venerdì 17 maggio 2013

LA VIA DEI BORGHI.15: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. BORGO ANTONINO CASCINO


Borgo Cascino: un autentico, originale, borgo ECLS.


Nobile figura di condottiero e di soldato, diede costante e mirabile esempio di ardimento e di valore alle truppe della sua divisione, recandosi a condividere con esse, sulle prime linee, tutte le vicende della lotta. Gravemente ferito da proiettile nemico, volle ancora mantenere il comando, finché ebbe assolto il suo compito della giornata, stoicamente sopportando il dolore della ferita, che poi lo condusse a morte.”
 
Borgo Cascino: targa dell'Ente per la Colonizzazione del Latifondo Siciliano

Antonio Cascino è una figura particolarmente nota tra i decorati italiani. La medaglia d’oro al valor militare giunge al termine di una serie di riconoscimenti avuti in vita, e ne inizia un’altra alla memoria. Ha avuto intitolate varie vie, piazze e caserme in Italia, ed una torpediniera. Ed un borgo rurale, relativamente vicino alla natìa Piazza Armerina, in contrada Branciforte. L’attribuzione del suo nome al borgo avvenne sempre per Regio Decreto (9 dicembre 1940, n. 1976, pubblicato sulla GU n. 40) e, caso unico tra i borghi ECLS, vi è anche una lapide che riporta la motivazione per il conferimento della medaglia.

Borgo Cascino: lapide commemorativa
 
Anche l’ubicazione di Borgo Cascino è stata studiata in modo richiamare alla mente l’immagine del “paesino rurale di collina”; sorge infatti su una collinetta con una superficie di base di una quindicina di ettari, che si innalza almeno di una cinquantina di metri rispetto al suolo circostante.
 
Panoramica di Borgo Cascino
 
 I più vicini rilievi si trovano mediamente ad un paio di chilometri di distanza; uno di questi  è monte Pasquasia, ove si trova l’omonima miniera di sali potassici. Qualche borghigiano, autoelettosi a memoria storica del borgo, riferisce che le pendici del monte avrebbero costituito la sede inizialmente designata per la costruzione di Borgo Cascino. Sebbene lo spostamento dalla sede inizialmente individuata abbia costituito un evento frequente nel processo di realizzazione dei borghi ECLS, non ho trovato nulla nella documentazione che confermi o smentisca quanto mi è stato riferito.
 
Il terreno su cui sorge il borgo fu espropriato alle famiglie Greco-Militello e Lo  Manto per un totale di £ 1 842 224. La cifra, costituita dall’indennità di occupazione temporanea e dall’espropriazione, è suddivisa esattamente a metà relativamente alle due voci e per ambedue le ditte espropriate; non saprei se si tratti di una semplice coincidenza, se ciò costituisca una sorta di “comodità contabile”, o se invece sottenda un preciso significato.
 
Borgo Cascino: espropri

Non sono stato in grado di prendere visione del piano di appoderamento. Nel 1940 le case costruite in provincia di Enna furono 399; eppure, nei dintorni di Borgo Cascino la loro distribuzione appare estremamente sporadica. Una di esse, presente poco prima della diramazione della strada di accesso, sembra riconducibile al tipo 1, lievemente modificata.
“Zona latifondistica tra le più spietate” la definisce la Accascina; in effetti, nel raggio di influenza del borgo ricadono anche due creste montuose.


Borgo Cascino: raggio d'influenza

Dalla carta che mostra la situazione dei borghi rurali al primo gennaio del 1956, si desume che due borghi di tipo "C" si sarebbero dovuti realizzare appena al di fuori della circonferenza individuata dal raggio d'influenza, ed un terzo all'interno di essa; di quest'ultimo si parlerà più avanti.   

Pianificazione gennaio 1956
L’incarico per la progettazione fu affidato all’ing. Giuseppe Marletta, architetto catanese coetaneo di Caracciolo; anche lui, quindi, giovane professionista. La costruzione venne eseguita dall’impresa Società Muratori Riminesi, la stessa che costruì Borgo Gattuso. Il preventivo di spesa  sarebbe stato di £ 970 102,47. L’esecuzione di opere non previste in contratto ed imprevisti di altro genere fecero lievitare la spesa per complessive £ 353 543,64; è comunque plausibile che la vicenda sia stata più complessa di come viene descritta nelle delibere.

Profondamente diverso da Borgo Schirò per quel che riguarda l’isolamento, Borgo Cascino gli è simile per l’ubicazione e per la pianta. Della prima si è già detto.  Riguardo alla seconda, anch’esso si sviluppa intorno ad una piazza quadrata con gli assi sfalsati.

Borgo Cascino: planimetria

La strada di accesso si dirama come deviazione dalla SP30 che congiunge la SS122 con la SS560, deviazione realizzata unicamente per servire il borgo, e sempre alla SP30 si ricongiunge più a Nord. Poco prima della diramazione vi è un abbeveratoio

Borgo Cascino: abbeveratoio

ma appare diverso da quello che era stato progettato per il borgo

Borgo Cascino: progetto dell'abbeveratoio

L’ingresso principale è quindi quello da Sud. Sempre analogamente a quanto accade per Borgo Schirò, l’impatto visivo è affidato alla chiesa, che si staglia tra i due avancorpi, simmetrici, della scuola e della trattoria posti all’ingresso del borgo

Borgo Cascino: ingresso Sud

La simmetria  degli avancorpi è stata evidentemente cercata dal Marletta per realizzare l’effetto,in quanto le piante di scuola e trattoria simmetriche poi non sono. La scuola ha una pianta ad “L”, mentre la  trattoria con rivendita è a pianta rettangolare, adiacente a forno e scuderia. Trattoria e scuola delimitano quindi la piazza a Sud. Il lato Ovest è chiuso dall’edificio che ospita caserma dei carabinieri ed ufficio postale

Borgo Cascino: caserma CC e ufficio postale

unito alla sede degli uffici dell’Ente da un arco, posto al vertice NordOvest della piazza

Borgo Cascino: sede dell'ECLS

Il fabbricato che ospita gli edifici dell’Ente è posto lungo il lato Nord, come il sagrato della chiesa. Il prospetto di questa, come dell’annessa canonica, è quindi arretrato rispetto al margine della piazza, mentre il fianco delimita la strada di accesso da Nord

Borgo Cascino: chiesa

La chiesa è a navata unica

Borgo Cascino: interno della chiesa

Il sagrato della chiesa ospitava, lateralmente alla scalinata, l’Angelo del Buon Raccolto, una statua in conglomerato di Eugenio Russo, scultore catanese

Borgo Cascino: Angelo del Buon Raccolto

L’immagine è un’elaborazione di una fotografia riprodotta da una stampante ordinaria, che ha richiesto qualche elaborazione per divenire realistica.


