foglio protocollo, ma fa una grande impressione. Almeno a me.

Sebbene, come si legge nella richiesta di concessione, il progetto è datato 27 agosto 1940, la relazione di progetto reca la data del 30 marzo 1940, e le prime versioni del progetto  dovevano comunque essere ancora precedenti.





Borgo Bassi era infatti compreso, come “Borgo Ummari”,  nell'elenco iniziale degli espropri, ma prima ancora era stato designato come “Borgo Z”, segno del fatto che non solo non ne era ancora stata decisa la denominazione ufficiale, ma nemmeno l’ubicazione. In effetti,  Borgo Bassi cambiò sede per due volte, e con essa planimetria, sebbene le trasformazioni non siano state troppo radicali.

Il luogo originariamente individuato per la costruzione si trovava a meno di un chilometro e mezzo a SudEst da quello attuale, su una collinetta a quota 284.



In quella versione la planimetria si basava  su una piccola piazza con gli assi delle strade d’accesso a baionetta, come per molti altri borghi





gli assi stradali si continuavano in due strade di bonifica che si sarebbero raccordate alla SS113





Come nella versione poi effettivamente realizzata,  gli edifici erano strettamente raggruppati in prevalenza sulla piazza, ed uniti tra di loro. L’architetto Sansone così descrive la sua scelta progettuale:

Nel raggruppamento degli edifici richiesti, evitando di disseminare le poche costruzioni su di una rete stradale esuberante o di scostarle ancora di più con la creazione di una grande piazza si è seguito il concetto di un’unica strada a baionetta

 Uno dei motivi per cui la disposizione è stata ricercata dal progettista risiede nel fatto che egli la riteneva funzionale a quel risultato estetico, come da insediamento spontaneo, di cui si è parlato a proposito i Borgo Guttadauro:

Il materiale collegamento fra loro di alcune costruzioni e quello prospettico studiato per tutte le altre deve conferire al Borgo quel senso di raccoglimento che è tanto caro al nostro contadino e che costituisce la caratteristica dei piccoli centri creatisi spontaneamente nel tempo

Originariamente il borgo comprendeva quindi sette edifici: scuola, dispensario medico, trattoria e rivendita, sede del PNF, chiesa e canonica, Poste e Carabinieri e botteghe artigiane oltreché, naturalmente l’arco, fisicamente unito alla scuola.

L’orientamento degli assi stradali era grossolanamente Ovest-Est., come d’altra parte si evince chiaramente dalla descrizione di Sanzone:

Si è voluto chiudere con una cortina di costruzioni il lato sud, dal quale provengono i venti predominanti, facendo proiettare all’interno del Borgo delle ampie zone d’ombra, […]”  
 
La planimetria originale era quindi questa:




Il Comitato Tecnico Amministrativo  del Provveditorato alle OO PP  approvô, il 5 novembre la richiesta di concessione, ma, facendo propria l’opinione espressa prima dal Comitato Tecnico Provinciale per la Bonifica Integrale, ritenne più conveniente che il borgo venisse spostato in contrada Fastajella, esattamente qui




La motivazione di una tale decisione risiedeva nel fatto che il complesso collinare di Montagna Grande, non suscettibile di trasformazione agraria e quindi di appoderamento, si sarebbe trovato all’interno del cerchio determinato dal raggio di influenza, rendendo questo parzialmente inutilizzato




Per un’intercorsa variazione sulla normativa riguardante le Case Sanitarie, il CTA richiese anche che venisse riformulato il progetto dell’ambulatorio. E’ in seguito a tali decisioni che la planimetria del borgo venne variata una prima volta. In questa versione, il Borgo perde il dispensario medico ed una delle strade di accesso, mentre la piazza assume un aspetto speculare a quello dell’originale




In realtà la planimetria mostrata sopra è realizzata con una modifica di un disegno di epoca successiva; la planimetria tracciata per Fastajella è tanto sbiadita da risultare praticamente illeggibile, anche con elaborazioni spinte




Rimane il medesimo l’orientamento, e viene conservata la rotonda con i sedili prevista nel progetto originale (“ […]  mentre dalla parte opposta una rotonda, con dei sedili disposti attorno alla fontanella e recinta di alberi, guarda verso la campagna”).
 
La modifica della piazza non si risolve solo in un cambiamento di disposizione degli edifici; anche la chiesa, la cui pianta è asimmetrica per la presenza di canonica e torre campanaria, deve assumere un aspetto speculare. Questa è la riproduzione (scarsamente leggibile anch’essa) del retro prospetto del progetto originale





Il campanile è a destra, quindi guardando il prospetto risulterebbe a sinistra. Questa è invece la sezione della chiesa per Fastajella; la sezione comprende il campanile, quindi la visione è “da dietro”




La torre campanaria è a sinistra; guardando il prospetto si troverebbe a destra.

Se Borgo Bassi fosse stato realizzato in quel luogo, l’aspetto odierno sulle riprese satellitari sarebbe simile a questo




Successivamente l'ECLS chiese un'ulteriore variazione dell’ubicazione, dalla contrada Fastajella al luogo ove attualmente sorge, e ciò a motivo della vicinanza con le vie di comunicazione. Nella relazione del 19 aprile del 1941, a firma dell’ing. Pasquini, si legge testualmente: “In data 20 febbraio 1941 la Federazione degli Agricoltori e l’Unione dei Lavoratori dell’Agricoltura di Trapani segnalavano all’Ente l’opportunità di riesaminare la ubicazione già assegnata al Borgo in oggetto prospettando la necessità di un avvicinamento di detto Borgo alla strada nazionale 113, tenendo conto che in prossimità di Ummari vive da tempo, con stabile dimora in campagna, un notevole numero di famiglie coloniche prive di quel minimo indispensabile per l’assistenza civile, sociale, religiosa e politica.”. Il borgo sarebbe sorto quindi in una zona in cui  era preesistente una situazione conforme ai dettami della Città Rurale, con i contadini sparsi sul territorio  (“vive da tempo, con stabile dimora in campagna,”). Le loro abitazioni sarebbero le case coloniche che si vedono in zona, già mostrate, e basate sullo stesso progetto che aveva fatto ritenere a Joshua Samuels che vi fossero stati degli stratagemmi per agirare gli espropri, con proprietari “fittizi”.

Il fatto di sottolineare tale aspetto (e la menzione del “minimo indispensabile per l’assistenza […] politica” sembra illuminante al riguardo), dovrebbe servire da preambolo per poter introdurre successivamente un altro concetto:
La nuova località assegnata al Borgo […] consentità ad assicurare al Borgo stesso una vita intensa fin da suo inizio, poiché tutta la popolazione della frazione di Ummari verrà a ricadere nella giurisdizione del nuovo Centro Rurale”. Questo è in pratica un escamotage per dar luogo ad un borgo misto, residenziale e di servizio.