La realizzazione di una via crucis all’interno dell’aula    

Borgo Cascino: Via Crucis di Giovanni Ballarò

fu affidata a Giovanni Ballarò, lo stesso artista che la realizzò per Borgo Gattuso, mentre l’affresco dell’abside, raffigurante San Francesco di Assisi a Borgo Cascino

Borgo Cascino: abside (affresco di Carmelo Comes)

fu commissionato al Carmelo Comes, decoratore prediletto da Marletta.

Lungo il bordo Est della strada, dalla parte opposta della chiesa, vi sono le case degli artigiani    


Borgo Cascino: case artigiani

tre alloggi costituiti da tre camere, ingresso, cucina, e servizi igienici    

Borgo Cascino: planimetria case artigiani

 e, di seguito, l’ambulatorio medico

Borgo Cascino: ambulatorio medico

comprensivo di alloggio
 
Borgo Cascino: planimetria ambulatorio medico

La quinta Est della piazza è essenzialmente costituita dal fabbricato che avrebbe ospitato gli uffici comunali (delegazione podestarile, ONC e sindacati)

Borgo Cascino: delegazione podestarile

unito all’ambulatorio da un arco
 
Borgo Cascino: ambulatorio e delegazione podestarile

Lungo il margine Sud si sarebbe trovato l’asse viario che avrebbe attraversato la piazza lungo la direttrice Est-Ovest, interrompendo la continuità tra scuola e caserma e tra trattoria e delegazione podestarile; gli sbocchi della strada si sarebbero trovati quindi in corrispondenza dei vertici SudEst e Sud Ovest della piazza. Antistante alla delegazione podestarile, lungo il bordo della via, sarebbe sorta la torre littoria


Borgo Cascino: planimetria originale

Questa in una versione successiva del progetto, che poi è quella che sarebbe stata effettivamente realizzata, venne spostata al di fuori del perimetro della piazza  

Borgo Cascino: torre littoria

Si è voluto vedere una sorta di spinta eversiva in questo cambiamento, che avrebbe portato fisicamente in secondo piano uno dei simboli del regime. Non è chiaro quando sia intervenuta la modifica; è possibile che si sia trattato di una decisione tardiva, in considerazione del fatto che la realizzazione della torre avvenne quando gli altri edifici del borgo erano già stati ultimati:


mentre l'edificazione di essi avvenne in contemporanea:



Di fatto, ciò ha chiuso l’asse viario, ma soprattutto ha privato il borgo di un balcone arengario. Nel disegno assonometrico originale infatti l’ingresso all’interno della torre era consentito da due scalinate simmetriche in cima alle quali si sarebbe trovato un ballatoio, struttura analoga a quelle di Borgo Rizza ed anche di Borgo Schirò o di Borgo Fazio (in cui però l’accesso avviene tramite una sola scalinata)
 
Borgo Cascino: assonometria

Allo spostamento della torre conseguì anche un diverso orientamento del ballatoio, che guarda dalla parte opposta della piazza, verso la vallata, e la scomparsa di una delle due scalinate

Borgo Cascino: ingresso della torre littoria
 
Il borgo così non ha un arengario, condizione unica tra i borghi di questa serie.

La torre contiene anche il serbatoio dell’acqua potabile    

Borgo Cascino: posizione del serbatoio idrico all'interno della torre

L’uso della torre littoria di Borgo Cascino come torre dell’acqua viene spesso sottolineato, ma non è da considerare una soluzione particolarmente originale. Liliane Dufour riporta parte di un documento presente nell’Archivio Centrale di Stato in cui uno dei partecipanti ad un concorso per le Case del Fascio dei centri rurali nel 1940 (non specifica quale – furono indetti due concorsi quell’anno) dice: “La torre […] è anche utilitaria […] perché porta ad altezza conveniente dal piano stradale l’arengario ed ai piani superiori ambienti per la piccola biblioteca, per cabina idrica e per un loggiato fa dove è possibile vedere dall’alto il centro rurale ed il panorama che ogni paese italiano ha di eccezionale bellezza[…]”

La funzione della torre sia come torre dell’acqua, sia come arengario ed anche come punto di osservazione, è già stata vista a Borgo Bonsignore. Non vi sarebbe nulla di peculiare quindi, nella presenza del serbatoio all’interno della torre; la particolarità starebbe invece semmai nel fatto che questa sarebbe stata una soluzione temporanea, o almeno complementare.

L’impianto idrico originario, infatti, era da considerare provvisorio, e consisteva in una semplice derivazione della condotta che riforniva l'abbeveratoio di Pasquasia.

Il serbatoio nella torre, probabilmente, sarebbe servito per consentire di inaugurare il borgo, mentre il progetto dell'impianto vero, definitivo, venne redatto l'anno successivo (1941) dall'ing. Rubino. L'acquedotto doveva venire alimentato dalla sorgente del Seriere, che aveva una portata di 4 l/s, e che sarebbe stata incrementata a 9l/s tramite la realizzazione di opportune opere di presa.
 

Il serbatoio definitivo, posto lungo la SP30, avrebbe avuto dimensioni analoghe a quelle che caratterizzano i serbatoi di Borgo Rizza e Borgo Lupo, ed avrebbe servito l’intero raggio d’influenza del borgo

Borgo Cascino: progetto serbatoio
 
I lavori, appaltati alla Società A. POSATUBI, furono iniziati nel 1942 e sospesi nel 1943, con la proclamazione dello stato di emergenza in Sicilia. A quell'epoca erano stati realizzati le opere di presa, il serbatoio (ma privo dei divisori interni e della copertura) e altre opere minori.

L’impianto venne completato negli anni Cinquanta ed è attualmente funzionante
 
Borgo Cascino: corografia

il serbatoio, in uno stile che richiama quelli costruiti dall’EAS, è privo di iscrizioni

Borgo Cascino: serbatoio idrico
 
E’ verosimile che la vicenda relativa all’impianto idrico non sia stato l’unico intoppo avvenuto durante l’edificazione. Quando il borgo venne consegnato, infatti, anche la chiesa non era pienamente funzionale in quanto parte delle sovrastrutture non erano state realizzate. E’ lo stesso Marletta a comunicare all’Ente che provvederà a sollecitare la Società alla realizzazione delle strutture i cui disegni erano già stati consegnati (disegni che con ogni probabilità sono quelli visibili nella più volte citata monografia del prof. Sapienza), ma la comunicazione è datata 6 aprile 1942, quindi è posteriore all’inaugurazione del borgo
 
Comunicazione arch. Marletta
 
Ed è verosimile che gli incrementi di spesa che vennero riconosciuti alla Società siano stati in relazione a situazioni come queste: un aumento dei costi in corso d’opera, ed un aumento dei prezzi riconosciuto sotto altra forma

Sebbene su una recensione di un numero del 1943 di “Architettura” lo stile architettonico del borgo venga definito “moderno, sincero e schiettamente costruttivo”, l’impressione che ne ho personalmente ricavato è profondamente diversa. Il parere riportato sulla rivista è chiaramente un parere tanto tecnico quanto autorevole; il borgo viene valutato da un punto di vista strettamente architettonico, e probabilmente in un professionista la valutazione professionale è automatica. Viene fuori spontaneamente, è la prima cosa che viene in mente. Da questo punto di vista, mi reputo felice della mia incompetenza; l’assenza di qualunque cognizione di architettura mi consente di sostituire le valutazioni tecniche con quelle emotive, le uniche che possono scaturire spontaneamente in una persona priva di cultura specifica. E l’impressione che ricavai la prima volta che vidi Borgo Cascino è affatto dissimile da quelle suscitate dalle visite ad altri borghi ECLS. L’atmosfera era diversissima da quelle metafisiche, e richiamava invece quelle dei borghi rurali ottocenteschi, se non ancora addirittura medioevali. Inizialmente non riuscii a comprendere a cosa fosse dovuta questa assimilazione, considerato che anche per un incompetente come me lo stile degli edifici era distante da quello dei borghi medioevali, ma durante le visite successive riuscii a comprendere quali elementi suscitassero tale sensazione.

Sicuramente, la presenza degli archi che rendono contigui la delegazione podestarile, e l’ufficio caserma ai fabbricati vicini, e le finestre ad arco mi hanno richiamato l’aspetto dei centri più antichi: E la struttura in pietra a faccia vista della torre, nonché la forma e le proporzioni di questa, è stato un ulteriore elemento che mi ha spinto in questa direzione
 
Borgo Cascino: delegazione podestarile e torre littoria

Ma ciò che più di ogni altra cosa ha suscitato in me questa differente sensazione risiede nelle dimensioni della piazza, e nella proporzione con gli edifici che la delimitano.

La piazza di Borgo Cascino ha una superficie che è un quarto di quella di Borgo Bonsignore, e meno di un terzo di quella di Borgo Schirò
 
Piazze di quattro borghi ECLS: dimensioni comparate

ed è completamente circondata da alti, almeno relativamente alle dimensioni della piazza, edifici, che si sviluppano tutti su due elevazioni, o con altezze equivalenti (la chiesa)

Borgo Cascino: veduta aerea
 
Inoltre le possibilità di visione del paesaggio in lontananza sono davvero ridotte. Per Borgo Cascino ciò che diceva Caracciolo nella “Città Rurale”, nell’inusuale stile letterario che gli è consueto :”[…] ambienti […] insieme svagati ed aperti verso le zone poderili sempre presenti, complessi formati dall’equilibrio della nuova edilizia, del verde, del cielo, delle acque fluenti. Il contadino andando nel centro, non si urbanizza nemmeno temporaneamente; dal borgo vede la sua casa, mentre dalla casa vede il campanile della sua chiesa” perde la sua simmetria: il contadino vede il campanile dalla sua casa, ma non la sua casa dal borgo. La piazza di Borgo Cascino ha le dimensioni di un cortile; la relativa vicinanza dei muri fa riverberare i suoni
 
Borgo Cascino: ingresso Nord

I rumori, i passi, echeggiano all’interno della piazza come avviene nei centri storici di fondazione medioevale,  nelle corti dei castelli, o delle masserie fortificate. L’effetto è ulteriormente accentuato dalle strade di accesso la cui larghezza, in proporzione all’altezza degli edifici che le fiancheggiano, si risolve in un effetto totalmente differente


Borgo Cascino: ingresso Nord

 
Una volta giunti all’interno della piazza, poi, gli archi e le finestre enfatizzano l’impressione; ed ancora di più la rafforza la torre littoria, che, con una base relativamente larga, il profilo rastremato ed il rivestimento in pietre a faccia vista evoca immagini che si distaccano da quelle del villaggio di campagna
 
Borgo Cascino: piazza

Gli edifici vennero realizzati in muratura portante costituita da pietrame calcareo informe, di estrazione locale

Trattoria di Borgo Cascino: particolare della muratura
 
Anche chiesa e campanile sono in muratura; i solai erano in legno.

Successivamente vennero pianificati un ampliamento del borgo e la costruzione di due sottoborghi; la progettazione, conformemente a quanto era stato disposto da Mazzocchi Alemanni, venne affidata sempre a Giuseppe Marletta. Se la mia idea “dietrologica” a proposito delle due anime dell’ECLS dovesse avere un fondamento, Lettore, è probabile che il 1942 sia stato l’anno in cui abbia prevalso quella che non era favorevole all’isolamento dei contadini. L’ampliamento del borgo, infatti, prevede anche la costruzione di alloggi popolari, e l’anno è il medesimo in cui un’iniziativa analoga venne presa per Borgo Schirò.
 

Borgo Cascino: progetto di ampliamento (arch. Marletta)

I lavori, così come avvenne per Borgo Schirò, non vennero mai nemmeno iniziati; ritengo che anche i soli spostamenti di terra necessari a realizzare quanto riportato in planimetria sarebbero risultati estremamente onerosi, considerato inoltre il periodo che l’Italia stava attraversando. E d’altra parte, quand’anche si fossero reperite le risorse, la proclamazione dello stato di emergenza in Sicilia avrebbe lasciato le opere incompiute, così come vedremo a proposito di Borgo Borzellino. E, sempre se la mia idea dovesse avere un fondamento, così come dopo l’armistizio potrà finalmente essere vanificato l’operato di Mori, dopo l’armistizio le politiche dell’Ente seguiranno orientamenti differenti. Ma questo lo vedremo molto, molto più avanti.

Una decina di anni dopo venne progettato dall’ERAS un ampliamento in tono minore, nel quale gli alloggi popolari scompaiono, sebbene venga mantenuta la palazzina alle spalle della chiesa


Borgo Cascino: progetto di ampliamento ERAS


ma sarebbero comparse 19 case coloniche sul fianco Sud della collinetta





però neanche questo venne mai realizzato

Resta il fatto che gli unici interventi eseguiti successivamente su Borgo Cascino furono quelli di manutenzione, ordinaria e straordinaria. Nella più volte citata monografia del prof. Sapienza troverai, Lettore, i dettagli tecnici, qualora tu fossi interessato. Qui mi limiterò semplicemente a menzionare il fatto che vennero consolidati i solai esistenti, in legno, rinforzandoli con profilati a doppia T in acciaio e realizzando cordoli in calcestruzzo armato. Solo nella caserma-ufficio postale i solai vennero totalmente sostituiti con strutture in laterocemento tipo SAP.

Ma ciò che mi preme sottolineare soprattutto è che gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria condotti dall’Ente, contrariamente a quanto avvenuto per gli altri borghi, non hanno intaccato l’estetica degli edifici, il cui aspetto complessivo resta vicinissimo a quello originale.