Se ti dovesse capitare di passare da Ummari, Lettore, per recarti a Borgo Bassi, anche oggi vedresti nulla più che uno sparuto gruppetto di case. E settanta anni fa non saranno di certo state in numero maggiore. Che altra attività avrebbero potuto svolgere i residenti ad Ummari se non quella agricola? Sebbene parte dei contadini fossero sparsi sul territorio, un certo gruppo era riunito ad Ummari; la realizzazione di Borgo Bassi avrebbe significato, in pratica, dotare di servizi la frazione di Ummari. E quindi realizzare un borgo misto. Da una lato, la mia irreprimibile dietrologia vedrebbe come molto strana ed inusuale la firma dell’ing. Pasquini in fondo alla relazione; ma dall’altro, essa trova una spiegazione plausibile e razionale nel fatto che tutto sarebbe avvenuto sotto il controllo permanente del Consorzio di Birgi. Sarò più esplicito al riguardo quando scriverò della mia “fase parallela”.

Vi è però da sottolineare che l’ulteriore spostamento portò anche Fulgatore nel raggio di influenza del borgo, e questo divenne perfettamente complementare a quello di Borgo Fazio; l’integrazione con gli altri borghi pianificati (la maggior parte dei quali non vennero mai realizzati) avrebbe davvero consentito la copertura totale del territorio interessato dalle zone di riforma.
 
 
La nuova (e definitiva) ubicazione vede  l’asse stradale principale ruotato di circa 90°, ed orientato quasi esattamente in direzione Nord-Sud. La piazza guarda ancora verso la campagna, mentre la  rotonda con i sedili, e la fontanella sono scomparse, così come la strada di uscita. Il borgo assume così ìl’assetto attuale, con un unico, breve, asse viario di accesso che si dirama ad angolo retto dalla SS 113
 


Il passaggio dalla strada di accesso a quella interna è segnato unicamente da transito al di sotto dell’arco trionfale posto all’ingresso del borgo






Tale funzione dell’arco è stata deliberatamente ricercata dal progettista per dare l’idea dell’ingresso (“nel borgo “si entra” – varcato l’arco, la semplice linea della chiesa e della torre campanaria si rivelano”)




e costituisce la peculiare caratteristica del borgo, che lo differenzia dagli altri; l’arco sulla sommità della collinetta risulta ben visibile dall’autostrada A29, ed illuminato, di sera, appare molto suggestivo. La funzione dell’arco, però, non sarebbe stata solo estetica; al suo interno è contenuto il serbatoio di acqua potabile del borgo



Oltrepassato l’arco, lungo la strada sulla sinistra, si trova la scuola




 
L’edificio che si sviluppa su due elevazioni, è fisicamente unito all’arco




e presenta un portico all’ingresso




Il piano terreno è costituito da quattro aule, e da vani destinati alla funzione istituzionale, mentre al primo piano si trova l’alloggio dell’insegnante


 
Sul lato opposto della strada è attualmente presente un campo giochi; originariamente, questo era uno spazio previsto per ampliamenti futuri (“In previsione di un eventuale ampliamento del Borgo, le Botteghe artigiane studiate “a serie” si possono sviluppare verso l’arco;”). Ciò, unitamente ad altre espressioni usate nella relazione dal progettista (“[…] evitando di disseminare le poche costruzioni su di una rete stradale esuberante o di scostarle ancora di più […]”) lascia supporre che gli sia stato chiesto di ridurre più che possibile il numero delle costruzioni; probabilmente anche la mancata realizzazione della Casa Sanitaria e delle strutture nella piazza (sedili e fontana) sono conseguenti a questa gestione orientata al risparmio.

Proseguendo lungo la strada, verso Sud (quindi verso la piazza), vi è un’area verde, segnata come tale sulle ultime planimetrie, ma sulla quale  nella stesura originale del progetto si sarebbe trovato il dispensario medico (“una strada si può aprire tra la Scuola e il Dispensario medico […]” nella relazione di progetto)




 
Di fronte si trova l’edificio delle botteghe artigiane




Comprende quattro unità, uguali, formate dal vano bottega aperto sulla strada, cucina e stanza da pranzo con apertura sul retro a piano terra, e camere da letto al primo piano




Continuando verso Sud, all’angolo sinistro con la piazza vi è la caserma dei carabinieri - ufficio postale




Si sviluppa su due elevazioni; sul lato più lungo, che dà sulla piazza, vi è un portico ad archi





Il piano superiore è interamente destinato ad alloggi per i militari



 
Originariamente in tale posizione era prevista la trattoria-rivendita (“Le botteghe artigiane e la trattoria e rivendita generi diversi e di monopolio sorgono rispettivamente a destra ed a sinistra della strada di accesso alla piazza del Borgo il cui fondale è la chiesa”), che invece attualmente è in corrispondenza dell’angolo opposto




Anch’essa si sviluppa su due elevazioni




con i locali commerciali a piano terra e le camere al piano superiore




Oltre la caserma dei carabinieri vi è il margine Est della piazza, aperto sui terreni circostanti




Nella stesura originale avrebbe dovuto essere chiuso dall’edificio sede del PNF; nella prima variazione di progetto avrebbe dovuto invece trovarvi posto l’area verde con fontana ed una rotonda con sedili e l’imbocco della strada “di uscita” dal borgo. L’area verde, nelle intenzioni del progettista, sarebbe servita anche ad eventuali ampliamenti. Sul margine Ovest vi è invece la sede del PNF




su due elevazioni,con portico nella zona centrale del prospetto e balcone sovrastante




Altri due portici congiungono la Casa del Fascio alla trattoria, verso Nord




ed alla canonica, verso Sud




Il margine Sud della piazza è interamente occupato dalla chiesa, con torre campanaria




L’aula rettangolare è a navata singola ed abside semicircolare




La canonica è adiacente; si sviluppa su due elevazioni







Le opere d’arte all’interno erano state commissionate al pittore Pippo Rizzo
 

 


Le richieste di concessione per le opere di competenza statale e per quelle di competenza privata recano la data del 31 agosto, con preventivo di spesa,  di £ 1 038 884,71 e di £ 296 158,96, rispettivamente,. I lavori vennero affidati all’Impresa Ing. Ernesto Nicolò che, in attesa del decreto di concessione, li iniziò il 15 ottobre del 1941; formalmente, il contratto venne però sottoscritto due mesi più tardi, l’undici dicembre. Venne incaricato della direzione dei lavori l’ing. Ugo Perricone Angel.  Lo stile degli edifici, nelle intenzioni del progettista, segue un “[…]criterio artistico […] della più grande semplicità. Elementi ambientali quali: i movimenti di tetti […] semplici archi e vani a sesto ribassato voglione essere l’espressione di un senso decorativo sincero e soprattutto paesano.




La struttura era prevista in muratura portante, con muratura di fondazione in scheggioni di pietra e malta cementizia, muratura in elevazione con malta ordinaria, scale in cemento armato, solai in laterocemento, e coperture a tetto in tegole o a solaio in laterocemento.