Al mantenimento dello stato di salute del borgo hanno sicuramente contribuito gli occupanti degli edifici. Sebbene tutti i borghi di questa “prima serie ECLS” siano andati precocemente incontro ad interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di fatto soltanto quelli abitati, restano agibili; è pertanto riconosciuto da più parti, essendo un dato obiettivo, che gli abitanti dei borghi devono avere un ruolo fondamentale nel mantenere l’integrità di questi luoghi. Ma mentre per gli altri borghi anche gli interventi sugli edifici ne condotti dagli occupanti hanno pesantemente contribuito a sconvolgerne l’estetica, Borgo Cascino sembra rimasto quello che era. Sebbene gli infissi siano stati sostituiti, numero forma e dimensione delle aperture sono rimasti gli stessi, come un aspetto immutato hanno conservato i tetti.
 
Borgo Cascino: delegazione podestarile

L’aspetto complessivo della piazza è uguale a quello originario

Borgo Cascino: piazza
 
ove si eccettui la presenza dell’asfalto e l’assenza dell’Angelo del Buon Raccolto. Quest’ultimo è stato danneggiato durante un intervento di manutenzione sulla chiesa; una trave, cadendo dall’alto, lo ha staccato dal basamento
 
Borgo Cascino: piedistalle dell'Angelo del Buon Raccolto

ed  è caduto dal piedestallo finendo in pezzi. Escludendo questo particolare, e se i residenti evitassero di parcheggiare sotto il portico o di ingombrare di auto e carcasse il perimetro esterno

Borgo Cascino: retroprospetto della delegazione podestarile

il tempo sembrerebbe essersi fermato

Borgo Cascino: torre littoria
 
Anche le insegne a bassorilievo sugli edifici sono ancora parzialmente in situ
 
Borgo Cascino: bassorilevo della scuola

ed anche in discrete condizioni

Borgo Cascino: bassorilievo all'ingresso della torre
 
sebbene si sia maldestramente tentato di cancellare i simboli del Ventennio
 
Borgo Cascino: bassorilievo all'ingresso della delegazione podestarile

E’ possibile che questa maggiore attenzione nell’evitare di danneggiare l’aspetto esteriore di Borgo Cascino sia anche in relazione alla tipologia ed alla storia delle persone che attualmente vi risiedono. Molti di loro hanno infatti conosciuto Borgo Cascino quando era stato costruito da poco. Qualcuno vi è nato, come il figlio di chi aveva avuto l’incarico di portalettere. Altri vi hanno trascorso una parte significativa della loro vita, come il maresciallo della stazione dei carabinieri, che vi è rimasto dopo il congedo. Diversamente da quanto accaduto per Borgo Lupo, raramente si è giunti all’instaurazione di rapporti conflittuali; l’unica documentazione certa al riguardo concerne l’occupazione abusiva dell’appartamento al primo piano dell’edificio che avrebbe ospitato gli uffici dell’ECLS, e che richiese diversi solleciti affinchè l’occupante liberasse i locali.

Non so quando esattamente l’erogazione dei servizi, il cui onere economico rimaneva praticamente a carico dell’Ente, sia cessata. Di sicuro, una nota dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, datata 10.2.1968, disponeva l’annullamento della delibera con la quale venivano corrisposti ai Comuni i contributi per l’erogazione dei servizi relativi all’anno 1966. La comunicazione al comune di Enna dei contenuti della nota assessoriale è datata 23 giugno 1969; è quindi verosimile che sia stato quello l’anno in cui l’erogazione dei servizi venne sospesa. Ed è altrettanto verosimile che a ciò abbia fatto seguito la cessione di borgo Cascino al comune di Enna, formalizzata il 29 settembre del 1969. Contrariamente al disposto della legge 890 del 1942, la cessione al comune riguardò tutti gli edifici, su esplicita richiesta formulata dallo stesso comune.
 

Il borgo sarebbe quindi di proprietà del comune, e le proprietà rimaste all’ESA riguardano solo le particelle segnate a penna sulla mappa catastale


Borgo Cascino: mappa catastale

I residenti sono pertanto considerati occupanti abusivi. Ma occorre considerare che gli ultimi interventi pubblici, di una certa entità, sul borgo risalgono al 1967; se nel 2012 ho potuto osservare, Lettore, un (quasi) perfetto borgo ECLS costruito settanta anni prima, il merito è dei residenti. E d’altra parte se le istituzioni non si sono occupate del sito per cinquanta anni, perché mai proprio adesso si dovrebbe guardare con attenzione ad un minuscolo borgo sperduto in una  “Zona latifondistica tra le più spietate” ? Cosa dovrebbe mai essere accaduto di tanto importante da richiedere improvvisamente lo sfollamento di edifici che nessuno ha ritenuto di dover considerare per mezzo secolo? Forse, lasciarle agli occupanti sarebbe la soluzione migliore. Una soluzione che non toglierebbe allo Stato ciò che di fatto lo Stato non ha posseduto, e che consentirebbe a tutti di usufruirne realmente. SI potrebbe vietare l’ingresso delle auto nella minuscola piazzetta, e sbarazzare dai rifiuti l’area circostante. Credo che i residenti si farebbero carico di far risorgere l’Angelo del Buon Raccolto. Certo non potranno chiedere aiuto all’Autore dell’opera, deceduto da più di dieci anni; ma credo che qualcuno conservi ancora i pezzi della statua. Forse un restauro potrebbe far tornare l’Angelo al suo posto. E, ripristinando gli intonaci esterni ed eliminando le auto, potrebbero consentire a Te, Lettore, così come è stato per me, di visitare un autentico, originale borgo ECLS.



giovedì 25 aprile 2013

LA VIA DEI BORGHI.14: La quinta fase dei borghi rurali siciliani. BORGO GIGINO GATTUSO-PETILIA



Borgo Gattuso/Petilia: l’ironia della sorte

Se tu Lettore dovessi aver dato per caso un’occhiata ai post introduttivi di questa serie sui borghi rurali, forse ricorderai sia lo sproloquio riguardo alla metafisica ed alle relative atmosfere, sia la descrizione della sensazione provata nel vedere per la prima volta quella che avrebbe dovuto essere la piazza di Borgo Borzellino. E l’atmosfera surreale colta in quell’occasione non era quella volutamente ricercata dal progettista, ma un’altra, creata da una serie di elementi inconsapevolmente e casualmente accostati. L’ubicazione isolata dell’insediamento, l’aspetto inusuale della torre littoria, la presenza del balcone dell’arengario, il rumore degli infissi sbattuti dal vento mi proiettarono inaspettatamente in un ambiente nuovo, sconosciuto ed irreale, tanto da farmi chiedere ove mai fossi capitato.

Nel corso dei mesi, la sorpresa cedette il posto alla ricerca volontaria della sensazione di irrealtà vissuta all’interno di questi luoghi. Divenne usuale uscire di casa, seguire un routinario percorso cittadino, trovarsi su strade extraurbane dall’aspetto familiare, percorse tante e tante volte, per poi spostarsi progressivamente su itinerari meno battuti. Fino a percorrere strade sconosciute, che attraversavano lande deserte, per giungere infine in prossimità di costruzioni dall’aspetto inusuale, strane oasi nel deserto della campagna, raggiunte le quali nasceva la consapevolezza di essere capitato proprio dove avrei voluto.