In corso d’opera vennero eseguite delle varianti di progetto, verosimilmente a causa dell’aumento del numero di famiglie che, in conseguenza dello spostamento ad Ummari, avrebbero fatto riferimento ai servizi del borgo. Fu infatti durante la costruzione che si decise di dotare la scuola di quattro aule invece delle due previste dal progetto originale




di ampliare l’aula della chiesa aumentandone la lunghezza di sette metri




e di aggiungere alla canonica il piano superiore. Vennero inoltre realizzate delle migliorie, parte delle quali estetiche, come il rivestimento in travertino della torre campanaria




in tutto ciò, però, non ebbe luogo comunque la realizzazione della Casa Sanitaria il cui nuovo progetto sembra non sia mai stato ripresentato.

Come avvenne per Borgo Guttadauro, anche qui si fu costretti ad utilizzare materiali diversi da quelli previsti in progetto a causa dello stato di guerra. Ove possibile venne usata calce idraulica in luogo del cemento, e per la realizzazione dei solai si fece ricorso ancora una volta a travi di legno.

I lavori vennero sospesi l’otto maggio del 1943, prima della loro ultimazione; in una perizia di manutenzione del 1952 viene menzionata una requisizione del sito a fini militari, ma non ho ulteriori evidenze del fatto che ciò sia realmente accaduto.

E’ difficile stabilire quali edifici, effettivamente, non siano stati ultimati. Tra essi vi è sicuramente l’arco, nei cui disegni inclusi nel progetto di completamento è è riportato lo stato precedente al completamento stesso




Il collaudo sarebbe dovuto avvenire, come per molti altri borghi, dopo la fine della guerra, Nel 1947 venne incaricato l’ing, Calogero Pettineo, il quale a distanza di dieci anni, nel 1957, non aveva ancora trasmesso alcuna relazione nonostante i ripetuti solleciti. Ed è evidente che neanche l’Impresa era ancora stata pagata.

Nello stesso periodo si procedette a redigere una perizia per manutenzione straordinaria e completamento; la concessione dei relativi lavori da parte dell’Assessorato Agricoltura e Foreste è del giugno del 1957, ed i lavori vennero appaltati nel gennaio dell’anno successivo all’Impresa Gaspare Spinelli.

Non saprei dire per quanto tempo il borgo ed i vari servizi siano stati funzionanti. Nel 1946 diversi edifici erano già occupati abusivamente, e fu necessario il loro sgombero prima poter istituire tutti i servizi del borgo.

Negli anni Sessanta erano attivi scuola, poste e carabinieri, anche se gli edifici risultavano già in pessimo stato. Nel 1966 venne chiusa la chiesa, e nell’anno scolastico 1967-68 non venne concessa l’autorizzazione all’apertura della scuola. Non vi erano servizi comunali; nel 1964 venne fatta richiesta affinchè alcuni locali dell’ex sede del PNF, inutilizzata, venissero concessi ad uso abitativo all’insegnante perché l’alloggio a lei destinato era occupato da una suora e dieci orfanelli.

Quello che probabilmente funzionò per breve tempo o non funzionò mai è il serbatoio all’interno dell’arco. Nel 1943 , prima che l’arco venisse completato l’approvvigionamento idrico del Borgo faceva uso di serbatoi separati; ma ancora nel 1964 l’Ispettore Scolastico chiedeva il ripristino dei cinque serbatoi in dotazione alla  scuola per consentire lo svolgimento delle attività didattiche.

L’Ambulatorio Medico venne realizzato in alcuni locali della ex sede del PNF, ma non so se sia mai stato attivato; formalmente, la consegna avvenne il 28 settembre del 1946 al Medico Provinciale di Trapani.

Gli edifici “Trattoria e rivendita” e “botteghe artigiane” sono sempre stati concessi ad uso abitativo; un’eccezione è sicuramente costituita dalla bottega del barbiere, rimasta attiva fino alla prima metà degli anni Sessanta.

Alla fine degli anni Sessanta il Servizio Edilizia e Viabilità esegui una perizia di manutenzione straordinaria per £ 144 000 000. I locali di tutti gli edifici, all’infuori di quelli della caserma e delle botteghe artigiane, erano in cattive condizioni; una delle aule dell’asilo era stata riadattata per officiarvi le funzioni religiose.

All’inizio degli anni Settanta il titolare della concessione di uno degli alloggi realizzò, abusivamente, dei fabbricati sul retro delle botteghe artigiane. Nonostante l’E.S.A. si sia attivato, sottolineando tra l’altro come le realizzazioni non fossero in armonia con lo stile del borgo, le costruzioni non vennero mai demolite, e sono tuttora visibili.
 
La consegna al comune di Trapani avvenne il primo febbraio del 1978 ma il primo giugno di due anni prima scuola e caserma erano già stati consegnati al Demanio dello Stato.

Nei periodi in cui, per motivi sportivi, mi sono trovato a passare occasionalmente dal borgo, (metà degli anni Novanta), scuola e poste sembravano funzionanti, anche se le mie occasionali visite avvennero solo in ore serali, per cui è difficile dire se i servizi fossero ancora attivi o se fossero stati sospesi da poco tempo. L’ufficio postale deve comunque essere stato attivo almeno fino all’inizio degli anni Novanta, in quanto al suo interno sono ancora reperibili gli elenchi relativi a quel periodo che riportano le tariffe di spedizione. La chiesa è stata funzionante fino al febbraio 2013, ed il parroco era padre Michele Di Stefano, che si occupava anche di organizzare manifestazioni nella vicina Fulgatore, e teneva i contatti con le organizzazioni scout. Nel 2012 sicuramente Michele Di Stefano era rimasto l’unico abitante del borgo; egli mi riferì che gli edifici delle  botteghe artigiane e della trattoria erano rimasti occupati fino al  2008.

Padre Di Stefano è stato una presenza viva ad Ummari e Fulgatore, ed un punto di riferimento per gli abitanti del luogo. Se Livio Bassi viene ricordato per quell’unico, grande e definitivo atto di eroismo per il quale gli è stata conferita l’onorificienza alla memoria, padre Di Stefano ha probabilmente compiuto innumerevoli, piccoli, inapparenti, quotidiani atti di eroismo;  questi non comportano alcuna decorazione, ma la riconoscenza delle persone. Sono una forma diversa di “solidarietà”, che non giunge all’estremo sacrificio, ma che proprio per tale motivo è non meno importante, in quanto può essere reiterata, recando aiuto e sostegno a più e più persone.

Ma nonostante questo anche padre Di Stefano è morto da eroe, barbaramente ucciso a colpi di bastone il 26 febbraio 2013. Ho parlato dell’accaduto con qualcuno del luogo, e mi sono fatto un’idea personale al riguardo; ma non la esporrò qui.

Recentemente (maggio 2013) la gente del luogo ha chiesto che venisse cambiata la denominazione del borgo, e questo venga intitolato a  Michele Di Stefano. Non so se padre Michele sarebbe stato d’accordo; dopotutto, questo farebbe venir meno un altro pezzetto di Storia dei borghi rurali del ventesimo secolo. D’altra parte, ogni volta che la mia mente torna a Borgo Bassi, il mio pensiero va  a quella persona gentile, disponibile cortese ed ospitale che era Padre Di Stefano. E sebbene il prospetto della chiesa sia stato tinteggiato




e probabilmente un’altra persona celebrerà le funzioni religiose al posto di Michele Di Stefano, la mente continua ad illudersi che sia ancora lui a farlo. Anche quando mi ritorna per caso, tra le mani, la caramella al miele che mi diede la prima volta che lo incontrai, e che riposi in tasca, la mia mente continua ad indugiare su questo pensiero. E quando ciò accade, mi piace pensare che la “precognizione” di Domenico Sanzone non abbia riguardato solo l’atto di eroismo di Livio Bassi, ma che la sua mente sia  riuscita a squarciare la cortina del tempo fino a scorgere gli avvenimenti dell’anno 2013. Mi pace pensare che, inconsapevolmente, Domenico Sanzone abbia dedicato un pezzo di quell’arco anche a Padre Michele. Mi piace pensare che, tornando a Borgo Bassi, possa trovarlo sulla porta della canonica.

I riconoscimenti formali, invece, lasciano il tempo che trovano.












martedì 6 agosto 2013

LA VIA DEI BORGHI.19: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. BORGO EMANUELE GUTTADAURO.


Borgo Guttadauro: guerra senza fine

"Durante un’aspra avanzata, con l’esempio trascinava la sua compagnia, cui era affidato l’incarico di affrontare per prima il nemico. Raggiunti tutti gli obiettivi, il giorno successivo, avendo appreso che si sarebbe dovuto attaccare una serie di quote nemiche, ben munite, si offriva volontario col suo reparto. Dopo avere attraversata una zona battuta con fuoco micidiale, nella quale erano caduti uno dopo l’altro i suoi ufficiali, assaltava con pochi animosi una quota dalla quale il nemico reagiva con rabbia. A pochi passi dalla trincea rossa il supremo suo ansito veniva spezzato da una pallottola che gli attraversava il ventre per poi perforargli un braccio. Caduto, ma non domo, persisteva nell’incitare i suoi uomini sino a quando il suo stesso sangue non gli strozzava in gola l’incitamento. 
Barracas - Rio Palancia, 19- 21 luglio 1938."

Nell’ambito di quella che ho definito “quinta fase” della mia pretenziosa classificazione, gli otto borghi fin qui descritti vengono considerati un sottoinsieme ben definito. In maniera più o meno esplicita, tutti coloro che hanno scritto sui borghi ECLS convergono su questo punto, dove il punto di convergenza è rappresentato dal fatto che essi sarebbero stati realizzati tutti nel 1940, ed inaugurati nel dicembre dello stesso anno. In realtà, come abbiamo visto a proposito di Borgo Lupo, le cose non andarono esattamente in questo modo, tuttavia, esiste comunque una caratteristica che accomuna gli otto borghi di questa fase: essi furono tutti grossomodo completati prima della fine della guerra. E considerato anche il principio che si ritenne di applicare (“uno per provincia”), esistono comunque dei criteri che li accomunano e che giustificano quindi una descrizione congiunta.


  Allo stesso modo viene descritto un altro sottoinsieme nel gruppo dei borghi ECLS, che individuerebbe i borghi la costruzione dei quali fu iniziata prima della fine della seconda guerra mondiale, ma che esclude gli otto menzionati sopra. Diversamente da quanto accade per i primi, non vi è accordo unanime riguardo a quali borghi debbano essere compresi in tale sottogruppo, e ciò perché da parte di alcuni vengono compresi solo quelli la cui realizzazione sia stata intrapresa, mentre altri vi includono anche progetti programmati ma non realizzati, o progetti esistenti ma che non ebbero seguito.


Adotterò il criterio dei primi, considerando i borghi la cui realizzazione sia stata effettivamente iniziata; tratterò più avanti, a parte, quelli la cui esistenza venne solo programmata. Coloro che seguono tale criterio, definiscono i sette borghi che fanno parte del sottogruppo come “borghi successivi al 1940”. 
Come accade per il primo gruppo, in realtà le cose non andarono esattamente in questo modo, ma esiste comunque un criterio che ne giustifica il raggruppamento: nessuno di essi verrà completato prima della fine della guerra.

Borgo Guttadauro è uno dei sette borghi di questa serie; la costruzione venne iniziata nel 1941, l’anno successivo a quello delle pompose manifestazioni inaugurali. Qualche cosa era cambiato nel giro di un anno. Sembravano leggermente diversi i criteri per i nomi, non più prevalentemente scelti tra i caduti in guerra d'Africa. Sembravano cambiati i toni, senza lapidi con l'intestazione del nome del borgo e senza inaugurazioni congiunte. Ma erano cambiate soprattutto le condizioni, La guerra imperversava, e questo si rifletteva sulle modalità di realizzazione. Si rifletteva, sui tempi di programmazione, su quelli di realizzazione, sui materiali utilizzati.
Ed i riflessi si prolungarono oltre la vita del regime, oltre la guerra ed oltre la vita dell'ECLS stesso. Questo avvenne praticamente per tutti i borghi la cui costruzione fu intrapresa dopo il 1940, ma Borgo Guttadauro fu tra quelli che, alla fine, maggiormente risentirono di questo stato di cose.

L’ubicazione scelta per Borgo Guttadauro è lungo la SS 190, in località “Case Cammarata”, poco prima del km 61, dove si trova l’abbeveratoio del borgo e dove vi è la diramazione della SP 190. Il terreno su cui sorge venne espropriato ai Camerata, Fulvio e Francesco.

  Ciò che colpisce percorrendo la statale è la completa assenza di case coloniche visibili, stilisticamente riconducibili in qualche modo alle riforme agrarie. Lo stesso accade guardando nei dintorni della SP 81, che attraversa una delle aree di bonifica comprese nel raggio di influenza del borgo.



Così. quando compare,  Borgo Guttadauro appare surreale. Ma non per motivi estetici, architettonici, stilistici come, per un motivo o per un altro, accade ai primi otto borghi ECLS. No, Borgo Guttadauro sembra semplicemente fuori posto. Contrariamente a Borgo Borzellino, Borgo Guttadauro è per me lontano da casa, molto lontano, in una zona che attraversai per la prima volta proprio nell’ambito di questa ricerca sui borghi. Ma se io fossi passato spesso e per caso da quelle parti, mi avrebbe ispirato la stessa curiosità che mi ispirò Borgo Borzellino: cos’è, a che serve, perché è qui?