Giunsi a Borgo Petilia per la prima volta in una giornata di inizio estate, dopo aver percorso un centinaio di chilometri di un’autostrada conosciuta, usuale e banale, e pochi chilometri di una statale sconosciuta, ma altrettanto banale ed usuale. La giornata era grigia, di quel grigiore che dal cielo si estende al panorama circostante, e da lì ad ogni singolo oggetto. Una giornata né bella né brutta, senza sole e senza pioggia, banale come la strada che avevo percorso. Poco dopo il cartello stradale che indicava Borgo Petilia, una strada alberata saliva sulla sinistra; lungo di essa, un corpo basso, una scuola e due palazzine, tutto in perfetto stile anni Cinquanta. Fino ad una piazzetta sulla quale si affacciava un edificio con gli ingressi murati, ed oltre la quale si intravedeva una chiesa a pianta circolare, intonacata di grigio. Grigia come la giornata, banale come la strada. Così. dopo cinque mesi, riaffiorò la domanda: “Ma dove sono capitato?”
 

Già. Dove sono capitato. Dopo aver attraversato territori dove non si incontrava anima viva per decine di chilometri, per vedere infine Libertinia, il traffico autostradale era risultato deprimente. Dopo aver percorso la magnifica valle del Tumarrano in un’altrettanto magnifica giornata di fine primavera, la strada grigia in una giornata grigia appariva deludente. Dopo aver ascoltato il sibilo del vento spezzare rispettosamente il silenzio tra le abbandonate abitazioni di Recalmigi, il vociare nella piazzetta di chi parlava di shampoo mentre saliva in auto mi infastidiva. Ma soprattutto, cosa aveva a che vedere un agglomerato costituito da un paio di palazzine, una scuola ed una chiesa alla periferia di Caltanissetta, nel peggiore degli stili del tardo dopoguerra, con i borghi rurali che avevo imparato a conoscere?

Eppure, Lettore, ci fu un tempo in cui Borgo Petilia non era così. Ci fu un tempo in cui l’aspetto del borgo, così come il suo nome, erano diversi. A quel tempo, Borgo Petilia si chiamava Borgo Gattuso, anzi, Borgo Gigino Gattuso; era dedicato alla memoria dell’eroico martire fascista.



Ma non sono stato in grado, Lettore, di introdurre l’argomento citando le motivazioni ufficiali che consentirono di elevare al rango di eroe Gigino Gattuso, così come ho fatto per gli altri borghi di questa fase. Non credo infatti che sia così semplice reperirle. Di sicuro, dovevano essere incise sul monumento che gli venne dedicato a Caltanissetta (in realtà, una stele sormontata da un fascio)


ma questo non esiste più, ed ha lasciato il posto ad un’edicola.

Se sei giunto qui perché nutri qualche interesse verso i borghi fascisti, è probabile che tu conosca già la storia di Gigino Gattuso; ed è possibile che tu la conosca anche se hai altri interessi. Infatti, l'accadimento è relativamente noto, ed è stato narrato da più di uno scrittore, e recentemente da Andrea Camilleri.

Riassumerò brevemente qui la vicenda, il cui inizio ha dei tratti in comune con quella di Giacomo Schirò, il fatto di nascere come ragazzata e trasformarsi in tragedia. Qui però è l’epilogo a divenire grottesco.

Gigino (Calogero) Gattuso era un giovane fascista, il quale desiderava “dare una lezione”, probabilmente a base di olio di ricino e manganello, al comunista Michele Ferrara, di qualche anno più grande di lui. Si presentò al cospetto di quest’ultimo spalleggiato da altre due persone; ma il comunista era armato. Purtroppo per lui, anche uno dei suoi camerati era armato; così, si tirarono fuori le armi e si sparò. A farne le spese fu proprio Gigino Gattuso, il quale restò ucciso. I fascisti incolparono il comunista di averli aggrediti, così il Ferrara si guadagnò il titolo di assassino, ed il Gattuso quello di “martire fascista”. Ma testimonianze e perizia balistica stabilirono che non fu Michele Ferrara ad uccidere Gigino Gattuso, il quale era caduto colpito dal “fuoco amico”, quello del suo camerata Santi Cammarata. Poichè i giochi erano stati fatti, la magistratura non si sentì di sovvertire tale situazione, ma neanche di spedire in galera un innocente; così il Ferrara fu riconosciuto innocente, ma perché avrebbe agito per legittima difesa, ed al Gattuso rimase il titolo di martire fascista. La verità venne comunque a galla; anche se Michele Ferrara fu spedito al confino nell’isola di Ponza, il titolo di “martire fascista” per Gigino Gattuso apparve quantomeno improprio. Ed è proprio da ciò che nasce il titolo del romanzo di Camilleri, “Privo di titolo”. Nel senso che Gigino Gattuso era un semplice morto ammazzato, privo di titolo, appunto.

Questo è forse il caso più evidente di applicazione del principio di cui parla Vincenzo Sapienza nella sua monografia, secondo il quale la scelta dei nominativi ai quali intitolare i borghi non fu felice, cadendo su personaggi anonimi quando non invisi alla popolazione. Nel caso di Gigino Gattuso, questo portò alla variazione, più tardi, della denominazione del borgo; la nuova denominazione fa riferimento al console romano Lucio Petilio, che avrebbe avuto un ruolo nella fondazione di Caltanissetta e di Delia. Il rapporto tra il console e la nascita dei centri urbani è ancora controverso; ma probabilmente qualunque nome andava bene, pur di liberarsi di quello del Gattuso, luminoso esempio della propaganda di regime.

Il progettista del borgo fu l’ing. arch. Edoardo Caracciolo. Ribadisco ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che non sono in grado di indossare né le vesti dello storico, né quelle dell’architetto; riporto solo le impressioni ricavate leggendo qua e là. E dai quei pochi scampoli della biografia di Caracciolo che ho letto, l’impressione ricavata è costantemente quella dell’esistenza di una sorta di dualismo. Caracciolo, come architetto, non ha un ruolo di primo piano nel panorama nazionale, ma sembra averlo in ambito regionale, e soprattutto per il fascismo. E sebbene mostri uno spiccato interesse per l’urbanistica (dalla tesi di laurea in Ingegneria nel 1930, alla specializzazione in urbanistica del 1937), la sua connessione con il regime sembra estrinsecarsi prevalentemente in senso rurale. Dal 1946 insegnerà Urbanistica alla Facoltà di Architettura di Palermo, ma risale solo a quattro anni prima la sua teorizzazione della “Città rurale”, che costituisce l’ossatura della colonizzazione del latifondo in Sicilia.

E, ironia della sorte, proprio al teorizzatore della città rurale toccò la realizzazione del borgo cui sarebbe stato attribuito il nome più discutibile, tra i borghi ECLS.