Nella corografia originale, le aree interessate dalla bonifica all'interno del raggio di influenza hanno un'estensione non indifferente

Nelle carte successive le aree di riforma agraria appaiono di estensione notevolmente minore. Nonostante questo, al 1 gennaio del 1956 la pianificazione prevedeva che Borgo Guttadauro sovrapponesse parzialmente l’area individuata dal suo raggio di influenza con quella di altri tre borghi di tipo “A”, con uno di tipo “C”, e che sfiorasse la circonferenza relativa ad un quarto borgo di tipo “A”. Nessuno di essi verrà mai costruito

 Del progetto  fu incaricato l’ing. arch. Gaetano Averna. Non conosco la data esatta del progetto, ne a quando risalga il conferimento dell’incarico; ma considerato che Borgo Guttadauro compare nel riepilogo degli espropri insieme agli altri borghi della prima serie, è verosimile che il progetto sia stato redatto tra il 1939 ed il 1940.



Averna pare fosse assistente di Caracciolo, e Borgo Guttadauro condivide con Borgo Gattuso/Petilia  la presenza di una chiesa a pianta centrale; sebbene Guttadauro e Gattuso siano gli unici borghi ECLS esistenti con chiesa a pianta centrale, ciò è però probabilmente solo una coincidenza. Un altro dei borghi ECLS, mai costruito, avrebbe avuto una caratteristica simile, e d’altra parte Averna progetterà anche una chiesa a pianta centrale per Caltanissetta per rimpiazzare quella di Santa Lucia distrutta dai bombardamenti nel 1943.

Per chi come me non ha cognizioni tecniche, è difficile descrivere il borgo che, sia per la planimetria, sia per alcune caratteristiche architettoniche risulta notevolmente diverso dagli altri; se tali caratteristiche fossero ancora presenti, senza dubbio il borgo risulterebbe esteticamente molto più gradevole di quanto, purtroppo, non appaia adesso. Il progetto dei borghi ECLS venne commissionato ad ingegneri o architetti diversi affinchè ognuno di essi producesse "una qualche cosa di così unico ed inconfondibile", per citare Mazzocchi Alemanni. Ciò consentì alla Accascina di scrivere “Senza pervenire ad un livellamento unitario di espressioni artistiche […]  gli otto borghi sono riuscite individualità architettoniche”. Mentre, sempre proposito dell’architettura dei borghi siciliani, la Dufour scrive: “In quasi tutti i borghi si è evitato il ricorso sistematico alla simmetria nella composizione degli spazi e degli edifici, per tendere verso una soluzione che potesse apparire “naturale”, quasi da insediamento spontaneo”. Nel caso di Borgo Guttadauro, l’evidente dissimmetria e la profonda difformità tra i vari edifici sembrano sintetizzare nel borgo quella differenziazione che si era voluta ricercare tra i borghi, affidandone i progetti a professionisti diversi. Essi ebbero cura (o avrebbero dovuto farlo) di evitare di riprendere in ogni edificio strette e ripetitive analogie stilistiche che avrebbero generato l’immediata impressione di un complesso edilizio progettato e realizzato in blocco (come in effetti era) piuttosto che quella di un centro sorto quasi spontaneamente come dice la Dufour. L’applicazione di tale criterio fu più o meno efficace tra i primi otto borghi (sicuramente meno nel caso di Borgo Schirò), ma forse nel caso di Borgo Guttadauro l’efficacia è massima



 Borgo Guttadauro, come gli altri, si svolge intorno ad una piazza; e non potrebbe essere diversamente da così anche perché, come dice la Accascina, “un borgo senza piazza non avrebbe suggerito al rurale siciliano l’idea del paese”. La piazza però, a causa della disposizione degli edifici che la delimitano ed all’assenza di allineamenti, ha la forma di una “Y”; qualcuno vede invece, in questo spazio articolato, tre piazze interconesse.



L’unico asse viario carrabile, che è poi la prosecuzione della strada che conduce alla diga Disueri dopo l’intersezione con la SS 190, risulta tangente alla piazza in corrispondenza del braccio inferiore della “Y”


L’altro accesso al borgo è invece unicamente pedonale; una vialetto in salita si dirama ad angolo retto dalla SS 190 per raggiungere il piazzale del borgo, situato meno di dieci metri più in alto




Tale accesso non è stato riprodotto sul plastico e sul disegno assonometrico da esso derivato, ma è presente nella planimetria, che riporta anche una breve scalinata poco prima dell’accesso al piazzale. Attualmente la scalinata non è visibile, ricoperta da detriti e fogliame, ed il percorso del vialetto è appena intuibile; ma è ben evidente la discontinuità nel muro che delimita il piazzale

 Oltre di esso, il vialetto incrocia ortogonalmente la strada carrabile che proviene dalla diga, e si continua direttamente nella piazza




 La prima costruzione posta sul margine Nord della piazza è la sede della caserma dei carabinieri e della collettoria postale. E’ a pianta irregolare, e si sviluppa su due elevazioni





L’asse maggiore dell’edificio è ortogonale al vialetto d’accesso, ed il prospetto si trova lungo la carrabile, così da essere rivolto verso la statale. Presenta un portico ad archi a sesto ribassato a piano terra, ed un loggiato soprastante

 Ai lati del portico vi sono gli ingressi per le scale che conducono al piano superiore. Nel plastico tridimensionale l’edificio appare leggermente diverso; il portico è costituito da piedritti terminati da una piattabanda, ed il loggiato al piano superiore è sostituito da una balconata. Il retro prospetto della caserma si affronta con il fianco della Casa del Fascio. Anche qui vi è una discrepanza tra rappresentazioni e situazione reale, in quanto lo spazio tra caserma e Casa del fascio è attualmente occupato da una costruzione






La Casa del Fascio, che sul plastico sembra svilupparsi su una sola elevazione, in realtà presenta anche un piano superiore. Niente torri, né arengari, ne altri elementi che possano costituire più o meno espliciti riferimenti propagandistici. La pianta è irregolare, con un avancorpo che si protende verso il centro della piazza

 Oltre la Casa del Fascio, quello che costituirebbe il braccio Nord della “Y” stilizzata è delimitato dalla scuola



 L’ala Est si sviluppa su due elevazioni





quella Ovest, che contiene le aule, consiste del solo piano terreno



 La costruzione che ospita le aule sarebbe unita alla Chiesa da un portico, dietro il quale si trova la canonica



portico e canonica chiuderebbero la piazza a Nord in corrispondenza del ramo Est della Y



Sul prospetto, la canonica presenta un portico con archi a tutto sesto, che si prolunga fino a congiungersi con il corpo di fabbrica delle aule


La chiesa avrebbe occupato il vertice dato dal congiungimento delle due branche oblique della “Y”




Essa, in pratica, non è più esistente; rimane in piedi solo lo spigolo nord del fabbricato, contornato da un cumulo di macerie





Così, si può solo cercare di immaginare quale sarebbe stato l’impatto visivo del prospetto della chiesa in fondo alla piazza risalendo a piedi il vialetto d’accesso alla piazza. E risulta ancora più difficile in quanto la zona Ovest della piazza viene letteralmente sbarrata dalla vegetazione, alberi ed arbusti che impediscono totalmente la vista dell’area di sedime, ricolma di macerie, della chiesa, e che avrebbero impedito di vederne l’ingresso se questa fosse stata ancora in piedi





La chiesa era a pianta centrale, quadrata, circondata da un portico con un arco per lato.

L’unica fotografia di Borgo Guttadauro che sono stato in grado di trovare è questa, vista da Nord, dalla collinetta sulla quale si trova il serbatoio. La chiesa è visibile solo parzialmente, ma è possibile verificare come già la vegetazione davanti il prospetto di questa crescesse rigogliosa





L’altro braccio della “Y” è chiuso ad Ovest dalla cabina di trasformazione





e delimitato a Sud dalla  Casa dell’Ente, piccola costruzione su singola elevazione




 Il margine Sud della piazza è costituito da dispensario medico e trattoria; ambedue le costruzioni presentano un portico, che si prolunga congiungendole





Nelle raffigurazioni tridimensionali, esso, nel tratto tra i due edifici, appare aperto superiormente, mentre attualmente è chiuso da una seconda elevazione in muratura





Al di fuori dell’area della piazza sorgono botteghe ed abitazioni degli artigiani, in due costruzioni  su singola elevazione, una più grande a Nord





ed una più piccola a Sud





con gli assi maggiori allineati, e paralleli a quello della carrabile.

L’approvvigionamento idrico era garantito da un serbatoio posto su una collinetta a Nord del borgo




una piccola costruzione anonima che nulla ha a che vedere con la monumentalità dei serbatoi disegnati dall’ing. Marino





Dovrebbero esservi delle vasche all’ingresso carrabile del borgo, a Nord delle botteghe artigiane




L’unica opera d’arte di cui sono a conoscenza è una “Madonna di Borgo Guttadauro” di Michele Dixit, verosimilmente andata perduta con la chiesa.

Come già accennato sopra, i vari edifici condividono pochi elementi stilistici, come se i progettisti fossero stati diversi, e l’insediamento fosse sorto spontaneamente.  Anche i portici appaiono diversi tra loro. Gli archi che li compongono sono stati definiti catenarie, ma almeno visivamente sembrerebbero  piuttosto archi a tutto sesto. l’impressione che siano catenarie può essere ingenerata, in quello che congiunge trattoria e dispensario, dall’estrema brevità dei piedritti.
E’ difficile capire dalle immagini fotografiche se in effetti sia così, ma quando le fotografie vengono corrette per la prospettiva le curve su cui si basa la struttura sembrerebbero riferibili ad archi di circonferenza e non a catenarie


La sensazione di insediamento spontaneo suscitata da Borgo Guttadauro è ben evidente nella raffigurazione prospettica, e probabilmente lo sarà stato ancor di più nella realtà




Non so quando siano state apportate agli edifici le modifiche che li rendono differenti da quelli raffigurati in assonometria; di sicuro, il portico tra dispensario e trattoria venne chiuso successivamente alla realizzazione secondo progetto, nel 1943, dall’Aeronautica Militare.

La richiesta di concessione per la costruzione è del 6 maggio 1940, approvata nella seduta del 20 giugno 1940.

La licitazione, indetta per il 5 novembre dello stesso anno, fu vinta, con un ribasso del 6,25% sull’importo iniziale di £ 1 435 126,34, dall’ubiquitaria ed immarcescibile SAI Ferrobeton.  Ma se l’attributo di immarcescibile può sicuramente applicarsi all’impresa, che ritroveremo ancora in futuro, non altrettanto sicuramente può riferirsi alla sua produzione, come vedremo più avanti.

Il decreto di concessione reca la data del  10 dicembre 1941, così i lavori furono consegnati all’ Impresa Ferrobeton il 25 gennaio 1941, e quattro giorni dopo venne formalizzato il contratto d’appalto. La direzione dei lavori non fu affidata al progettista, ma fu l’Ente stesso a curarsene.

E mentre progrediva la costruzione di Borgo Guttadauro, progrediva anche il conflitto mondiale, che si spostava sempre più all’interno dei confini nazionali. Le precedenti raccomandazioni sull’uso del ferro e del cemento divenivano ordini tassativi; così, Lettore, quell’introduzione preconfezionata, sull’uso di travi di legno in luogo del cemento armato che abbiamo visto ripetere in ogni relazione nel dopoguerra, per i borghi di questo periodo diviene la descrizione della realtà. Non si fu in grado di rispettare le specifiche di progetto per Borgo Guttadauro; in luogo dei solai in laterocemento agganciati ai cordoli di calcestruzzo armato, si usarono travi in “pino silano”. La decisione fu presa di comune accordo da Direzione dei lavori ed Impresa, posto che l’alternativa sarebbe stata la sospensione dei lavori.

I lavori invece non furono sospesi, conducendo alla fine alla redazione  di un verbale di ultimazione datatol 2 gennaio 1943; solo il portone e l'altare della chiesa non erano stati completati, per "mancanza di materiali adatti"

Ma questo non venne considerato un problema. Infatti la consegna del borgo dall’Impresa all’Ente avvenne il 26 gennaio 1943 e, contestualmente, l’Ente consegnò il borgo al Demanio Aeronautico affinché vi alloggiasse personale militare (principalmente, i piloti d’alta quota) afferente all’aeroporto di Gela. Pertanto, il mancato completamento della chiesa non poteva rivestire alcuna importanza, visto l’uso che veniva fatto della struttura. Al momento della consegna, le autorità militari avevano già provveduto alla chiusura del portico tra trattoria e dispensario. Inoltre, in effetti la formale consegna dell’Impresa all’Ente non riguardò tutti gli edifici, ma rimasero escluse chiesa e l’edificio Nord delle  botteghe artigiane.

Nel luglio dell 1943, il borgo venne occupato dalle truppe americane, che lo riconsegnarono all’ECLS nel 1944.

L’anno successivo si manifestarono i primi dissesti. L’ECLS si premurò di avvertire la SAI Ferrobeton, che riconobbe, di fatto, la propria responsabilità in ciò che accadeva, provvedendo ad eseguire delle riparazioni, alcune delle quali anche di una certa entità, come ad esempio il rafforzamento del solaio della Casa del fascio con travi in ferro. Nello stesso anno vennero condotte le riparazioni dei danni bellici, lavori di lievi entità sia sul piano pratico, sia su quello economico.

Nel 1946, il borgo fu consegnato dall’ECLS all’Impresa Girola, che stava costruendo la diga Disueri sul Gela. Il possesso degli edifici da parte dell’Impresa si protrasse almeno fino al 1950, come è possibile dedurre dal fatto che in una memoria inviata dall’Ente al Collaudatore e datata 1950, si fa riferimento all’occupazione del borgo da parte dell’Impresa Girola come di un fatto attuale.
Durante il periodo in cui il borgo restò in possesso dell’Impresa Girola, molti edifici subirono diversi danni. Alcuni dipesero da fatti nuovi, intercorsi, come ad esempio l’incendio del dispensario medico. Altri invece consistettero essenzialmente in dissesti statici manifestatisi spontaneamente, e soprattutto, nel cedimento dei solai.