Il nome fu assegnato nel 1940 con RD n. 1978. Non saprei esattamente quando e come la denominazione del borgo venne cambiata; ciò che è certo è che già nel 1945, sul documento relativo allo stato finale dei lavori, redatto dallo stesso Caracciolo, si legge “per la costruzione del borgo rurale “Petilia” già Gigino Gattuso”, anche se in documenti successivi esso verrà ancora indicato come “borgo Gattuso”.



Il borgo venne costruito in località Garistoppa, a Nord di Caltanissetta. Anche originariamente il borgo risultava a poca distanza dalla città; allora, la circonferenza determinata dal raggio di influenza del borgo la sfiorava


mentre oggi ne è invasa.


La scelta del luogo, operata dallo stesso Caracciolo, non fu casuale. Egli dice infatti testualmente: “Ho così ottenuto lo scopo di avere il borgo nelle immediate vicinanze della zona, con grande vantaggio per i collegamenti e risparmio per le opere di allacciamento[…]”

L’imbocco della strada lungo la quale il borgo si sviluppa è costituito da uno slargo in corrispondenza di una curva della SS 122bis. Proprio in corrispondenza di esso si trova l’abbeveratoio tipicamente posto all’ingresso dei borghi ECLS


Ovviamente, non è possibile trovare qui case ECLS per i contadini, così come negli altri borghi; ed inoltre da colui che sottoscriverà la teoria della “Città Rurale” non ci si può aspettare nemmeno un qualunque stratagemma per aggirare la regola. La funzione del borgo deve essere esattamente quella prevista, e Caracciolo lo enuncia chiaramente: “[…] il complesso edilizio che deve sorgere non è un villaggio nel vecchio senso della parola, nel quale le zone residenziali siano stranamente atrofizzate; ma è un organismo nuovo, di interesse non locale, ma regionale, in quanto pensato non in funzione dei 24 o 40 residenti locali, ma per servire ai 1.400 abitanti dispersi su 5.000 ha. di terreno

Sia il progetto del borgo, sia la richiesta di concessione di Mazzocchi Alemanni recano la medesima data, quella del 16 dicembre 1939; il preventivo per la realizzazione era di £ 1 267 226,60. La concessione fu autorizzata il 3 giugno 1940.

Sembra che l’inizio dei lavori sia stato coevo alla richiesta di concessione e la data di progetto; la costruzione venne affidata all’Impresa Muratori Riminesi, ed i lavori vennero diretti dallo stesso Caracciolo. La costruzione fu portata a termine nell’ottobre del 1940.

Caracciolo, all’epoca del conferimento dell’incarico per la progettazione di Borgo Gattuso aveva 32 anni; era quindi a tutti gli effetti un giovane professionista. Forse proprio per questo, o forse nonostante questo, sembra abbia affrontato e portato a termine il compito con particolare impegno e serietà. Le scelte progettuali sono infatti meticolosamente motivate, e tutto viene documentato con testo e disegni. Il risultato è una planimetria atipica, ancor più di quella di Borgo Fazio; ma essa avrebbe avuto una precisa ragion d’essere.

Il progetto originale prevedeva la costruzione di chiesa con canonica, scuola, sede delle organizzazioni del PNF, collettoria postale con telefono, caserma per quattro carabinieri ed un graduato con relativi alloggi, dispensario medico con relativi alloggi, Uffici per l’Ente di Colonizzazione, trattoria e rivendita generi diversi con relativi alloggi e botteghe per artigiani, più eventuale cabina elettrica


Questa, Lettore, è forse l’unica occasione che ho di poter mettere da parte le considerazioni personali, e lasciar descrivere la struttura del borgo al suo progettista.

Ho disposto i fabbricati richiesti lungo una strada che partendosi dalla nazionale Caltanissetta-S. Caterina, ascende con la pendenza del 5% rimanendo in fregio ad un’estesa piantagione a mandorli che si estende sulla retrostante collinetta.[…] Riteniamo che tale disposizione lineare sia la più logica, specialmente in collina, e ne abbiamo una riprova in quanto avviene nei villaggi della nostra Sicilia, spontaneamente sorti e per i quali l’andamento a rosario è quanto mai comune.”

Diversamente da come avviene per altri borghi ECLS (e come avveniva per quelli basati sulla planimetria del “Villaggio Tipo”), qui la strada di accesso non attraversa il borgo, ma finisce a fondo cieco



Il primo edificio che si incontra provenendo dalla Nazionale comprende due case per artigiani. Ciascuna casa consta della bottega e di tre vani. E’ dotata di cesso con doccia. Nella distribuzione si è tenuto conto […] della  necessità […]  di estraniare la famiglia […] dal movimento della strada. Due opportuni loggiati risolvono il problema. La destinazione della categoria degli artigiani è stata lasciata indecisa […] “



Segue, a valle della strada, la trattoria, che consta, al pianterreno, di un unico ambiente, variamente articolato, che contiene la rivendita di generi diversi, la sala da pranzo e la cucina. Al primo piano, l’appartamento dell’oste.”



A monte della strada, la posta e la caserma dei carabinieri sono contenute in un unico edificio, a due piani. Sono previsti due alloggi indipendenti, uino per uno scapolo ed un altro per una coppia di sposi con uno o due figli.”



La piazza è delimitata, per chi guarda a mezzogiorno, a destra della trattoria, a sinistra del Fascio, sullo sfondo dallo edificio della scuola.”

“[la scuola] è stata tenuta completamente separata dall’ambiente edilizio circostante mediante un alto podio che sfrutta la pendenza del terreno e le può servire per le adunate dei bambini. […] si sono previsti spogliatoi separati ed un congruo numero di docce e di lava-piedi”  


La casa del Fascio raggiunge una certa dignità architettonica attraverso la impostazione delle masse; la composizione è imperniata sullo squadrato volume dello arengario

 
Nell’edificio degli uffici sono previsti due ambienti con deposito attrezzi, una autorimessa ed un alloggio per i funzionari di passaggio. Anche esso è, come il Fascio e la scuola, ad un solo piano.”
 

Gli uffici dell’Ente, presenti sul disegno in assonometria, scompariranno dalla planimetria e non verranno mai realizzati; questi sarebbero stati prospetto e pianta

 
Il dispensario, oltre l’attesa, la farmacia, la sala visite, comprende due alloggi, uno per il medico (due stanze, cesso, cucina) ed uno per l’infermiere (una stanza, cesso).”
 
 
La chiesa richiama schemi tradizionali siciliani. I pilastri e le cornici sono previsti in pietra da taglio, i muri in pietrame informe a faccia vista
 

La casa del parroco si svolge intorno ad un giardino chiuso, comprende un ingresso, stanza per l’ospite, letto, pranzo, cucina, cesso e lo studio dal quale si ha accesso in una loggia che immette nella sacrestia e nella stanza per il catechismo.”

 
 La canonica non risulta visibile in assonometria.