Nel 1948 l’ECLS, dopo un sopralluogo congiunto con Ferrobeton, decise di farne carico ancora una volta a quest’ultima, che però stavolta tentò di sottrarsi ai suoi obblighi; i rapporti tra Ente ed Impresa si fecero tesi e conflittuali.
 Nello stesso anno venne dato incarico all’ing. Granone di eseguire il collaudo dei lavori e redigere le relative certificazioni. Il conflitto si estese anche a tale situazione, assumendo toni aspri, a volte ironici, comunque inusuali negli scambi epistolari di più di mezzo secolo addietro.

L’ing. Granone tentò di mediare, ma sottoscrisse la non collaudabilità dei lavori. Questa era una situazione eccezionale, senza precedenti. Di solito, qualunque fosse lo stato delle opere, il risultato finale del collaudo era comunque positivo; carenze, manchevolezze o malfunzionamenti venivano attribuiti a danni bellici, o ritenuti conseguenze inevitabili del periodo nel quale i lavori erano stati eseguiti. Persino l’acquedotto di Borgo Giuliano, praticamente quasi inesistente al momento della verifica , fu collaudato.

La non collaudabilità dei lavori faceva sorgere ulteriori problemi sia nel rapporto Ente-Stato/Regione, sia in quello Ente-Impresa. L’Ente avrebbe voluto risolverli scaricando sull’Impresa la responsabilità del risultato; l’Impresa, dal canto suo, avrebbe cercato di risolvere i propri sottraendosi alla responsabilità che l’Ente avrebbe voluto addossarle.
Granone, come si è detto, aveva cercato di mediare ripartendo la responsabilità tra le due parti, ma questo non risolveva il problema. Borgo Guttadauro, dopo aver sofferto le conseguenze del conflitto bellico, subiva anche quelle del conflitto burocratico.

E’ difficile stabilire, dalla lettura della documentazione, da che parte stesse la ragione. Da un lato, pare che Ferrobeton, nel tentativo di recuperare le somme residue, a qualsiasi titolo gli potessero venire corrisposte, abbia fatto ricorso ad ogni genere di espedienti, inventando una mai avvenuta occupazione tedesca del borgo, invocando danni strutturali a causa di bombe che in realtà erano cadute a centinaia di metri di distanza, richiedendo il risarcimento di spese per una inesistente guardianìa. Dal canto suo, l’Ente controbatté punto per punto ogni scusante addotta da Ferrobeton, fin quando non sembrò giungersi al nocciolo della questione: il crollo dei solai. 
Le travi di pino silano erano tarlate e marcite. 
L’infradiciamento fu messo in relazione con un’insufficiente stagionatura, che avrebbe richiesto una modifica alla struttura dei solai, per consentire un’adeguata areazione delle travi. La modifica non ebbe luogo, ed anche di ciò l’Ente volle fare carico alla SAI Ferrobeton, che però rifiutò ogni addebito sostenendo che la modifica avrebbe dovuto venire progettata e richiesta dalla direzione dei lavori,e cioè dall’ECLS. L’Ente replicò affermando che, di fronte a direttive tecnicamente carenti o errate, l’Impresa di fatto si sarebbe dovuta sostituire alla Direzione dei lavori, operando nella maniera obiettivamente più corretta. E definì il comportamento di Ferrobeton “abulica, inconcepibile condiscendenza nell’ accettazione di qualsiasi disposizione impartita dalla Direzione dei lavori”, posizione chiaramente insostenibile, che scaricava sull’Impresa la responsabilità di decisioni che invece sarebbero state preciso compito della Direzione.

La diatriba, dopo più di quindici anni, si risolvette in una composizione bonaria della vertenza, una transazione che non accontentò nessuno. Non accontentò la SAI Ferrobeton, che  a distanza di venti anni dall’inizio dei lavori si vide corrispondere una cifra a saldo con la quale ormai, vista la svalutazione, si sarebbe potuta acquistare un’utilitaria. Non accontentò l’Ente, che dovette comunque provvedere di tasca propria all’esecuzione dei lavori che si erano resi necessari. “Tasca propria” resta ovviamente un modo di dire; venne seguita l’iter burocratico solito, con richiesta di concessione, appalto dei lavori e rimborso.
Tale procedura venne eseguita dapprima per la sola caserma dei carabinieri, la cui ristrutturazione si iniziò nel 1953, e nel 1956 venne consegnata al rappresentante del Ministero dell’Interno; è probabilmente durante i relativi lavori che venne attuata la variazione di portico e balconata che la rende attualmente diversa dalle originali riproduzioni tridimensionali. Il risultato, oltre che nella presenza di strutture in calcestruzzo armato, è evidente nella tessitura della muratura



La manutenzione straordinaria del borgo iniziò invece nel 1955, affidata all’Impresa Greco Salvatore; essa interessò tutti gli altri fabbricati, con ricostruzione della muratura, sostituzione degli architravi e, ovviamente, realizzazione dei cordoli e sostituzione dei solai in legno con quelli in laterocemento. I lavori ebbero termine nel maggio del 1959, ed il costo fu di poco più di trentaquattro milioni di lire, ai quali vanno sommati i quattro milioni e mezzo della caserma.

Ferrobeton riuscì finalmente ad incassare le sue settecento ottantaquattro mila lire in seguito al decreto assessoriale nr 1901 del 5 settembre 1966, mentre i Camerata non riuscirono ad incassare l’indennità di espropriazione se non alla fine del 1958



Ma tra tutti questi conflitti, per quanto tempo Borgo Guttadauro riuscì a svolgere la funzione per la quale era nato? Attualmente, Lettore, non sono in grado di dirlo con precisione. In una relazione allegata ad una richiesta di proroga avanzata all’ERAS dall’Impresa Greco Salvatore, e datata 28 agosto 1957, si legge testualmente: “Poichè i lavori da eseguire interessano tutte le strutture, […], la loro esecuzione, se iniziato contemporaneamente in tutti gli edifici, avrebbe richiesto la piena disponibilità degli edifici medesimi e quindi l’allontanamento di tutti coloro che lo occupavano, con la conseguenza, fra l’altro della sospensione di tutti i servizi di interesse pubblico”.
E’ chiaro quindi che nella seconda metà degli anni Cinquanta il borgo era sicuramente funzionante; non saprei dire per quanto lo rimase. Sicuramente per più di dieci anni, se il 9 febbraio del 1965 avveniva, con il Decreto del Presidente della Repubblica nr 161, il “Riconoscimento, agli effetti civili, della erezione  della Parrocchia Regina Pacis, in borgo Guttadauro in contrada Disueri del comune di Butera (Caltanissetta)”. E l’ERAS aveva in progetto anche un ampliamento, essenzialmente consistente nell’edificazione di una Casa Sanitaria


La cessione al comune di Butera avvenne in data 14 gennaio 1971; non saprei però se in seguito alla cessione i servizi siano stati sospesi, come spesso è avvenuto per altri borghi. So che per qualche tempo la struttura ospitò una comunità per il recupero delle tossicodipendenze; è sicuramente a quel periodo che deve risalire la lampadina ancora avvitata al soffitto di uno dei locali della scuola.
Ma il borgo doveva già essere abbandonato da un pezzo quando, in periodo imprecisato tra il febbraio 2004 ed il dicembre 2005 la chiesa crollò, sbriciolandosi letteralmente. Sebbene non  sia mai stata sottolineata la presenza condizioni geologiche particolarmente sfavorevoli, e neanche sia stata rilevata la presenza di evidenti difetti nella realizzazione, nemmeno i radicali interventi di manutenzione straordinaria sono serviti a salvaguardare Borgo Guttadauro; a giudicare dallo stato dei muri perimetrali della canonica, questa potrebbe seguire senza preavviso le sorti della chiesa



Borgo Guttadauro è nato ed è rimasto cagionevole, vittima della guerra tra nazioni prima, e tra aziende dopo.

Sono stati redatti dei progetti di recupero, ma non hanno avuto applicazione. Le idee hanno spaziato dal centro vinicolo alla sede distaccata ospedaliera. Nel 2012 il comune di Butera ha promulgato un avviso pubblico per verificare la disponibilità di soggetti eventualmente interessati ad una concessione venti-cinquennale per la realizzazione di un “Centro Vacanze” nel borgo. Non ho notizie riguardo ai risultati; nella tarda primavera del 2013 Borgo Guttadauro continuava, silenziosamente ed inesorabilmente, ad andare incontro al suo destino. Dopo aver ripetutamente subito le conseguenze di conflitti bellici, burocratici ed amministrativi, pare che questo sia l’unico modo che consenta a Borgo Guttadauro, finalmente, di trovare un po’ di pace. Di non vedere più guerre di alcun tipo. O quasi.

La prima volta in cui vidi Borgo Guttadauro, vi  giunsi per caso. Non avevo preparato in alcun modo l’escursione, né verificato quali fossero le vie d’accesso al sito. Dovendo raggiungere Borgo Ventimiglia, il navigatore satellitare mi condusse lungo la SS 190, e Borgo Guttadauro era lì. Non comparve tanto improvvisamente alla vista, quanto piuttosto inaspettatamente, come accennato all’inizio del post. E nel breve tempo che il mio cervello impiegò per porsi  le domande summenzionate (“cos’è, a che serve, perché è qui?”), ed identificare successivamente  Borgo Guttadauro, l’auto aveva oltrepassato la carrabile d’accesso e la relativa, arrugginita, tabella segnaletica



Guardavo il piazzale del borgo dalla statale, sette metri più in basso, e lo vedevo completamente recintato.  Poco più avanti la recinzione sembrava interrotta; parcheggiai così l’auto accanto all’abbeveratoio, ed iniziai a risalire la collinetta da Sud, tra l’erba, attraverso i campi senza un sentiero da seguire



Nulla di impegnativo, ovviamente; è solo che non avevo avuto la possibilità di verificare come in effetti esistesse una  strada d’accesso, aperta e percorribile.

Dopo aver ripreso qualche immagine degli edifici più a Sud, mi spostai ad Ovest; sebbene non avessi preparato specificamente l’escursione, sapevo bene del crollo della chiesa, e mi incuriosiva il vederla da vicino. 
Ero quindi lontano dal margine Ovest del piazzale, quando iniziai a sentire voci e rumori. 
Attraversai la piazza per vedere, non senza sorpresa, diverse autovetture parcheggiate all’imbocco di essa. Alle voci ed ai rumori corrispondevano figure in tuta mimetica, ed armi automatiche.

Mi avvicinai per parlar loro, gli onnipresenti appassionati di soft air gun. Si scusarono di arrecare disturbo, e si fecero da parte, pregandomi di avvisarli quando avessi finito di riprendere le mie fotografie. Il contrasto tra l’abbigliamento e le armi da un lato, ed il comportamento estremamente educato, rispettoso e gentile dall’altro era tanto marcato da rasentare l’umorismo. Cercai di essere più rapido possibile, per ricambiare la loro cortesia. Ero salito in auto sotto casa, in pieno centro cittadino, in piena bolgia infernale, ed uscendo dall’auto trovavo calma, pace, cortesia ed educazione. 

Alcune persone trovano ridicoli gli appassionati di soft air gun; trovano ridicolo il fatto che loro ritengano piacevole e divertente un’attività che consiste nello spararsi a vicenda. Personalmente, li apprezzo moltissimo; a loro va la mia massima stima. 
Nel corso della mia non breve vita, ho praticato diverse attività sportive all’aria aperta ed in luoghi isolati; e spesso mi è capitato di imbattermi in altri personaggi, con tuta mimetica ed armi, che ritenevano di fare qualcosa di piacevole e divertente. Alla fine della giornata, molti di loro tenevano per le zampe gruppi di poveri, piccoli animali, che prima di morire ammazzati avranno provato dolore e paura. 
Non c’è nulla di piacevole  nel dolore, se non sei masochista. Non c’è nulla di divertente nella paura, se non stai guardando un film, o se non sei al luna park. 
Quello che per alcuni esseri viventi è piacere e divertimento, per altri esseri viventi è sofferenza e morte. I primi la chiamano “caccia”, e la ritengono un’attività sportiva. Mi piacerebbe tanto che si trovassero invece al posto dei secondi, e, per coerenza, continuassero a sostenere la loro posizione. Mi piacerebbe che, feriti e braccati, continuassero ad affermare con fermezza il loro pensiero: “è un’attività sportiva, piacevole e divertente”. 
E’ lapalissiano, Lettore, che se entri in auto nella bolgia infernale del centro città, e ne esci accanto a personaggi di questo genere, tu non ti possa accorgere della differenza. Inferno è uno, ed inferno è l’altro. Inciviltà è una, ed inciviltà è l’altra.
Ed a me pare altrettanto lapalissiano che chi invece ha fatto scelte diverse, sia anch’egli diverso. Che chi ha scelto di fare qualcosa di piacevole e divertente senza fare del male a nessuno, rischiando, semmai, la propria incolumità e non quella di altri esseri viventi che non hanno scelto di partecipare a quel gioco di morte, sia educato e gentile. L’educazione sa essere piacevole; la gentilezza può essere divertente.

Mi affrettai ad avvertire quello che sembrava l’organizzatore che avevo finito, e che potevano cominciare. Mi ringraziò stringendomi calorosamente la mano; subito dopo gli voltai le spalle avviandomi lungo l’accesso carrabile di Borgo Guttadauro, che ormai conoscevo. Dopo pochi metri udii un fischio; mi girai, e lo vidi entrare rapidissimamente in uno degli ingressi della caserma. Pochi istanti dopo, il rumore di sventagliate di mitra. Sorridevo, compiaciuto e divertito, mentre ripensavo
"Durante un’aspra avanzata, con l’esempio trascinava la sua compagnia, cui era affidato l’incarico di affrontare per prima il nemico…"