Lungo la strada oltre la piazza è presente una “via crucis” realizzata con bassorilievi in maiolica  


inseriti in una serie di pilastrini che poi fiancheggiano la scalinata che conduce alla chiesa

 
L’opera è di Giovanni Ballarò, artista catanese che avremo occasione di incontrare ancora.

La chiesa merita una menzione sia per la pianta, sia per la struttura. Essa è infatti a pianta centrale, configurazione inusuale per i borghi ECLS (solo borgo Guttadauro avrà una chiesa a pianta centrale). Inoltre, l’aula ha una sezione circolare, mentre quella del presbiterio è quadrata
 
 
 
questa caratteristica è unica tra i borghi, anche perché probabilmente vi è un simbolismo alla base della forma rettangolare dell’aula e della presenza di un abside in fondo al presbiterio. Alla struttura si accennerà più avanti.

Il serbatoio per l’approvvigionamento idrico è posto più in alto sulla collina, in corrispondenza di un tornante della statale. Attualmente è inaccessibile, anche visivamente, in quanto è stato inglobato in una proprietà privata recintata, ed uno schermo quasi impenetrabile è stato realizzato per mezzo di una fitta vegetazione; inoltre è parzialmente interrato
 

Solo una delle pareti è visibile, sebbene con difficoltà

 
Dalla descrizione fatta da uno degli abitanti del borgo, consisteva in due vasche separate, con due arcate in corrispondenza degli accessi. Sarebbe stato in uso fino a meno di dieci anni fa.

L’atmosfera che pervade il borgo è, come già sottolineato, profondamente diversa da quella che si respira in altri luoghi simili (altri borghi ECLS) o meno simili (borghi non ECLS). Ma soprattutto è difforme da quella che l’architetto Caracciolo aveva ricercato

Lo sviluppo prevalentemente lineare della sistemazione è suggerito dalle condizioni altimetriche, onde evitare grandi scavi e rinterri, si ottiene con esso lo scopo di avere una mirabile veduta da monte verso valle e da valle verso monte […]”
 
 
“[…]Tuttavia ho curato che tale andamento non si riduca ad un eccessivo disperdimento delle masse edilizie e con l’opportuna disposizione dei fabbricati ho definito un ambiente edilizio, consistente in una vasta piazza chiusa da tre lati ed aperta a Sud, sul panorama descritto.


La strada del borgo culmina, nella sua parte più elevata, con la chiesa, che ho voluto isolare a mo’ di santuario […]”
 

In immediata vicinanza della strada ho disposto gli edifici che sono più continuamente frequentati, ossia le case per gli artigiani, la posta, la trattoria. Intimamente collegati tra loro formano quasi da anticamera al più aulico spazio della grande piazza, sulla quale prospettano il Fascio con le istituzioni dipendenti gli uffici dell’Ente e la scuola. Questa è nettamente separata dal traffico mediante un alto podio sul quale i bambini circolano al sicuro.”

Attualmente, l’impianto del borgo resta, ovviamente, conservato; ma il resto non coincide più con quella che era l’idea del progettista, sia dal punto di vista strutturale, sia da quello funzionale. Così, ad esempio, non è più visibile il “podio” menzionato da Caracciolo a proposito della scuola, che pure era originariamente ben evidente
 

E l’attuale utilizzo degli edifici, quasi tutti destinati ad abitazioni, rende vano l’intendimento del progettista, che aveva concepito l’impianto avendo in mente delle funzioni ben precise.

Abbiamo così un centro a carattere più elevato, amministrativo e politico, mentre un primo centro più commerciale sarebbe quello precedente, già descritto, ed uno, spiritualmente isolato, quello religioso

Né le variazioni riguardano la sola scuola

Nella piazza ho previsto un piccolo porticato per i giorni di pioggia, che serve per le contrattazioni al coperto e che è contemporaneamente al servizio della trattoria
 

Il porticato della trattoria è adesso divenuto una sorta di patio, parte a tutti gli effetti dell’edificio, e completamente avulso dalla piazza; ma le intenzioni di Caracciolo non erano queste:

La piazza antistante [alla casa del Fascio] è destinata alle adunate, il podio della scuola e il portico della trattoria formeranno quasi loggia durante le cerimonie politiche.”

Ciò che il Caracciolo non menziona a proposito della casa del Fascio, concentrandosi sullo “squadrato volume dello arengario”, è la contrapposizione di questo al volume semicilindrico posteriore, anch’esso non più esistente e sostituito da una costruzione altrettanto squadrata
 

Solo l’estetica della chiesa è rimasta aderente al progetto originario

 
mentre  l’architettura dell’edificio comprendente posta e caserma è stata totalmente stravolta
 

Ma tale architettura, sebbene ritenuta “semplice” dallo stesso architetto

La architettura dei singoli edifici è basata sulla massima semplicità; si è tenuto strettamente conto, più che delle forme locali, del sentimento che queste forme hanno ispirato, onde non cadere in viete imitazioni formali, ma intimamente rivivere le masse edilizie quali espressioni sentimentali e quindi estetiche

era stata accuratamente studiata, anche nei particolari
 

così come nei particolari ne erano stati studiati gli effetti visivi

 
per ottenere quindi un impatto generale profondamente diverso
 


anche quando visto dall'interno



Le fotografie dei disegni  riproducono gli schizzi che rimasero nell’archivio dell’ECLS



ma evidentemente il coinvolgimento emotivo del Caracciolo fu tale da lasciare un segno duraturo, se immagini simili si trovano anche nell’archivio personale

 
Insieme alla chiesa, solo le opere artistiche sono rimaste a ricordare ciò che fu. Sebbene pesantemente rovinati dal tempo, il bassorilievo sull’abbeveratoio
 
 
e le maioliche della via crucis
 
 
sono ancora presenti, silenziosi testimoni di ciò che era e che non è più.
 
Cosa mai avvenne, Lettore? Cosa può essere accaduto che abbia condotto il responsabile del progetto ESA a dichiarare “Non riesco a capire come si sia potuti arrivare a sconvolgere tutto?” Come è possibile che si sia stravolto tanto lo spirito di un progetto che era stato preparato con tali attenzione ed accuratezza?

Il problema sta proprio qui: attenzione ed accuratezza. Attenzione alle disposizioni del regime, ed accuratezza nel pianificare ogni particolare, al di là della mera architettura.

Come venne realizzato il borgo? Anche qui, abbiamo la possibilità di rifarci alla relazione di Caracciolo:

Le strutture in generale sono tutte autarchiche in quanto sono state previste delle murature di pietrame con malta di pozzolana. Il cemento viene usato solo in modestissime quantità e specialmente per la formazione della pietra da taglio artificiale, allo scopo di raggiungere la massima economia.

Il ferro entra in quantità trascurabili in pochissimi solai dove per i pericoli di incendio si è creduto di evitare il legno.

Tutte le strutture portanti sono in castagno

Persino nella chiesa non si fece il benché minimo uso di strutture portanti in cemento armato, né durante la costruzione originaria, né nel corso della manutenzione straordinaria. La tecnica costruttiva è ben descritta da Sapienza nella sua monografia; sia i contrafforti, sia i setti sono in muratura. La struttura è ben visibile nella parte bassa dell’edificio, attualmente senza rivestimento esterno
 
 
Caracciolo assunse dunque un atteggiamento opposto a quello di Epifanio con Borgo Fazio. Un atteggiamento che denotava massima attenzione ai dettami del regime, ma di cui la sorte approfittò ancora una volta per manifestare la propria ironia. Fu proprio la dedizione al regime nel curare il progetto che decretò la fine precoce del frutto della sua realizzazione.

Infatti, già nel 1950, e cioè dieci anni dopo la costruzione, diversi edifici risultavano lesionati; ciò è ancora più significativo in considerazione del fatto che il collaudo era avvenuto dopo la fine della guerra, nel 1946. Collaudo che aveva avuto esito positivo definendo “accettabili” strutture che già avevano dovuto subire un primo intervento di manutenzione l’anno precedente.

L’esigua durata delle strutture venne attribuita ad una maggior usura derivante dal fatto che il borgo era stato adibito a centro di sfollamento; ma anche e soprattutto dalla qualità della realizzazione considerando che “in dipendenza dello stato di guerra le diverse strutture previste in cemento armato (solai, architravi, scale ecc.) vennero eseguite in legno non sufficientemente stagionato per le note difficoltà di approvvigionamento”. Ma, come abbiamo visto, la realizzazione delle strutture “tutte autarchiche” fu una precisa scelta progettuale.

La vicenda da qui diviene molto articolata, con sospensione e ripresa dei lavori, ulteriori danni e perizie suppletive, fino all’ultimazione dei lavori, cinque anni più tardi, condotti secondo il principio illustrato nella relazione finale

Dal quadro di raffronto risulta che l’importo dei lavori eseguiti, resta compreso entro i limiti di spesa previsti nella perizia originaria.

Ciò è stato possibile ottenerlo in quanto, in corso d’opera, mentre sono stati eseguiti tutti i lavori intesi a garantire la stabilità dei fabbricati, si sono ridotti al minimo indispensabile tutti gli altri riguardanti le opere di rifinitura e quindi non altrettanto necessari.”

La "riduzione al minimo indispensabile" si spinse fino alla deliberata, programmata abolizione di quegli elementi architettonici che maggiormente caratterizzavano il progetto di Caracciolo; a titolo di esempio viene mostrata la pianificazione della demolizione (marcata in giallo) del volume semicilindrico che nella descrizione dell'architetto contribuiva alla "dignità architettonica attraverso la impostazione delle masse"




Così alla fine, il borgo acquisì l’aspetto attuale.

E questo risponde anche alla domanda del dirigente dell’ESA: “Come abbiamo potuto?”

In questo modo. Per risparmiare. Perché non c’erano finanziamenti sufficienti. Perché si è perso tempo. Senza perdere di vista il fatto che nel 1953 il borgo non aveva alcun valore storico, e tra il valore architettonico e quello funzionale si è ritenuto di privilegiare quest’ultimo, come era normale. Perché nel 1953 il borgo aveva appena tredici anni. Era un insieme di edifici non nuovissimi, ma sicuramente moderni, e che dovevano espletare la funzione per la quale erano stati costruiti; il resto passava in secondo piano.

Eppure, nel corso della lunghissima vicenda che riguarda gli interventi di manutenzione, pare si sia cercato in diverse direzioni la risoluzione dei problemi relativi a costi e tempi. Questa missiva è rappresentativa di una delle strade battute dal commissario straordinario dell’ERAS. E’ priva di data, e la parte inferiore del foglio è stata tagliata. La riporto come immagine per evitare di trascriverla come ho fatto con il resto della documentazione riportata; aprendo l’immagine nell’originaria dimensione in cui è stata caricata sul blog, risulta perfettamente leggibile
 

 La parte inferiore era stata tagliata perché contiene nome ed indirizzo del destinatario, e non intendevo, Lettore, toglierti il piacere di scoprire proprio alla fine quale fosse il massimo dell’ironia della sorte. Ma eccola qui:


Si è fatto ricorso proprio ad uno dei più acerrimi nemici del regime per tentare di salvare ciò che, per ideazione, progettazione e realizzazione, di quel regime avrebbe potuto considerarsi simbolo.

Come si è accennato, la manutenzione straordinaria che si risolse in una totale ristrutturazione del borgo terminò nel 1958; allontanati il pericolo della distruzione fisica del borgo ed i precetti del suo ideatore, era stato possibile realizzare delle case per assegnatari in prossimità del borgo, e progettare un ampliamento. Quest’ultimo prevedeva la costruzione di due edifici, un asilo con alloggi, e una sede di cooperativa. Vi erano due opzioni per l’ampliamento; una che prevedeva la costruzione dei nuovi edifici in corrispondenza di aree libere nell’ambito del borgo originario
 

l’altra che avrebbe visto sorgere i fabbricati dal lato opposto della statale


Dalla corografia sembra potersi desumere che la scelta cadde sulla seconda opzione


scelta comunque puramente astratta dato che l’ampliamento non venne mai realizzato. L’architettonica degli edifici sarebbe comunque stata estremamente distante da quelli del progetto di Caracciolo; questo sarebbe stato l’asilo


e questa la sede per la cooperativa

Ma ormai si era completamente svincolati da ogni obbligo; sia da quelli normativi previsti dall’ECLS, che avrebbe voluto che le varianti di progetto venissero valutate da una commissione, sia da quelli stilistici, in considerazione che quasi nulla del progetto originario esisteva più.

E come in un cerchio che si chiude ritorniamo all’interrogativo iniziale:”Dove sono capitato?”. A Borgo Petilia, forse, ma non certo a Borgo Gigino Gattuso. Niente del progetto originale, all’infuori della planimetria e della chiesa, è infatti ormai visibile. Solo l’ubicazione degli edifici è conservata, ma i fabbricati sono diversi, nello stile e nelle strutture. E se Borgo Schirò è una riproduzione relativamente fedele dell’originale, per certi versi paragonabile ad un ottimo falso, Borgo Petilia non riesce ad essere neanche questo.

Edoardo Caracciolo è morto nel 1962, all’età di 55 anni. Non so se avesse un’idea precisa della fine che aveva fatto la sua creatura, ma mi accade spesso di chiedermi cosa avesse pensato. O cosa avrebbe pensato se l’avesse visto. E questo senza che ciò implichi un giudizio di qualche natura sui risultati del suo operato, giudizio che peraltro non sono titolato, in alcun modo, ad emettere. Deve però essere questo cognome che, in un modo o in un altro, porta sfortuna ai borghi, per qualunque motivo compaia; ma di questo, Lettore, parleremo più avanti.